Intervista a Geoffrey Hinton, padre dell'IA: “È una minaccia esistenziale all’umanità, la politica deve regolare questi modelli”
dal nostro inviato Beniamino PagliaroBOSTON - Lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale e la capacità di ragionare e prendere decisioni pone una "minaccia esistenziale all'umanità", per cui l'informatico Geoffrey Hinton, tra i pionieri della tecnologia, rivolge un appello a Stati Uniti e Cina, chiedendo alle potenze globali di intervenire per regolare questi modelli ed evitare che prendano il sopravvento. Hinton, che ha lasciato Google a inizio settimana, spiega per la prima volta in modo chiaro le sue convinzioni, raggiunte dopo decenni di lavoro, di fronte a una nuova consapevolezza.
BOSTON - Lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale e la capacità di ragionare e prendere decisioni pone una "minaccia esistenziale all'umanità", per cui l'informatico Geoffrey Hinton, tra i pionieri della tecnologia, rivolge un appello a Stati Uniti e Cina, chiedendo alle potenze globali di intervenire per regolare questi modelli ed evitare che prendano il sopravvento. Hinton, che ha lasciato Google a inizio settimana, spiega per la prima volta in modo chiaro le sue convinzioni, raggiunte dopo decenni di lavoro, di fronte a una nuova consapevolezza.
Professor Hinton, perché ha deciso di lasciare Google e ha cambiato idea sull'intelligenza artificiale?
"C'è un numero di ragioni, la prima è che ho 75 anni: è ora di andare in pensione. Ma soprattutto ho cambiato idea sul rapporto tra il cervello umano e i modelli di intelligenza artificiale. Pensavo che questi modelli lavorassero come il cervello. Invece questi grandi modelli sono in grado di sapere migliaia di volte quello che sanno gli umani. Se poi si prendono vari di questi modelli a lavorare su set di dati diversi, quello che impara uno può essere subito comunicato all'altro. Le persone non possono fare così, perché i nostri cervelli sono tutti diversi tra loro".
Perché è spaventoso?
"Perché possono imparare molto di più: immaginate per esempio due dottori: uno vede mille pazienti, un altro vede un milione di pazienti. Questi strumenti, incluso ChatGpt, sono in grado di fare dei ragionamenti. Possono essere in grado di manipolare le persone, avendo imparato tutta la conoscenza del mondo".
È possibile dare loro regole?
"Questi modelli sono in grado di scrivere da soli dei programmi. Anche se fissassimo delle regole, questi sistemi potrebbero impararle e superarle. Queste intelligenze artificiali non hanno degli obiettivi di evoluzione prestabiliti, ma prima o poi li potranno creare, se perdiamo il controllo".
"Penso che sia credibile che l'intelligenza umana sia una fase passeggera, sostituita dall'intelligenza digitale. C'è un serio rischio esistenziale".
Ci sono appelli che chiedono di interrompere lo sviluppo. È giusto?
"Prendo sul serio questo rischio, dunque sarebbe sensato fermare lo sviluppo, ma è naive pensarlo: potrebbe essere razionale fermarci, ma non succederà. Google nel 2017 aveva sviluppato dei modelli che non aveva reso pubblici, ma quando OpenAi ha deciso di rilasciare questi modelli, Google non ha potuto stare ferma, in un sistema capitalistico e in un mondo in cui c'è una competizione come quella tra Stati Uniti e Cina. La mia sola speranza è che Stati Uniti e Cina trovino la forza di una cooperazione come abbiamo fatto nell'epoca nucleare".
C'è una via di uscita?
"Penso che la tecnologia possa essere positiva, ma dobbiamo migliorare la politica. Se parliamo di minaccia esistenziale dobbiamo risolverla insieme".