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L'ombra del nazismo sull'asta di Christie's: è la più importante vendita di gioielli della storia

Una collier con diamante pendente da 90,38 carati del gioielliere Harry Winston è tra i preziosi in vendita / Foto Christie's 
A Ginevra vanno all'incanto oltre 700 pietre per un valore di 150 milioni di dollari. Sono appartenute alla vedova di Helmut Horden, austriaco vicino al regime hitleriano che sfruttò l’arianizzazione delle proprietà degli ebrei per accumulare la sua fortuna
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Da mercoledì 3 maggio a venerdì 12 si terrà da Christie’s, a Ginevra, la più importante asta di gioielli della storia. Un evento che suscita non poche polemiche, visto il passato di chi ha accumulato quei gioielli. Oltre 700 pietre per un valore di 150 milioni di dollari, comprendente il diamante da 90 carati di origine indiana “Briolette of India”, che ha avuto tra i proprietari Caterina de Medici. L’asta oscurerà, in quanto a valore complessivo, il record stabilito da quella dei beni appartenuti a Liz Taylor, che si tenne nel 2011.

Si diceva delle polemiche. Derivano dal fatto che quell’immensa fortuna risale al periodo nazista, in qauanto venne accumulata da un imprenditore austriaco ben introdotto nel regime hitleriano, quando vigeva il principio dell’arianizzazione delle proprietà delle persone di religione ebraica. Si tratta di Helmut Horten, accusato di spoliazione dei beni degli ebrei, cui seco…

Da mercoledì 3 maggio a venerdì 12 si terrà da Christie’s, a Ginevra, la più importante asta di gioielli della storia. Un evento che suscita non poche polemiche, visto il passato di chi ha accumulato quei gioielli. Oltre 700 pietre per un valore di 150 milioni di dollari, comprendente il diamante da 90 carati di origine indiana “Briolette of India”, che ha avuto tra i proprietari Caterina de Medici. L’asta oscurerà, in quanto a valore complessivo, il record stabilito da quella dei beni appartenuti a Liz Taylor, che si tenne nel 2011.

Si diceva delle polemiche. Derivano dal fatto che quell’immensa fortuna risale al periodo nazista, in qauanto venne accumulata da un imprenditore austriaco ben introdotto nel regime hitleriano, quando vigeva il principio dell’arianizzazione delle proprietà delle persone di religione ebraica. Si tratta di Helmut Horten, accusato di spoliazione dei beni degli ebrei, cui secondo l’accusa che, tra il 1945 e il 1948 lo fece finire in carcere, sottraeva aziende floride a prezzi di realizzo. Iniziò con quei metodi nel 1936, a Duisburg, ritirando l’impresa tessile di proprietà di un ebreo fuggito all’estero.

Heidi Horten indossa il collier "Briollete of India"
Foto Christie's/The Heidi Horten Foundation 
In un altro caso, come riportato dal New York Times, che cita la figlia di Reinhold Stephan, un imprenditore olandese della moda, quest’ultimo sarebbe stato minacciato da Horten di venire deportato in un campo di sterminio, se non gli avesse ceduto la sua attività. Fatto sta che, con questi metodi l’imprenditore austriaco, accumulò una fortuna stimata da Forbes 2,9 miliardi di dollari. Così Helmut Horten avrebbe creato un impero, nel settore dei grandi magazzini. Uscito di prigione si trasferì a Croglio, nel Canton Ticino, dove creò una fondazione con obiettivi filantropici. Morto nel 1987, la sua fortuna passò alla vedova Heidi, lei pure nel frattempo deceduta.

Il ricavato dell’asta, intitolata a quest’ultima, ha fatto sapere Christie’s, andrà in buona parte alla Fondazione Horten, impegnata nella ricerca medica e nella protezione dell’infanzia, ma servirà, pure, per finanziare un’organizzazione che “vuol far progredire la ricerca e l’educazione sull’Olocausto”. Un bel modo per lavarsi la coscienza ha mandato a dire, da Amsterdam, la figlia di Reinhold Stephan.

La stessa Fondazione Horten ha, comunque, incaricato un giovane storico tedesco, Peter Hoeres, dell’università di Würzburg, di indagare sul passato del suo fondatore. Ebbene, ne vien fuori che il magnate fu effettivamente membro del partito nazista ma che, successivamente, venne assolto dal comitato per la denazificazione. Insomma, Christie’s può stare tranquilla, l’asta sarà un successo, anche ci si può chiedere quanto dolore ci sia dietro quei 150 milioni di dollari in pietre preziose.