Brexit, i giovani britannici dicono sempre più no: l'86 per cento vorrebbe tornare in Europa
di Enrico FranceschiniLONDRA – La stragrande maggioranza dei giovani britannici voterebbe per restare nell’Unione Europea, se si tenesse un nuovo referendum sulla Brexit. A sette anni dalla storica decisione del Regno Unito di separarsi dalla Ue, l’86 per cento dei cittadini fra i 18 e i 25 si schiera per tornare a fare parte dell’Europa unita, in un rilevamento condotto da ITVYouthTracker. Soltanto il 14 per cento sceglierebbe di nuovo il “divorzio” dal continente che sorge al di là della Manica.
Già da qualche tempo una maggioranza degli interpellati rinnega la Brexit nei sondaggi, ma con percentuali più basse, fra il 55 e il 58 per cento, quando a rispondere è la popolazione generale, cioè in ogni fascia di età. Il fatto che il rifiuto della Brexit sfiori il 90 per cento fra le nuove generazioni di elettori suggerisce tuttavia che, con il passare del tempo, crescerà anche percentualmente il numero di coloro che vorrebb…
LONDRA – La stragrande maggioranza dei giovani britannici voterebbe per restare nell’Unione Europea, se si tenesse un nuovo referendum sulla Brexit. A sette anni dalla storica decisione del Regno Unito di separarsi dalla Ue, l’86 per cento dei cittadini fra i 18 e i 25 si schiera per tornare a fare parte dell’Europa unita, in un rilevamento condotto da ITVYouthTracker. Soltanto il 14 per cento sceglierebbe di nuovo il “divorzio” dal continente che sorge al di là della Manica.
Già da qualche tempo una maggioranza degli interpellati rinnega la Brexit nei sondaggi, ma con percentuali più basse, fra il 55 e il 58 per cento, quando a rispondere è la popolazione generale, cioè in ogni fascia di età. Il fatto che il rifiuto della Brexit sfiori il 90 per cento fra le nuove generazioni di elettori suggerisce tuttavia che, con il passare del tempo, crescerà anche percentualmente il numero di coloro che vorrebbero il ricongiungimento della Gran Bretagna con la Ue.
L’ipotesi non viene presa in considerazione dal governo, anche se il nuovo premier conservatore Rishi Sunak ha firmato un accordo con Bruxelles per risolvere i problemi post-Brexit legati all’Irlanda del Nord, una delle quattro regioni del Regno Unito, e sta cercando di avere migliori rapporti con la Ue rispetto ai suoi predecessori Liz Truss e Boris Johnson. Nemmeno il partito laburista, se andasse al governo alle prossime elezioni, in programma a fine 2024, propone di rimettere in discussione la Brexit: il suo leader Keir Starmer vuole “farla funzionare” il meglio possibile, ma preferisce per il momento non riaprire un dibattito che potrebbe dividere in due il Paese.
Il nuovo sondaggio, tuttavia, indica che in futuro la questione non sarà più fonte di lacerazioni sociali: nel momento in cui l’80 per cento o più della popolazione totale fosse favorevole al ritorno nell’Unione Europea, è evidente che qualunque partito britannico al governo sarebbe pronto o addirittura costretto ad avviare negoziati in tal senso.
È il caso di ricordare che i giovani britannici sono sempre stati contro la Brexit. Nel referendum del 2016, l’uscita dalla Ue fu approvata 52 a 48 per cento dalla popolazione generale, ma dai 44 anni in giù gli elettori votarono per restare nella Ue. Queste le percentuali per età nel voto di sette anni or sono: al di sopra dei 65 anni, 60 per cento per la Brexit, 40 per cento contro la Brexit; nella fascia tra 55 e 64 anni, 57 per cento per la Brexit, 43 per cento contro; nella fascia 45-54 anni, 56 per cento per la Brexit, 44 per cento contro; nella fascia 35-44 anni, 48 per cento per la Brexit, 52 per cento contro; nella fascia 25-34 anni, 38 per cento per la Brexit, 62 per cento contro; e nella fascia 18-24 anni, 27 per cento per la Brexit, 73 per cento contro. La conferma che la Brexit passò grazie agli anziani e alle persone di mezza età, mentre le giovani generazioni volevano restare in Europa.
Da allora quel 73 per cento dei più giovani schierati contro la Brexit è salito, secondo l’ultimo sondaggio, a un ancora più largo 86 per cento. Il segnale che gli effetti concreti dell’uscita dalla Ue hanno aumentato il desiderio di Europa tra le nuove generazioni.