La rete di spie russe che garantisce a Mosca la tecnologia militare occidentale
di Floriana BulfonArtem Uss e i suoi fratelli nell’ombra. Una legione di imprenditori, manager e broker attiva negli Stati Uniti e in Europa per contrabbandare gli strumenti tecnologici indispensabili al potenziamento dell’armata di Mosca. Come il giovane siberiano evaso dagli arresti nel Milanese, non sono quasi mai agenti segreti, ma figli della nomenklatura putiniana che uniscono il patriottismo al guadagno, arricchendosi grazie all’import proibito. Gli apparati di intelligence del Cremlino li coordinano e sostengono, permettendogli di proseguire le loro operazioni senza correre rischi: la pagina dei ricercati dell’Fbi si sta riempendo di foto di russi, molti dei quali in uniforme militare, che sono sfuggiti alla cattura. Lì, sotto la voce “controspionaggio”, compaiono pure Yevgeniy Alexandrovich Grinin e Andrey Georgiyevich Zakharov, che da Londra sono stati due uomini chiave della rete Serniya creata dagli 007 dell’Fsb e capace di procacci…
Artem Uss e i suoi fratelli nell’ombra. Una legione di imprenditori, manager e broker attiva negli Stati Uniti e in Europa per contrabbandare gli strumenti tecnologici indispensabili al potenziamento dell’armata di Mosca. Come il giovane siberiano evaso dagli arresti nel Milanese, non sono quasi mai agenti segreti, ma figli della nomenklatura putiniana che uniscono il patriottismo al guadagno, arricchendosi grazie all’import proibito. Gli apparati di intelligence del Cremlino li coordinano e sostengono, permettendogli di proseguire le loro operazioni senza correre rischi: la pagina dei ricercati dell’Fbi si sta riempendo di foto di russi, molti dei quali in uniforme militare, che sono sfuggiti alla cattura. Lì, sotto la voce “controspionaggio”, compaiono pure Yevgeniy Alexandrovich Grinin e Andrey Georgiyevich Zakharov, che da Londra sono stati due uomini chiave della rete Serniya creata dagli 007 dell’Fsb e capace di procacciare, fino a pochi mesi fa, apparecchiature hi-tech. Il paradosso è che questo network ha continuato a funzionare anche dopo l’intervento delle autorità di Washington, che l’ha inserito nella lista nera delle sanzioni e ha incriminato i suoi artefici.
L’architrave del sistema è la compagnia Treydtuls: un’inchiesta del Financial Times ha ricostruito come le società ombra legate a questo marchio abbiano trasferito in Russia materiali vietati, comprati soprattutto in Europa ma pure negli States. Lo scorso dicembre sarebbero riusciti a far partire dalla Germania 22 tonnellate di macchinari di precisione, destinati alle fabbriche di armi. Il bene più prezioso per l’industria bellica moscovita sono i semiconduttori, fondamentali per i sistemi di guida dei missili: Treydtuls attraverso una piccola sigla di Singapore ne ha acquistati negli Usa dalla Texas Instruments, dalla Analog Devices, dalla Altera e in Germania dalla IC-Haus. In tutto, dal febbraio 2022 sono riusciti a far arrivare a Mosca equipaggiamenti per 900mila dollari. Treydtuls ha anche una società gemella, Robin Trade, che fino all’inizio della guerra ha ottenuto importazioni per 12 milioni di dollari. E allo stesso indirizzo c’è una terza sigla – la NTS Wellink – che ha partecipato alle gare per rifornire gli apparati statali più sensibili, incluso il Servizio di Protezione Federale che si occupa della sicurezza di Putin.
Seguire le tracce delle attività del network Serniya significa inoltrarsi in un dedalo di società sparse in tutto il pianeta, sempre con sedi insospettabili. Come l Majory LLP e Photon Pro LLP di Londra o decine di compagnie aperte negli Stati Uniti, anche da cittadini statunitensi nati in Ucraina ai tempi dell’Urss e ingaggiati dall’intelligence russa. Agli ordini di Serniya ad esempio c’era pure Vadim Konoshchenok, sospettato di essere un colonnello dell’intelligence, che viveva da anni in Estonia: è stato arrestato dalle guardie di frontiera estoni mentre cercava di far entrare in Russia microchips e munizioni. Con lui aveva alcune casse dei proiettili speciali usati dai cecchini in Ucraina.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano questa rete ha svolto la sua opera per conto dell’Fsb, l’erede del Kgb, e in particolare per il Direttorato dello spionaggio scientifico e tecnologico, il famigerato “Direttorato T”. Ma si sarebbero mossi anche per il servizio segreto estero Svr, per il colosso statale degli armamenti Rostec e per quello dell’energia nucleare Rosatom, che ha in carico pure gli ordigni strategici della Difesa. Alcuni degli equipaggiamenti che hanno procurato sarebbero serviti per costruire i missili ipersonici utilizzati per bombardare Kiev.
In questi file non compare il nostro Paese. Ma il Financial Times ricorda come dal 16 al 22 aprile il sottosegretario al Tesoro Usa Brian Nelson ha visitato Italia, Svizzera, Austria e Germania per mettere in guardia sulla capacità russa di beffare l’embargo e continuare a ottenere strumenti per i programmi militari più avanzati. “A Milano – riporta il comunicato ufficiale - il sottosegretario Nelson ha avuto incontri con le banche per chiedere informazioni sullo stato della loro esposizione con la Russia e sui piani strategici per gestire concretamente le sanzioni e altri rischi, oltre ai metodi di finanziamento illecito”.