A Friedensdorf, il villaggio della pace dove la Germania cura i piccoli afghani da malattie dimenticate
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniOBERHAUSEN - "Mi togli la lana?". Naquibullah guarda un po' incerto la dottoressa e si siede sul lettino. La "lana" sono gli enormi punti di sutura che corrono lungo la sua clavicola sinistra. Katrin Huskamp glieli toglie delicatamente, la pelle è violacea ma Naquibullah non emette un suono. "Sono incredibili. Mai un lamento. Vengono qui che sono malati da mesi, da anni, hanno i lineamenti contratti dal dolore, ma non piangono mai".
La dottoressa scuote il capo lentamente e gli sorride. Anche Naquibullah sorride. Ha 11 anni, viene da Ghazni, in Afghanistan, e la tuta beige nasconde altre due ferite alle gambe, simili a quella sulla clavicola. Anche lì bisogna disinfettare la "lana", come recita il vocabolario comune del "Friedensdorf", il "villaggio della pace" in Nordreno-Westfalia che ospita 163 bambini di sette Paesi diversi. Un posto unico, un'associazione nel cuore della Ruhr che si finanzia soltan…
OBERHAUSEN - "Mi togli la lana?". Naquibullah guarda un po' incerto la dottoressa e si siede sul lettino. La "lana" sono gli enormi punti di sutura che corrono lungo la sua clavicola sinistra. Katrin Huskamp glieli toglie delicatamente, la pelle è violacea ma Naquibullah non emette un suono. "Sono incredibili. Mai un lamento. Vengono qui che sono malati da mesi, da anni, hanno i lineamenti contratti dal dolore, ma non piangono mai".
La dottoressa scuote il capo lentamente e gli sorride. Anche Naquibullah sorride. Ha 11 anni, viene da Ghazni, in Afghanistan, e la tuta beige nasconde altre due ferite alle gambe, simili a quella sulla clavicola. Anche lì bisogna disinfettare la "lana", come recita il vocabolario comune del "Friedensdorf", il "villaggio della pace" in Nordreno-Westfalia che ospita 163 bambini di sette Paesi diversi. Un posto unico, un'associazione nel cuore della Ruhr che si finanzia soltanto attraverso le donazioni private e ospita da oltre mezzo secolo bambini delle regioni più povere del mondo per guarirli da malattie di cui morirebbero, nei loro Paesi.
Ne soffre Naquibullah, e ne soffre anche Bibikasoum, una bimba minuta di 7 anni che ha passato metà della vita in ospedale: si è ferita quando ne aveva tre. "Mi sono fatta un piccolo graffio sulla gamba", mi racconta, gesticolando con le stampelle come fossero un naturale prolungamento delle braccia. Ma nelle disperate condizioni igieniche dell'Afghanistan rioccupato quasi due anni fa dai talebani un graffio può trasformarsi in una tragedia. Per un mostro minuscolo che infetta quelle ferite, che avvelena il sangue e divora le ossa. Bibikasoum preferisce non pensare al dolore che ha provato, a sette anni vuole solo elencarmi tutte le cose che ama: "Disegnare, fare le collanine, fare i puzzle e aiutare le persone".
Da trent'anni, fa avanti e indietro con l'Afghanistan, va a prendere i bambini e li porta negli ospedali tedeschi che offrono gratis le prime cure, quelle più urgenti. Poi li porta a Friedensdorf, dove restano sei mesi o un anno per la riabilitazione. E Peppmueller era in Afghanistan anche il giorno che hanno preso Kabul, ad agosto del 2021. "Mi ricordo che quella mattina sono uscita in strada e ho pensato, "è sparito il venditore del pane". C'era sempre, tutte le mattine. Subito dopo ho sentito gli spari. E ho capito".
Nei giorni della conferenza sull'Afghanistan organizzata dall'Onu, nelle ore in cui i giornali parlano del rischio che le ong abbandonino definitivamente il Paese, Peppmueller ci tiene a sottolineare che il Friedensdorf sta organizzando già la missione di ottobre a Kabul. Nei mesi che la precedono, è tradizionalmente la Mezzaluna rossa a cercare i bambini più bisognosi in tutto il Paese, anche tra le famiglie dei talebani.