L’ultimo saluto a Bogdan, il fixer di Repubblica ucciso dai cecchini russi
dal nostro inviato Paolo Brera , dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Aveva il coraggio di combattere senza un fucile in spalla, Bogdan Bitik. Lo faceva raccontando questo conflitto che stravolge l’Ucraina. Arrivava fino al fronte, insieme al nostro inviato Corrado Zunino, per testimoniarne l’orrore con un video, scattando una foto, cercando un’altra storia. Ieri mattina è stato sepolto in un piccolo cimitero di campagna nel villaggio di Pukhivka, nella periferia di Kiev vicino a Brovary, tra troppi altri tumuli freschi di vanga. Aveva 46 anni.
ODESSA - Aveva il coraggio di combattere senza un fucile in spalla, Bogdan Bitik. Lo faceva raccontando questo conflitto che stravolge l’Ucraina. Arrivava fino al fronte, insieme al nostro inviato Corrado Zunino, per testimoniarne l’orrore con un video, scattando una foto, cercando un’altra storia. Ieri mattina è stato sepolto in un piccolo cimitero di campagna nel villaggio di Pukhivka, nella periferia di Kiev vicino a Brovary, tra troppi altri tumuli freschi di vanga. Aveva 46 anni.
Era per loro che si era lasciato alle spalle per un po’ i suoi sogni, il kite surf di cui era appassionato e istruttore ma soprattutto la sua famiglia, in Indonesia: la moglie Erlia e il figlio 22enne, Alexander, che tra qualche anno diventerà un dentista. Nell’ovest dell’isola di Giava, dove vivono, lo hanno salutato sabato sera con una veglia funebre intrisa di musica e canti. Alexander ha disegnato un ritratto del suo papà e lo ha pubblicato su Instagram.
Il corpo di Bogdan Bitik è stato poi restituito alla famiglia ed è tornato a casa, a Pukhivka, per l’ultimo saluto. A sua mamma Irina, settantenne, per un po’ nessuno era riuscito a dire che Bogdan non c’era più. Era troppo legata al quel figlio che viveva lontano ma era tornato proprio per occuparsi di lei, quando i russi hanno invaso l’Ucraina e nessuno sapeva cosa sarebbe successo. Lo curava con le erbe come si fa con i bambini, era il suo modo di sentirsi vicina sempre.
Ieri era abbracciata all’altro figlio — Boris, che di anni ne ha 44 — a cui Bogdan aveva cercato di dare una mano aprendo un’attività insieme. Ci avevano provato con una rosticceria ma non era andata bene, era spuntato un locale più grande proprio davanti, e allora avevano avviato un commercio nell’ovest dell’Ucraina e quello era partito benissimo. Bogdan se ne occupava insieme al fratello appena rientrava da una missione.
Si erano conosciuti all’università linguistica di Kiev e avevano studiato poi insieme alla Università Xiamen in Cina, nel Fujian, dove si erano laureati. È lì che Bogdan aveva conosciuto Erlia, la ragazza che sposò. Destini intrecciati e poi stravolti da una guerra che colpisce anche molto più lontano dei territori occupati dai carri armati con la zeta.