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Elezioni in Turchia, il capo-consigliere di politica estera di Kilicdaroglu: "Rapporti più forti con Ue e nuovo patto sui migranti"

Il conflitto in Ucraina, le relazioni con la Nato e il dossier S-400, la normalizzazione con Assad: Unal Cevikoz spiega come cambierà la posizione internazionale di Ankara se a vincere fosse l'opposizione
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In Europa tutti si chiedono come potrebbe cambiare la posizione internazionale della Turchia se a vincere fosse Kemal Kilicdaroglu. Unal Cevikoz è stato ambasciatore e deputato, oggi è il suo capo consigliere di politica estera. Il primo obiettivo, dice, sarà rafforzare i legami con l'Occidente. "Lavoreremo per riaprire i colloqui per l'ingresso nell'Unione europea e per rivedere - senza ricatti - l'accordo sui migranti del 2016. Siamo determinati anche a risolvere il problema degli S-400 con gli americani".

In Europa nessuno parla più di ingresso della Turchia. Come pensate di riaprire il dossier?
"Vorrei fare una premessa: credo che queste per la Turchia siano elezioni davvero cruciali, negli ultimi 20 anni sfortunatamente il nostro Paese si è allontano da valori universali come la democrazia, i diritti fondamentali, e con l'introduzione del presidenzialismo nel 2017 attraverso un referendum, lo stato di diritto …

In Europa tutti si chiedono come potrebbe cambiare la posizione internazionale della Turchia se a vincere fosse Kemal Kilicdaroglu. Unal Cevikoz è stato ambasciatore e deputato, oggi è il suo capo consigliere di politica estera. Il primo obiettivo, dice, sarà rafforzare i legami con l'Occidente. "Lavoreremo per riaprire i colloqui per l'ingresso nell'Unione europea e per rivedere - senza ricatti - l'accordo sui migranti del 2016. Siamo determinati anche a risolvere il problema degli S-400 con gli americani".

In Europa nessuno parla più di ingresso della Turchia. Come pensate di riaprire il dossier?
"Vorrei fare una premessa: credo che queste per la Turchia siano elezioni davvero cruciali, negli ultimi 20 anni sfortunatamente il nostro Paese si è allontano da valori universali come la democrazia, i diritti fondamentali, e con l'introduzione del presidenzialismo nel 2017 attraverso un referendum, lo stato di diritto e la separazione dei poteri sono stati danneggiati, scossi. Nei primi 100 giorni faremo faremo ciò che è necessario per ripristinare lo Stato di diritto, l'indipendenza della magistratura, la giusta separazione tra i poteri, la libertà dei media e di espressione. Questo ci permetterà di aprire una nuova stagione di fiducia con i nostri partner europei".

Anche liberando il leader curdo Demirtas e il filantropo Osman Kavala come chiede la Corte europea dei diritti umani?
"Certo, rispetteremo le decisioni della Corte e tutti i trattati internazionali".

Questo implica anche ripristinare la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne stracciata da Erdogan?
"Certamente. È uno dei trattati firmati dalla maggioranza dei paesi membri. In un paio di settimane dopo la vittoria la Turchia rientrerà nella convenzione".

Cosa significa rivedere l'accordo del 2016 sui migranti?
"Vogliamo ridefinire le condizioni in modo che possa essere rispettato da tutte le parti e in tutti i suoi aspetti, compreso quello della liberalizzazione dei visti. Questo vuol dire sviluppare una politica comune con l'Ue sulle migrazioni, senza fare ricatti perché non è il nostro stile politico".

Kilicdaroglu promette che rimanderà i siriani in Siria, ma è realistico parlare di "rimpatri volontari" per migliaia di persone che sono fuggite da un regime ancora al potere?
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Il governo incentiverà i rimpatri volontari, che significa promuovere la ricostruzione in Siria e per farlo dobbiamo riprendere il dialogo con Assad. Il dialogo tra Ankara e Damasco è assolutamente necessario, ma serve il contributo di tutta la comunità internazionale per un Paese devastato dalla guerra civile. Chiederemo come assicurazione che chi torna non sia perseguito, se non partecipa a azioni terroriste o criminali".

Prima di qualsiasi dialogo Assad chiede che ritiriate le truppe dal Nord della Siria.
"È meglio non fissare pre condizioni per inizare negoziati seri. Non credo che con un nuovo governo Assad continuerà a insistere su questa condizione. Ci sono diversi meccanismi usati in passato come il protocollo di Adana che impegnava entrambi i Paesi a non lasciare che dal proprio territorio si commettessero azioni criminali e terroristiche contro l'altro Paese. Con l'asicurezione che i nostri confini saranno di nuovo sicuri possiamo recuprare la fiducia reciproca e forse arriverà un futuro in cui non vedremo più come necessaria alla nostra sicurezza la presenza di truppe turche in territorio siriano".

Il presidente Erdogan si è ritagliato un ruolo di mediatore importante tra Mosca e Kiev, ma la Turchia, membro Nato, ha rifiutato di aderire alle sanzioni contro Mosca. Cambiereste approccio?
"
La Turchia ha aderito a una serie di sanzoni soprattutto finanziarie perché appartiene al sistema bancario occidentale e non stiamo consentendo ai russi di usare il nostro Paese per bypassare le sanzioni. Allo stesso tempo abbiamo grosse relazioni commerciali con la Russia, dipendiamo dal gas russo e dobbiamo avere un approccio equilibrato e prudente. Continueremo a mediare nel conflitto come abbiamo fatto per il grano o per lo scambio di prigionieri".

Sugli S-400, che tanto hanno fatto infuriare Usa e Nato, cosa fareste in caso di vittoria?
"Kilicdaroglu ha spiegato che l'acquisto degli S-400 ha avuto costi altissimi per la Turchia. La Turchia stava nel processo F-35, aveva speso molto per i caniteri di costruzione e ora è stata esclusa per i S-400: questo dossier deve essere sistemato. Non possiamo certamente restituirli alla Russia ma si possono trovare soluzioni nel modus operandi che non danneggino la sicurezza dei nostri alleati della Nato. E rimuovere così il veto del Congresso Usa perché riammetta la Turchia alla cooperazione tecnologica con l'industria della difesa occidentale".