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Dietro il mega-dirigibile cinese un progetto da fantascienza

(ansa)
Le ipotesi sul leviatano dei cieli di Pechino: un laboratorio volante per sperimentare comunicazioni quantistiche che gli Usa non possono intercettare. E conquistare così la supremazia sul Pentagono
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C’è un’atmosfera misteriosa e arcaica dietro il proliferare di aerostati e mongolfiere che spuntano dagli arsenali cinesi, come se un pugno di scienziati folli cercasse di ridare vita al fascino dei romanzi di Jules Verne. Ma neppure lo scrittore visionario sarebbe riuscito a concepire una creatura così insolita come quella scoperta dai satelliti nel deserto della Cina nord-occidentale. Secondo le foto analizzate dalla Cnn è stato costruito un hangar di 274 metri destinato a ospitare un dirigibile altrettanto lungo.

Una “leviatano volante” senza precedenti. Per avere un termine di paragone, quello della Goodyear riapparso sulla testa dei lombardi lo scorso anno si ferma 75 metri. Il leggendario Zeppelin “Hindenburg”, che volava dalla Germania agli Stati Uniti, arrivava al primato di 246 metri e “l’Italia” con cui Umberto Nobile ha sfidato i ghiacci del Polo Nord era solo di 105 metri. Negli Anni Trenta erano s…

C’è un’atmosfera misteriosa e arcaica dietro il proliferare di aerostati e mongolfiere che spuntano dagli arsenali cinesi, come se un pugno di scienziati folli cercasse di ridare vita al fascino dei romanzi di Jules Verne. Ma neppure lo scrittore visionario sarebbe riuscito a concepire una creatura così insolita come quella scoperta dai satelliti nel deserto della Cina nord-occidentale. Secondo le foto analizzate dalla Cnn è stato costruito un hangar di 274 metri destinato a ospitare un dirigibile altrettanto lungo.

Una “leviatano volante” senza precedenti. Per avere un termine di paragone, quello della Goodyear riapparso sulla testa dei lombardi lo scorso anno si ferma 75 metri. Il leggendario Zeppelin “Hindenburg”, che volava dalla Germania agli Stati Uniti, arrivava al primato di 246 metri e “l’Italia” con cui Umberto Nobile ha sfidato i ghiacci del Polo Nord era solo di 105 metri. Negli Anni Trenta erano state proprio le tragedie di queste due aeromobili - l'Hindenburg prese fuoco all’approdo negli States, il Roma si spezzò sulla banchisa artica con l’odissea dei superstiti nella "tenda rossa” - a chiudere l’era dei dirigibili, facendo tramontare la speranza di linee per trasferire passeggeri e merci attraverso i continenti.

Il ritorno delle navi del cielo

Perché oggi i tecnici di Pechino hanno deciso di resuscitare queste navi del cielo in grado di solcare anche gli strati più alti dell'atmosfera? La domanda sta tormentando tutti gli analisti delle intelligence occidentali e in particolare quelli americani. La processione di palloni spia Made in China sorpresi a sorvegliare le basi top secret del Pentagono ha scatenato un’ondata di psicosi che prosegue da due mesi. Con un’unica certezza: i cinesi hanno realizzato un mezzo semplice, economico e di grande efficacia.

Una mongolfiera teleguidata, che può veleggiare tra le correnti per raggiungere la rotta desiderata e ha il vantaggio della lentezza: si sposta piano sopra gli obiettivi permettendo di captare tutte le frequenze che emettono e decifrarne "l’identikit elettronico", raccogliendo le informazioni su radar, reti di comunicazione, sistemi di contromisure. Anche i satelliti possono farlo ma con minore precisione e costi mille volte superiori: hanno a disposizione pochi secondi per puntare i sensori sui bersagli, poi bisogna attendere il passaggio successivo dell’orbita.

L’allerta per i palloni non è finita: la scorsa settimana i caccia americani sono decollati per intercettarne un altro, sospeso sopra le Hawaii a 12 mila metri di altezza. Dopo averlo controllato, si è ritenuto che non fosse una minaccia e hanno evitato di abbatterlo: distruggerli infatti si è rivelato complicato e ha richiesto spesso l’impiego di due missili aria-aria, con una spesa parecchie volte più cara del prezzo delle mongolfiere.

L'hangar colossale nel deserto

Adesso però è emerso quest’altro enigma. Ancora più inquietante. Gli occhi elettronici dei satelliti privati BlackSky lo scorso novembre hanno fotografato l’hangar colossale, una pista di un chilometro e accanto parcheggiato un dirigibile di trenta metri, che si ritiene sia un prototipo in scala ridotta dell’aeronave che stanno progettando. Finora le ricerche in questo settore erano state condotte da istituzioni universitarie, mentre questa installazione è senza dubbio di natura militare. E nell’ultimo periodo diversi modelli di dirigibili sono stati brevettati - come ha dichiarato alla Cnn Eli Hayes, un esperto del settore – dall’unità 63660, il reparto più segreto dell’Esercito Popolare.

Cosa uscirà dall’enorme capannone? Gli esperti pensano a un veicolo sperimentale, capace di spostarsi nella stratosfera e trasportare grandi quantità di equipaggiamenti. Un’ipotesi è che si tratti di un laboratorio delle strumentazioni per scovare i sottomarini in immersione, l’elemento chiave della deterrenza nucleare statunitense: già ai tempi della Guerra Fredda gli scienziati sovietici avevano tentato invano di escogitare apparati per scrutare sotto la superficie del mare e vanificare la supremazia americana nei battelli dotati di missili intercontinentali. Ora i cinesi starebbero muovendosi sulla stessa direttrice, usando la capacità dei dirigibili di pattugliare lentamente l’Oceano e concentrare le ricerche su una zona specifica.

Le connessioni quantistiche

A Repubblica però è stata formulata un’altra ipotesi, che fa riferimento agli studi top secret condotti dal Pentagono. Nel 2011 la Darpa, l’organizzazione militare che gestisce i piani sperimentali, annunciò il programma “Blue Devil”, che prevedeva la costruzione di un dirigibile lungo 127 metri per testare un sistema di comunicazione innovativo: raggi laser avrebbero collegato aerei e comandi terrestri o navi, garantendo la trasmissione sicura di masse di dati pari a quelle trasferite con i cavi a fibra ottica.

Il prototipo del Blue Devil 

In pratica, si trattava della premessa per concretizzare una rete di connessioni quantistiche che non possono essere intercettate né hackerate: il Graal di cui tutte le potenze oggi vogliono impadronirsi.

Il progetto “Blue Devil” si basava su un dirigibile telecomandato con un volume di un milione e 400 mila metri cubi e sei motori per gestire spostamenti a una media di ottanta chilometri orari e 1.100 chili di carico. Il prototipo in dimensioni più piccole però è stato afflitto da numerosi problemi ed è stato considerato un flop: un dossier degli ispettori militari nel 2013 lo ha definito “un fallimento costato 149 milioni di dollari”. E non se ne è più parlato.

La fantascienza arriva dal passato

C’è però chi ritiene che in questo caso, come per altre tecnologie quantistiche, gli Stati Uniti abbiano amplificato le carenze per dissuadere gli altri Paesi dalle ricerche, proseguendo i loro studi dietro una cortina di silenzio. Impossibile avere certezze.

Il prototipo del Blue Devil 
Quello che è sicuro sono i massicci investimenti di Pechino in questo settore, che gli hanno permesso di conquistare il primato nelle reti di comunicazioni quantistiche anche nello spazio: una supremazia che potrebbe rendere la Cina immune dallo spionaggio americano. E che potrebbe presto trovare nel “leviatano volante” lo strumento per ampliare lo studio delle applicazioni quantistiche anche all’interno dell’atmosfera, estendendo le connessioni “intrinsecamente protette” anche allo scambio di dati tra velivoli, navi e reparti terrestri. E trasformare così i dirigibili venuti dal passato in apparecchi da fantascienza.