I serbi allo specchio dopo la strage: “Non siamo l’America, ma il culto delle armi è forte anche qui”
dal nostro inviato Fabio TonacciBelgrado - Serbia, provincia d'America. Proprio questo Paese, dove nessuno ha dimenticato chi guidava i bombardamenti su Belgrado nel 1999 (gli Stati Uniti) e chi invece si rifiutò di lanciare missili sui palazzi del regime di Milosevic (la Russia), si scopre teatro della prima strage europea di studenti fatta da un loro compagno con la pistola. Proprio come a Columbine, a Uvalde, a Blacksburg, quei posti così americani impressi nella memoria collettiva per le orrende uccisioni di massa stile videogame nelle scuole. Dove è il punto del deragliamento della vita del killer bambino Kosta Kecmanovi?? Perché nessuno se n'è accorto? E in quale contesto è maturato? La Serbia, che pensa all'Occidente ma ha un governo che guarda a Mosca, proclama tre giorni di lutto nazionale. E, intanto, interroga se stessa, a cominciare dal tema delle armi.
Belgrado - Serbia, provincia d'America. Proprio questo Paese, dove nessuno ha dimenticato chi guidava i bombardamenti su Belgrado nel 1999 (gli Stati Uniti) e chi invece si rifiutò di lanciare missili sui palazzi del regime di Milosevic (la Russia), si scopre teatro della prima strage europea di studenti fatta da un loro compagno con la pistola. Proprio come a Columbine, a Uvalde, a Blacksburg, quei posti così americani impressi nella memoria collettiva per le orrende uccisioni di massa stile videogame nelle scuole. Dove è il punto del deragliamento della vita del killer bambino Kosta Kecmanovi?? Perché nessuno se n'è accorto? E in quale contesto è maturato? La Serbia, che pensa all'Occidente ma ha un governo che guarda a Mosca, proclama tre giorni di lutto nazionale. E, intanto, interroga se stessa, a cominciare dal tema delle armi.
Nei caffè di Belgrado si parla solo di questo, degli otto adolescenti morti nell'istituto primario dei ricchi. È già diventata una questione politica perché il ministro dell'Istruzione Branko Ruzic ha portato la strage sul piano dello scontro dei valori, dell'est virtuoso e dell'ovest corrotto. "Come sapete", ha detto parlando in televisione, "la Serbia sfortunatamente è in quella parte di mondo dove questo genere di episodi accade sempre più spesso. La perniciosa, malata, influenza di internet, dei videogames e dei cosiddetti valori occidentali è evidente, ed è chiaro a tutti noi che bisogna cambiare rotta, prendere misure più stringenti...". A stare alle reazioni che si raccolgono per strada e quelle di intellettuali e professionisti, si percepisce come sul punto, così come sull'invasione russa dell'Ucraina e sull'ingresso della Serbia nell'Unione europea, l'opinione pubblica sia divisa e articolata.
Vladimir Vuletic è uno dei più seguiti sociologi di Belgrado. "Ciò che è accaduto nella scuola Ribnikar - ragiona con Repubblica - è il risultato di una confluenza di circostanze, individuali, sociali e famigliari. Ma è importante capire che il culto delle armi in Serbia è forte quanto in America, ed è socialmente accettato, basti pensare ai colpi che si sparano in aria durante i matrimoni. La strage è stata un trauma per tutti, perché autore e vittime sono bambini. Pensavamo che accadessero solo nella lontana America, ma l'America, scopriamo, non è poi così lontana, pistole e fucili circolano con troppa facilità in Serbia, quindi non sono sorpreso che la prima strage di studenti sia capitata qui. E non mi sento di escludere che non possa accadere ancora, qui o nel resto d'Europa: seguiamo tutti i valori americani, perché è il capitalismo che ce li ha dati".
C'è chi invece toglie la questione dal piano dei valori e la ricoduce alle scelte del governo. Darko Trifunovic, analista dell'Istituto studi europei e americani, se la prende con la nuova normativa sull'istruzione che a suo parere permette agli studenti di avere solo diritti e nessun dovere. "E me la prendo anche con l'ambascisata americana che ha finanziato le ong che hanno fatto pressioni per il cambio della normativa. Nelle scuole serbe, inoltre, ci sono graffiti di criminali di guerra alle pareti e i bambini hanno perso la bussola. Penso anche che il supporto del governo alla Russia sia troppo esplicito e permetta ai rappresentanti della Wagner di avvicinare i nostri ragazzi. Un mese fa, per dire, gli emissari di un ministero russo sono andati a parlare di guerra in una scuola a Vranje (città al confine col Kosovo, ndr) senza l'autorizzazione del nostro ministro dell'Istruzione. La strage alla Ribnikar non ha niente a che fare coi valori occidentali, cose così accadono anche in Russia".
La guerra in Ucraina può aver giocato un ruolo nella percezione della violenza, ritiene infine il giornalista politico Alexander Apostolovski. "È strano che questo tipo di strage sia avvenuta in Serbia, ma non dobbiamo dimenricarci la guerra in corso, l'incremento dei casi di violenze domestiche e degli episodi di bullismo: tutti fattori che influenzano le generazioni più giovani".