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L’ultima mossa di Putin, aerei supersonici e bombe per seminare il panico

Pavlohrad (ansa)
In attesa dell’annunciata controffensiva ucraina il Cremlino adotta la strategia del terrore. Raid sulle città dei “gioielli” dell’aviazione. In volo anche i bombardieri con capacità atomica
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ODESSA — Dieci gocce di terrore prima di andare a dormire. Mosca ha celebrato il Primo Maggio aggiornando la strategia. Non mira più alle infrastrutture energetiche, ora che c’è un bel sole primaverile; ma atterrisce alzando in volo i suoi gioielli, i bombardieri strategici supersonici; minaccia di usare il nucleare, sonda la reazione e l’efficienza dei nuovi sistemi di difesa ricevuti dai partner occidentali. E alla fine lancia 18 missili, un decimo della colossale potenza di fuoco messa in azione nella notte, contro le installazioni militari per rallentare la controffensiva di Kiev, con buona pace dei sette civili uccisi a Tokmak e Pavlograd.

Stavolta Mosca non ha lasciato passare che pochi giorni dall’ondata di missili precedente. Nella notte di domenica — col prologo in serata dell’attacco alla fabbrica chimica di Pavlograd — ha regalato agli ucraini la peggiore nottata da mesi. La gente è tornata nei rifugi, e …

ODESSA — Dieci gocce di terrore prima di andare a dormire. Mosca ha celebrato il Primo Maggio aggiornando la strategia. Non mira più alle infrastrutture energetiche, ora che c’è un bel sole primaverile; ma atterrisce alzando in volo i suoi gioielli, i bombardieri strategici supersonici; minaccia di usare il nucleare, sonda la reazione e l’efficienza dei nuovi sistemi di difesa ricevuti dai partner occidentali. E alla fine lancia 18 missili, un decimo della colossale potenza di fuoco messa in azione nella notte, contro le installazioni militari per rallentare la controffensiva di Kiev, con buona pace dei sette civili uccisi a Tokmak e Pavlograd.

Stavolta Mosca non ha lasciato passare che pochi giorni dall’ondata di missili precedente. Nella notte di domenica — col prologo in serata dell’attacco alla fabbrica chimica di Pavlograd — ha regalato agli ucraini la peggiore nottata da mesi. La gente è tornata nei rifugi, e in molti hanno temuto che si stesse varcando la linea rossa di una drammatica escalation. Le stazioni della metropolitana, a Kiev, sono di nuovo un tetto per una notte al sicuro. A Odessa, nel rifugio dell’albergo, un papà armeggia con i cartoni animati per il bambino inconsolabile, il delegato svedese consulta le sue fonti e scuote la testa.

Le notizie sono sempre più angoscianti. Decine di bombardieri nucleari in volo, le navi in assetto da guerra sul Mar Nero, l’assalto dei droni. Sono le tre del mattino quando si accendono le sirene dell’allarme aereo in tutta l’Ucraina, ma sono già ore che ci si aspetta il peggio. I canali Telegram che monitorano la guerra avvistano i terribili TU-160 supersonici, in grado di sganciare bombe nucleari.

In Romania si alzano i ricognitori americani, pattugliano il confine moldavo e ucraino nella zona del Mar Nero. Brucia la fabbrica di Pavlograd, alle porte del Donbass, e la flotta nel mar Nero in assetto d’attacco minaccia lanci di missili Kalibr. Il bilancio finale sarà di "nove Tu-95 e due Tu-160 dalla regione del Mar Caspio" con il lancio di "18 missili aerei da crociera", 15 dei quali neutralizzati.

"Ci sono stati due attacchi in uno e vanno distinti", suggerisce a Repubblica Ruslan Bortnik, direttore del think tank Ukrainian Institute of Politics. Gli attacchi alle infrastrutture militari per frenare la controffensiva, e un messaggio all’Occidente: "La Russia può lanciare attacchi a lunghissimo raggio creando una crisi di sicurezza diretta per l’Europa e gli alleati degli Usa". Una strategia che mescola obiettivi concreti e l’uso metodico della paura, inflitta come un veleno: «È in preparazione una raffica fino a 100 missili», aveva avvertito prima di mezzanotte il capo della polizia di Mikolaiv, Sergei Shaikhet, intercettando i bombardieri e la flotta sul Mar Nero. Sui social i catastrofisti parlavano apertamente di possibile attacco nucleare.

(reuters)
A Pavlograd, il prologo d’angoscia, le esplosioni e le fiamme erano state così alte da far temere un attacco chimico o tattico nucleare. I russi dicono di aver colpito lo snodo ferroviario che custodiva decine di sistemi di difesa missilistica S300 con le relative munizioni, ma l’obiettivo centrato sarebbe un altro: lo stabilimento di esplosivi industriali capace di produrre combustibile solido per missili e motori a razzo.

È lo stesso Andry Yermak, il numero due ucraino, a invitare tutti a mettersi al sicuro. Il Cremlino testa la reattività della difesa occidentale all’indomani del clamoroso attacco al deposito di carburante di Sebastopoli, in Crimea. Se Kiev e la Nato alzano il tiro, dice Mosca con la parata di bombardieri, la Russia risponderà. «Da un lato — spiega Bortnik — attaccano con le bombe e i sistemi missilistici a terra come l’S300 o l’Iskander per interrompere la controffensiva colpendo la ferrovia, i depositi di carburante e munizioni e i rifugi. Dall’altro fanno un’azione dimostrativa: con i nuovi Patriot e gli IRIS-T tedeschi non potevano infliggere danni critici, ma volevano dimostrare la guerra continua e non è localizzata solo nell’Est. E continueranno a causare enormi danni all’economia, stimati già tra i 400 e i 700 miliardi di dollari».

Le corse ai rifugi e le sirene che tolgono il sonno restano un’arma che Mosca non vuole abbandonare. Minaccia di usare armi terribili, ma lo fa risparmiando i missili: «In particolare i Kalibr — dice Bortnik — li sta accumulando per la possibile controffensiva ucraina: li userà per tentare di respingerla». Ma intanto ci si domanda piuttosto quando sarà il prossimo attacco.