Il Cile al voto per scegliere la Costituente che riscriverà la Carta di Pinochet: il presidente Boric in bilico, soffia il vento della destra
di Daniele Mastrogiacomo(reuters)
Soffia un vento di destra in Cile. L’esecutivo di Gabriel Boric vive un momento difficile e il malessere generato dalla violenza crescente, dalla crisi migranti, dal traffico di droga, dalle rivendicazioni etniche dei Mapuche nel sud del paese, spinge la popolazione verso il rifiuto dei partiti tradizionali e l’adesione all’antipolitica. Con questo clima carico incertezze domenica 7 maggio oltre 15 milioni di cileni vanno alle urne per eleggere 50 consiglieri (25 uomini, 25 donne): siederanno nell’Assemblea Costituente assieme ai 50 parlamentari già indicati dal Congresso. Saranno questi 100 membri a redigere la nuova Costituzione che il Cile ha deciso di cambiare a larghissima maggioranza per riformare definitivamente quella voluta da Augusto Pinochet da lui fatta approvare con un plebiscito fraudolento.
La seconda volta
E’ la seconda volta che si tenta di riscrivere la Carta. Lo scorso settembre venne respinta dal 62 per c…
Soffia un vento di destra in Cile. L’esecutivo di Gabriel Boric vive un momento difficile e il malessere generato dalla violenza crescente, dalla crisi migranti, dal traffico di droga, dalle rivendicazioni etniche dei Mapuche nel sud del paese, spinge la popolazione verso il rifiuto dei partiti tradizionali e l’adesione all’antipolitica. Con questo clima carico incertezze domenica 7 maggio oltre 15 milioni di cileni vanno alle urne per eleggere 50 consiglieri (25 uomini, 25 donne): siederanno nell’Assemblea Costituente assieme ai 50 parlamentari già indicati dal Congresso. Saranno questi 100 membri a redigere la nuova Costituzione che il Cile ha deciso di cambiare a larghissima maggioranza per riformare definitivamente quella voluta da Augusto Pinochet da lui fatta approvare con un plebiscito fraudolento.
La seconda volta
E’ la seconda volta che si tenta di riscrivere la Carta. Lo scorso settembre venne respinta dal 62 per cento dei cittadini infliggendo una sonora sconfitta al più giovane presidente nella storia del paese andino. Il voto è obbligatorio. E’ la prima volta e questo condiziona il risultato alla partecipazione che si prevede comunque massiccia. L’altro aspetto inedito è legato ai candidati. Sono politici, non cittadini scelti sulla base della loro esperienza e condizione sociale come era avvenuto in precedenza.
Cinque blocchi
Si presentano in 350 sostenuti da cinque diversi blocchi. Il primo è legato al governo, ma è diviso a sua volta in due fronti: il Fronte Largo di Boric, il Partito comunista e il Partito socialista; il secondo è formato dal Pdd di centrosinistra alleato con la Democrazia cristiana. Il terzo blocco è quello della destra tradizionale di Chile Vamos che ha rifiutato di legarsi alla destra estrema del Partito repubblicano guidato da José Antonio Kast. Forma il quarto blocco. Il quinto e ultimo è quello del Partito del popolo, organizzazione populista di Franco Parisi, un economista fautore di quel discorso antipolitica appannaggio di un elettorato disilluso e preoccupato soprattutto della violenza sempre più diffusa. Alle ultime elezioni Parisi ha incassato il 13 per cento dei voti senza aver mai messo piede in Cile.
Dodici principi
Difficili le previsioni. Il voto obbligatorio rende più complesse le proiezioni e i 12 quesiti, qui chiamati principi-base costituzionali, sono molto più articolati delle due alternative che si chiedevano la prima volta: favorevole e contrario. Si tratta infine di dover scegliere tra tantissimi candidati, con profili e opzioni diversi.
La destra favorita
Non ci sono sondaggi ufficiali. Ma secondo le previsioni del politologo Pepe Auth, deputato del centrosinistra e molto ascoltato in Cile, la destra ha forti possibilità di strappare la maggioranza dei consiglieri. Il blocco Cile Vamos della destra storica ne conquisterebbe tra 17 e 19. Il Partito repubblicano di estrema destra tra 10 e 11. Insieme raggiungerebbero tra i 27 e i 30 consiglieri sui 50 da eleggere. Se poi si aggiungono tra i 3 e 5 che otterrebbe il populista Partido de la gente, il fronte antigovernativo arriverebbe a 30-35 delegati. Supererebbe il quorum dei 30 voti (3/5) e potrebbe agevolmente scrivere la Costituzione che vuole.
Diritto di veto
Una brutta prospettiva per la lista del governo che, stando alle previsioni di Auth, incasserebbe non più di 15 consiglieri. Sommando questi ai 4-5 della Democrazia cristiana, che non fa parte della coalizione di Boric, il blocco progressista arriverebbe ai 21 seggi, il numero sufficiente a porre il veto in Assemblea. Ma siamo proprio al limite. Il vero incubo per il presidente è non raggiungere neanche questo margine di garanzia. A differenza della prima volta, l’ex leader degli studenti arrivato a La Moneda non si è voluto esporre in prima persona nella campagna. Vuole evitare di far assumere al voto un referendum sulla sua azione di governo, anche se è inevitabile che il risultato sarà un nuovo segnale dell’elettorato.
Scarso interesse
E’ quasi scontato che un successo della destra renderà più difficile il rapporto già contrastato tra Congresso ed Esecutivo. Secondo i media locali e gli stessi osservatori, attorno alla consultazione di domenica non c'è la stessa enfasi di quella che si registrò nel settembre 2022. Non ci sono manifesti e comizi, pochissime le mobilitazioni. Le priorità dei cileni sono altre, violenza e criminalità in testa. E questo porta consensi verso l’antipolitica e il rifiuto dei partiti tradizionali a favore dei populisti. L’unica speranza per il giovane Boric è la mancata alleanza tra la destra tradizionale e quella estrema. Ma se le urne confermeranno le previsioni la nuova Costituzione da sottoporre a referendum a dicembre sarà molto diversa da quella bocciata a settembre scorso, ma non così tanto differente da quella voluta da Pinochet nel 1980.