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Tajani: "Basta lamentarsi, per contare di più nell'Ue dobbiamo essere seri e credibili e fare proposte"

Il ministro degli Esteri italiano interviene alla Conferenza sullo Stato dell'Unione a Fiesole e lancia messaggi agli alleati anche sull'immigrazione ("Chi ha un'identità forte non chiude le porte"). Poi l'apertura alla possibile mediazione cinese nella guerra in Ucraina 
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FIESOLE - “Inutile lamentarsi, per contare di più nell’Ue bisogna essere credibili, seri, responsabili e fare proposte”. Non sarà un rimprovero, ma perlomeno è un appello, quello che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infilato questa mattina a Fiesole all’interno del discorso appassionatamente europeista che ha tenuto a Fiesole, all’apertura dello “State of the Union - Costruire l’Europa in tempi di incertezza”, l’annuale conferenza organizzata dallo European University Institute, che domani vedrà la presenza anche dell’Alto rappresentate della politica estera Josep Borrell e del Commissario all’Economia Paolo Gentiloni.

Le priorità italiane

“Non serve lamentarsi di ‘motori franco-tedeschi’, a Bruxelles bisogna starci e farsi valere, mettiamocela tutta per farci ascoltare”, ha detto il vicepremier Tajani, sottolineando quelle che sono oggi le priorit&a…

FIESOLE - “Inutile lamentarsi, per contare di più nell’Ue bisogna essere credibili, seri, responsabili e fare proposte”. Non sarà un rimprovero, ma perlomeno è un appello, quello che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infilato questa mattina a Fiesole all’interno del discorso appassionatamente europeista che ha tenuto a Fiesole, all’apertura dello “State of the Union - Costruire l’Europa in tempi di incertezza”, l’annuale conferenza organizzata dallo European University Institute, che domani vedrà la presenza anche dell’Alto rappresentate della politica estera Josep Borrell e del Commissario all’Economia Paolo Gentiloni.

Le priorità italiane

“Non serve lamentarsi di ‘motori franco-tedeschi’, a Bruxelles bisogna starci e farsi valere, mettiamocela tutta per farci ascoltare”, ha detto il vicepremier Tajani, sottolineando quelle che sono oggi le priorità del governo italiano sui tavoli europei: l’economia e l’immigrazione. Sul primo punto ha chiesto che dal Patto per la stabilità e la crescita siano escluse le spese per la transizione ecologica, il Pnrr e gli aiuti all’Ucraina. Quanto all’immigrazione, ha ricordato che il tema è assolutamente continentale (“Basta guardare ai corridoi balcanici”), ma è sembrato anche invitare gli alleati di governo a non fare barricate: “Chi ha un’identità forte non chiude le porte. L’Africa, così come il Sudamerica, aspetta l’Europa”. Sulla guerra ha ricordato che “la pace significa l’indipendenza dell’Ucraina”, che serve tutelare l’accordo sul grano e la centrale di Zaporizhzhia, che Cina e Vaticano possono mediare per la pace, mentre, a domanda sull’attacco al Cremlino, di cui “non si sa l’origine”, ha detto che è importante “non far peggiorare la situazione”.

Dove serve più Europa

Sarà stata la sede dell’evento, e il suo passato da presidente di aula a Strasburgo, ma Tajani ha usato toni e argomenti profondamente europeistici nel suo intervento, in cui ha invocato la nascita di una difesa comune (“Che non è in alternativa alla Nato, ma serve invece a rafforzare l’Europa dentro la Nato. Senza una difesa europea non si fa politica estera e non si porta la pace, i militari sono gli ultimi ad essere dei guerrafondai”), l’allargamento all’Ucraina e nei Balcani, il superamento del voto all’unanimità nel Consiglio e l’ampliamento dei poteri dell’Europarlamento ad esempio nell’iniziativa legislativa (“Oggi praticamente monopolio della Commissione”).

European pride

Tajani, dopo aver ricordato di esser cresciuto in una famiglia nazionalista, ha infine spiegato con convinzione come, nonostante la freddezza di alcuni suoi alleati di governo, oggi non solo non ci sia alternativa all’Ue, ma la scelta dell’Europa è la più saggia e la più conveniente: “Finita la guerra, avremo giganti globali con cui confrontarci, e come italiani potremo vincere la sfida solo all’interno dell’Unione. Ma non è solo questione di interessi, bensì anche di valori. Un italiano, un polacco, un maltese e uno svedese hanno in comune secoli di storia, un’identità che è anche quella delle radici giudaico-cristiane, e lo dico senza nessuna sindrome del sacrestano. Ricordiamoci sempre che siamo l’unico continente al mondo senza pena di morte”.

Un’alleanza tra il centro e la destra in Europa

Infine un segnale in vista delle prossime elezioni europee e dei movimenti per mandare in soffitta l’alleanza bipartisan tra socialisti e popolari: “Io sono stato eletto presidente del Parlamento europeo con una maggioranza alternativa alla sinistra, che è una maggioranza composta da liberali, conservatori e popolari. Credo che anche in Europa un sistema di alternanza e un confronto tra idee e proposte liberali, conservatrici e popolari, e proposte di sinistra, sia un confronto giusto che renderebbe anche l'Europa più democratica”.