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La lunga notte dei raid russi sull'Ucraina e il ritorno nei rifugi. La Russia mette alla prova le difese di Kiev e degli alleati

(reuters)
Fino a una ventina di aerei da bombardamento strategici si sarebbero alzati in volo mentre una squadra di droni attaccava il nucleo industriale di Pavlohrad. Ore di terrore amplificato dai canali social, mentre nella capitale la gente è tornata a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana  
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ODESSA – Tre ore e mezza nel rifugio dell'albergo, nel cuore della notte: il papà che armeggia con i cartoni animati per il bambino ucraino inconsolabile, Il delegato svedese che consulta fonti e scuote la testa. E’ un Primo Maggio d'ansia e paura in Ucraina, per tutta la notte rimbalzano notizie sempre più angoscianti di un attacco russo in grande stile; anzi non un attacco: l'attacco. quello che cambia il volto di questa guerra. "Ci sono almeno 10 aerei bombardieri in volo", twittano e pubblicano i canali Telegram che monitorano le cose della guerra, e "no sono almeno 15", finché diventeranno venti, compresi i terribili TU-160 supersonici in grado di sganciare bombe nucleari. In Romania si alzano in volo i ricognitori americani, pattugliano il confine moldavo e ucraino nella zona del Mar Nero, sui social rimbalzano i tracciati inquietanti dei siti specializzati in traffico aereo.

E’ stata una notte cos&igr…

ODESSA – Tre ore e mezza nel rifugio dell'albergo, nel cuore della notte: il papà che armeggia con i cartoni animati per il bambino ucraino inconsolabile, Il delegato svedese che consulta fonti e scuote la testa. E’ un Primo Maggio d'ansia e paura in Ucraina, per tutta la notte rimbalzano notizie sempre più angoscianti di un attacco russo in grande stile; anzi non un attacco: l'attacco. quello che cambia il volto di questa guerra. "Ci sono almeno 10 aerei bombardieri in volo", twittano e pubblicano i canali Telegram che monitorano le cose della guerra, e "no sono almeno 15", finché diventeranno venti, compresi i terribili TU-160 supersonici in grado di sganciare bombe nucleari. In Romania si alzano in volo i ricognitori americani, pattugliano il confine moldavo e ucraino nella zona del Mar Nero, sui social rimbalzano i tracciati inquietanti dei siti specializzati in traffico aereo.

E’ stata una notte così difficile che la gente è tornata nei rifugi come non succedeva da mesi, e in molti hanno temuto che si stesse varcando la linea rossa di una nuova drammatica escalation. Le stazioni della metropolitana, a Kiev, hanno ricominciato a ospitare famiglie in cerca di sicurezza mentre si diffondevano allarmi e notizie dell’attacco in corso. Mosca ha messo in campo una potenza di fuoco mai vista: fino a una ventina di aerei da bombardamento strategici in volo mentre una squadra di droni attaccava stoccaggi di armi a Pavlohrad, alle porte del Donbass, e la flotta nel mar Nero in assetto d’attacco minacciava lanci di missili Kalibr.

Il bilancio dell'attacco

Il bilancio ufficiale dell’attacco, secondo Kiev, alla fine sarà questo: “Intorno alle 02,30 – dicono le forze armate del generale Zaluzhny - gli invasori russi hanno attaccato l'Ucraina con nove Tu-95 dalla regione di Olenegorsk e due Tu-160 dalla regione del Mar Caspio”. Sono tutti bombardieri strategici, i TU-160 addirittura supersonici. “Sono stati lanciati un totale di 18 missili aerei da crociera Kh-101/Kh-555, le forze e i mezzi di difesa aerea ne hanno distrutti 15”. A questo vanno aggiunti i droni e l’artiglieria scatenata su diversi fronti, ma resta un bilancio per modesto rispetto ai cupi presagi della notte.

“Ci sono stati due attacchi diversi in uno, e vanno distinti bene”, suggerisce a Repubblica un autorevole analista ucraino, Ruslan Bortnik, direttore del think tank Ukrainian Institute of Politics. Da un lato, sostiene, ci sono gli attacchi diretti alle infrastrutture militari che potrebbero essere usate per la controffensiva, e dall’altro c’è un messaggio forte e chiaro all’Occidente: “La Russia rimane pericolosa e può lanciare attacchi a lunghissimo raggio creando una crisi di sicurezza diretta per l’Europa e per gli alleati degli Stati Uniti”.

La strategia del terrore

Una strategia che mescola dunque obiettivi concreti e l’uso metodico della paura inflitta come un veleno, dieci gocce di terrore prima di andare a dormire: “È in preparazione una raffica fino a 100 missili”, aveva avvertito prima di mezzanotte il capo della polizia di Mikolaiv, Sergei Shaikhet. Sui social, che in Ucraina sono un canale di informazione indispensabile e utilizzato prioritariamente anche dalle fonti ufficiali, i catastrofisti hanno iniziato a parlare apertamente di un possibile attacco nucleare, quantomeno con bombe all’uranio impoverito.

E’ stata una notte lunga e difficile di angoscia aperta dall’attacco sferrato a Pavlohrad, con esplosioni e fiamme così alte che hanno fatto pensare a un attacco chimico o tattico nucleare. Fonti ufficiali hanno poi tranquillizzato assicurando che non ci fossero dispersioni chimiche o radioattive. Secondo fonti russe sarebbe stato colpito uno snodo ferroviario che custodiva decine di sistemi di difesa missilistica S300 con le relative munizioni. Fonti di intelligence facevano invece riferimento a un sito di stoccaggio di parti di vecchi sistemi missilistici di epoca sovietica in disuso, compresi i sistemi di propulsione. Sono notizie troppo delicate per essere confermate o smentite, e le fonti ufficiali ucraine, a mattina fatta, parlavano semplicemente di un sito industriale colpito, di danni a infrastrutture civili e di “34 persone ferite, tra cui cinque bambini”. Ma non è un mistero che a Pavlohrad si trovi uno stabilimento chimico, uno dei maggiori produttori di esplosivi industriali in Ucraina con la capacità di produrre combustibile solido per missili e motori a razzo, e più volte la popolazione civile aveva protestato per una convivenza così pericolosa anche in tempo di pace.

L'allarme aereo

La notizia della flotta di aerei bombardieri in volo si è trasformata in un allarme aereo vero e proprio in piena notte, alle 3 del mattino. Trascorre sempre un certo lasso di tempo da quando vengono identificati gli aerei in volo a quando scatta l’allarme, e stavolta in molti hanno seguito il consiglio ribadito durante la notte da Andry Yermak, il numero due ucraino: mettersi subito al sicuro. Da giorni Mosca pare avere ripreso la strategia degli attacchi missilistici in grande stile, come è accaduto a ondate per tutto l’inverno, ma nel mirino non ci sono più le infrastrutture energetiche: Mosca punta direttamente a quelle militari per contrastare, rallentare, depotenziare o addirittura annullare l’annunciata controffensiva ucraina.

L’allarme aereo è cessato tre ore e mezza più tardi, alle 6,30 locali. Ma stavolta non tornano i conti tra l’assalto minacciato e quello realmente realizzato lasciano la sensazione che il Cremlino abbia alzato la posta in gioco. Un test della reattività della difesa occidentale, ma soprattutto un messaggio alle cancellerie e al governo ucraino in via Bankova all’indomani del clamoroso attacco di Kiev al deposito di carburante di Sebastopoli, in Crimea. Se Kiev e la Nato alzano il tiro, dice Mosca con la sua parata di moderni bombardieri supersonici, la Russia risponderà alzandolo ulteriormente.

“Da un lato – spiega Bortnik - ci sono le bombe e i sistemi missilistici a terra come l’S300 o l’Iskander, che hanno attaccato le città ucraine in prima linea e quelle nelle immediate retrovie per interrompere la controffensiva colpendo la ferrovia, i depositi di carburante e munizioni e i rifugi”. A notte fonda, invece, “l’attacco missilistico al resto dell’Ucraina è un messaggio di natura dimostrativa”. I 18 missili sono stati lanciati “tenendo conto che la difesa aerea ucraina si è intensificata negli ultimi mesi, sono arrivati i nuovi Patriot, gli IRIS-T tedeschi e non potevano infliggere danni critici; ma la Russia vuole dimostrare che può continuare a infliggere attacchi sul territorio e sulle infrastrutture ucraine, che la guerra continua e non è localizzata solo nell'Est: vogliono dimostrarci che gli attacchi russi alle infrastrutture continueranno a causare enormi danni all'economia ucraina, che oggi si stimano già tra i 400 e i 700 miliardi di dollari”.

E’ la risposta russa alle sanzioni con cui l’Occidente cerca di fiaccare Mosca: “Questo danno all'economia – spiega l’analista - alla fine deve essere compensato dal governo ucraino attraverso nuovi prestiti, cioè pagano gli alleati occidentali. La Russia con questa tattica fa pressione sulla popolazione, su rappresentanti di organizzazioni internazionali e sulle ambasciate, spinge gli ucraini a continuare a migrare rendendosi conto che la guerra si trascinerà a lungo e la vita rimane pericolosa”. Le corse ai rifugi, le sirene che tolgono il sonno restano un’arma che Mosca non vuole abbandonare: minaccia di usare armi terribili, ma in realtà lo fa risparmiando i missili: “In particolare i Kalibr – dice ancora Bortnik - non vengono praticamente utilizzati: la Russia li sta accumulando in previsione della possibile grande controffensiva ucraina. Li userà per tentare di respingerla”.