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Belgrado, 13enne spara in una scuola elementare: uccisi otto bambini. Il killer non è punibile, arrestato il padre

Tra le nove vittime anche la guardia dell'istituto. L'adolescente, che avrebbe utilizzato una pistola rubata al padre, avendo meno di 14 anni non può essere arrestato e verrà spostato in un istituto psichiatrico dove è in custodia anche la madre. Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale
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BELGRADO - Alle 8.42 di un mercoledì di inizio maggio, un mercoledì qualunque, mattinata piovigginosa ma non fredda, il commissariato centrale della polizia di Belgrado riceve la telefonata che trascina la Serbia nel peggiore degli incubi americani. "Sono Kosta Kecmanovic, ho tredici anni. Venite alla scuola Ribnikar, ho sparato ai miei compagni". Strage di massa di uno studente tra gli studenti, come a Uvalde, come a Blacksburg, a Columbine, ma stavolta nel cuore d'Europa. Roba che prima si vedeva solo nei servizi tv dalle province statunitensi, e ora invece. "Sì, ci sono dei morti...", avverte Kosta, prima di riattaccare.

La polizia serba nell'area della scuola Vladislav Ribnikar (ansa)

Il killer bambino è seduto sulle scale nel cortile dell'istituto primario più prestigioso della Capitale, dove si studia francese fin dal…

BELGRADO - Alle 8.42 di un mercoledì di inizio maggio, un mercoledì qualunque, mattinata piovigginosa ma non fredda, il commissariato centrale della polizia di Belgrado riceve la telefonata che trascina la Serbia nel peggiore degli incubi americani. "Sono Kosta Kecmanovic, ho tredici anni. Venite alla scuola Ribnikar, ho sparato ai miei compagni". Strage di massa di uno studente tra gli studenti, come a Uvalde, come a Blacksburg, a Columbine, ma stavolta nel cuore d'Europa. Roba che prima si vedeva solo nei servizi tv dalle province statunitensi, e ora invece. "Sì, ci sono dei morti...", avverte Kosta, prima di riattaccare.

La polizia serba nell'area della scuola Vladislav Ribnikar (ansa)

Il killer bambino è seduto sulle scale nel cortile dell'istituto primario più prestigioso della Capitale, dove si studia francese fin dalla prima classe. L'architettura di eredità socialista e il brutto ingresso non ingannino, i figli dell'alta borghesia serba, dei calciatori, dei pallavolisti famosi (una delle vittime è la primogenita di Dragan Kobiljski), vengono qui, nella scuola intitolata al giornalista Vladislav Ribnikar, pieno centro storico di Belgrado. Ma quei figli stamani sono a terra, ricoperti del loro stesso sangue. Chi è scampato, come il tredicenne che si è finto morto appiattendosi tra i corpi senza vita di due compagne di classe e poi ha scavalcato la finestra, è terrorizzato. "Li ha uccisi tutti, tutti...". Chi è scampato perché era in un'altra aula, come Evgenya, 14 anni, racconta: "Ci siamo nascosti sotto i banchi, il professore ci ha detto di non fiatare...sentivamo i colpi, all'inizio sembravano petardi...la scorsa settimana Kosta era a una festa di compleanno con noi, e oggi ci ha sparato addosso".

Kosta ne ha uccisi nove, otto alunni e il guardiano dell'istituto. I feriti sono sei tra cui la giovane docente di Storia, Tatjana Stevanovic, quella stessa prof che un mese fa gli ha dato insufficente al test. Che sia stata questa la molla che ha fatto scattare in lui gli ingranaggi più perversi? I suoi compagni dicono che è possibile. Gli adulti, i poliziotti, pensano invece che c'entri qualcosa il fatto di non essersi mai sentito a suo agio nella nuova classe, la VII/2, e in imbarazzo perché prendeva ottimi voti ma poi lo chiamavano nerd. In ogni caso, niente giustifica lo scempio che giace sul pavimento insanguinato della scuola.

Sette ragazzine e un ragazzino, avevano tra i 12 e i 14 anni, sono stati ammazzati. Sette di loro frequentavano quel corso di Storia. Kosta li conosceva bene, li vedeva ogni mattina macinando nel segreto rancori e paranoie. Ma prima di tutti il killer bambino ha sparato a Dragan Vlahovic, il guardiano dell'istituto che ha incontrato all'ingresso, perché era l'ostacolo alla realizzazione del suo piano. Gli ha scaricato addosso quindici colpi della semiautomatica Cz-99 calibro 9 millimetri presa dalla cassaforte a casa. Lo ha colpito da quattordici metri, perché Kosta ha la mira buona, è piccolo ma suo padre, il conosciuto radiologo Vladimir Kecmanovic, lo porta al poligono già da un anno. Con Dragan erano amici. Tutti gli studenti della Ribnikar scherzavano col guardiano gentile che li faceva entrare anche quando arrivavano in ritardo e commentava con loro le partite di calcio nelle chat. Dragan, infatti, non era nemmeno nella lista.

La lista di chi doveva morire, come nel film di Tarantino. Kosta aveva scritto su un foglio, e con calligrafia incerta, sedici nominativi: quindici si leggono, l'ultimo è cancellato con un frego, chissà per quale ripensamento. Sei vittime sono nella lista dei "Primary target", come li ha etichettati lui. Il killer bambino ne voleva fare fuori quindici, ma si è fermato a metà. Superato il guardiano, ha mirato alla testa e alle gambe di due alunne nel corridoio, poi ha aperto la porta dell'aula VII/2 e dall'uscio ha sparato dentro verso la cattedra e i banchi. Più tardi, a terra conteranno 57 bossoli di proiettil. Soddisfato, Kosta è tornato nel corridoio, ma non ha salito le scale del primo piano, come invece aveva programmato di fare. È uscito nel cortile. E ha chiamato la polizia. "Venite..."

Gli agenti erano stati già allertati poco prima dalla vice-preside, la mattanza tra i banchi non è durata più di 2 minuti. Kosta aveva in tasca due fogli di quaderno spiegazzati: sul primo la lista, sul secondo la pianta del piano terra e del primo piano, con l'indicazione delle aule, e per ogni aula il numero dei ragazzi a cui puntare l'arma, e delle frecce tracciate con la matita, che indicano i percorso da compiere per entrare, uccidere, uscire.

Nello zaino aveva la pistola, un'altra semiautomatica, due caricatori da diciotto colpi pieni, tre bottiglie piene di benzina che doveva incendiare e lanciare contro il portone per bloccare chi avesse voluto fermare la strage prima del suo compimento. "Ci ha messo un mese per preparare il suo progetto di morte", riferisce la polizia. "Dopo la cattura ha spiegato in modo lucido cosa aveva fatto, senza risparmiare dettagli. Non prova alcun rimorso per quanto accaduto". Il killer bambino è così piccolo da non essere penalmente responsabile per ciò che ha fatto, perché la legge serba permette di incriminare i minori solo da 14 anni in su. Lo hanno portato in una clinica neuropsichiatrica, con lui c'è la madre anche lei sottoposta a custodia. Volto da adolescente, sangue freddo da adulto. Kosta non andrà in carcere. Per adesso ci va suo padre, sottosposto a un fermo di 48 ore, in cui dovrà spiegare come ha custodito le armi, legalmente detenute, e perché Kosta conoscesse il codice della cassaforte in cui le teneva. Ai poliziotti che gli hanno chiesto perché, il killer bambino ha detto: "Sono uno psicopatico".