Hollywood sull'orlo della paralisi: proclamato lo sciopero degli sceneggiatori
di Massimo BasileNEW YORK - Hollywood non è solo la città del cinema, ma dei sindacati. E da oggi gli americani potrebbero cominciare a scoprirlo. È scaduto a mezzanotte il contratto di categoria per gli sceneggiatori e autori, quello dell’Association of Motion Picture and Television Producers, e le trattative con gli studios e i produttori di streaming sulla retribuzione e altre condizioni di lavoro si sono concluse senza il raggiungimento di un accordo.
Così i membri del consiglio di amministrazione della Writers Guild of America "agendo in base all'autorità concessagli dai loro membri, hanno votato all'unanimità l'indizione dello sciopero", con effetto dopo la mezzanotte di martedì, ha twittato l'organizzazione. L'azione potrebbe avere effetti immediati come il blocco di centinaia di produzioni cinematografiche e televisive. Gli Studios avevano puntato a far slittare lo scontro di…
NEW YORK - Hollywood non è solo la città del cinema, ma dei sindacati. E da oggi gli americani potrebbero cominciare a scoprirlo. È scaduto a mezzanotte il contratto di categoria per gli sceneggiatori e autori, quello dell’Association of Motion Picture and Television Producers, e le trattative con gli studios e i produttori di streaming sulla retribuzione e altre condizioni di lavoro si sono concluse senza il raggiungimento di un accordo.
Così i membri del consiglio di amministrazione della Writers Guild of America "agendo in base all'autorità concessagli dai loro membri, hanno votato all'unanimità l'indizione dello sciopero", con effetto dopo la mezzanotte di martedì, ha twittato l'organizzazione. L'azione potrebbe avere effetti immediati come il blocco di centinaia di produzioni cinematografiche e televisive. Gli Studios avevano puntato a far slittare lo scontro di qualche mese.
Le richieste degli autori
In un secolo di cinema ci sono stati una dozzina di scioperi. L’ultimo risale al 2007-2008 quando il sindacato degli autori proclamò uno sciopero a oltranza, che durò quattordici settimane. Le perdite per il settore superarono i due miliardi di dollari. Trentasette mila posti vennero congelati. Ma in gioco c’è molto. Gli autori chiedono un adeguamento dei compensi, che non sono cresciuti a livello delle altre figure. Lo sciopero, se messo in pratica, avrà un impatto su tutto il settore che occupa più di 800 mila lavoratori per via diretta e due milioni e 400 mila in via indiretta. In ballo, dicono i rappresentanti della Union, c’è la sopravvivenza di chi scrive film, testi, monologhi e spettacoli.
Nei quattro anni tra il 2017 e il 2021 le grandi compagnie - Netflix, Warner Bros., Fox, Disney, Comcast e Paramount - hanno registrato una media di 29 miliardi di dollari di ricavi operativi. Nel 2022 c’è stato un calo, ma le previsioni sono orientate a un aumento. Il Ceo di Netflix, Ted Sarandos, ha riportato nel primo trimestre dell’anno un flusso di cassa di 2,1 miliardi di dollari, molto più degli 800 milioni di un anno fa. Gli autori vogliono una fetta più grande di quella torta. Ma le case di produzione hanno fatto muro.
Cosa succederà ora
Che cosa succederà ora? I primi programmi a rischio sono gli spettacoli televisivi della sera. Durante lo sciopero tra il 2007 e il 2008, gli show in “prime time” andarono in replica fino dal primo giorno. Il Saturday Night Live, uno degli appuntamenti cult della tv americana, è fortemente a rischio. Le soap sono un altro settore che trema, perché i lavori sono programmati per tempo. Il 45 per cento degli episodi previsti nella stagione potrebbero slittare. Le serie che escono a settembre e ottobre, in genere vengono realizzate a maggio e giugno.