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Ucraina, il portavoce governativo Vlasiuk: "Dalla Cina componenti per le armi russe. Sanzionare le app di Mosca"

Il coordinatore del gruppo di esperti Yermak-McFaul spiega dove vede ancora margini per sanzionare Mosca: "Smettere di vendere le app russe sui negozi Apple o Google". E rivela: sui campi di battaglia ucraini armi russe con componenti che arrivano da Pechino
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Vlad Vlasiuk è il coordinatore del gruppo di esperti ucraino Yermak-McFaul, l'instancabile portavoce di Volodymyr Zelensky sulla spinosa questione delle sanzioni. È l'uomo, insomma, che ha il compito di insistere perché il mondo isoli seriamente la Russia. In quest'intervista con Repubblica, Vlasiuk spiega dove vede ancora margini per sanzionare Mosca. E rivela che sui campi di battaglia ucraini stanno arrivando sempre più armi russe con componenti cinesi - e nonostante Pechino abbia dichiarato di non vendere armi a "nessuna delle parti in conflitto".

Vlasiuk, gli americani spingono per un bando di tutte le esportazioni verso la Russia, ma la Ue frena.
"Ogni misura intrapresa contro la Russia è utile. Aiuta anche a prevenire il fatto che la Russia aggiri le sanzioni. Bisogna danneggiare l'economia russa, soprattutto quella militare, quella che sta fornendo i materiali per la guerra contro di noi".  

Anc…

Vlad Vlasiuk è il coordinatore del gruppo di esperti ucraino Yermak-McFaul, l'instancabile portavoce di Volodymyr Zelensky sulla spinosa questione delle sanzioni. È l'uomo, insomma, che ha il compito di insistere perché il mondo isoli seriamente la Russia. In quest'intervista con Repubblica, Vlasiuk spiega dove vede ancora margini per sanzionare Mosca. E rivela che sui campi di battaglia ucraini stanno arrivando sempre più armi russe con componenti cinesi - e nonostante Pechino abbia dichiarato di non vendere armi a "nessuna delle parti in conflitto".

Vlasiuk, gli americani spingono per un bando di tutte le esportazioni verso la Russia, ma la Ue frena.
"Ogni misura intrapresa contro la Russia è utile. Aiuta anche a prevenire il fatto che la Russia aggiri le sanzioni. Bisogna danneggiare l'economia russa, soprattutto quella militare, quella che sta fornendo i materiali per la guerra contro di noi".  

Anche all'interno dell'Europa sembra difficile trovare intese su passi ulteriori. La Germania vorrebbe ottenere sanzioni anche nel campo della tecnologia nucleare, la Francia è contraria.
"Le sanzioni contro il colosso russo Rosatom sono un dossier complicato. Ma deve esserci un segnale chiaro in questo senso, l'importante è avviarle. So che ci sono molti Paesi che hanno problemi. Ma noi in Ucraina abbiamo già sostituito la tecnologia di Rosatom, non è impossibile. L'importante è restare uniti".

Cosa fare?
"Rosatom resta una priorità. Ma noi saremmo anche per sanzionare i propagandisti russi e le tecnologie digitali, prendendo di mira ad esempio tutte le app sviluppate in Russia o bandendo da YouTube i video di propaganda del gruppo Wagner. I servizi russi IT sono usati per scopi militari, sarebbe giusto sanzionarli".

Non è complicato chiedere alle Big Tech americane ma soprattutto cinesi di bandire le app e i contenuti russi?
"Intanto cominciamo con lo smettere di vendere le app russe sui negozi Apple o Google, impediamo di aggiornarle, di venderne le licenze".

Di recente avete proposto di abbassare il prezzo del tetto del petrolio, sostenete che 60 dollari siano troppi. Ma alcuni sostengono che un prezzo troppo basso farebbe scappare i fornitori in altre parti del mondo, rischiando di lasciare l'Occidente a secco.
"Cominciamo con il far rispettare il price cap attuale, intanto. La Russia aggira anche quello. Il vero prezzo del petrolio venduto all'India, ad esempio, è 74 dollari. Se c'è uno sforzo davvero unito per contrastare queste manovre per aggirare il tetto al prezzo del petrolio, credo che ci si possa riuscire".

Come evitare l'aggiramento delle sanzioni?
"La cosa più grave per noi, la più inquietante, è che la Russia sta ancora ricevendo componenti dall'estero per le sue armi. Non più dall'Europa, e questa è una buona notizia. Ma stanno aumentando gli arrivi di componenti dalla Cina".

Allora la Cina mente quando sostiene di non fornire armi "a nessuna delle parti in conflitto"?
"Non sto assolutamente dicendo che quelle armi arrivino direttamente dalla Cina. Mi limiterò a dire che però un problema c'è. Bisogna chiedersi: Pechino ha fatto abbastanza per prevenire che queste componenti arrivino all'esercito russo? E che questi flussi si stiano ingrossando? Ho letto un rapporto basato su dati molto solidi, tra cui dati della dogana, che sostengono che le esportazioni dall'Occidente verso la Russia attraverso Paesi come l'Armenia, la Georgia, il Kazakhstan, Turkmenistan e altri Pesi centrasiatici stanno aumentando. È qualcosa su cui riflettere. Sono Paesi che evidentemente non riescono a controllare bene le tratte del commercio o a sfuggire ai trucchetti della Russia. Ma vorremmo che ci provassero, almeno".

Da quando stanno arrivando più componenti cinesi?
"È difficile da dire. C'è un flusso di armi continuo sul campo di battaglia. E abbiamo notato che i pezzi delle armi russe che una volta erano americani o europei ora sono sempre più spesso sostituiti dai cinesi. Ma non sappiamo dire da dove vengano queste componenti che la Russia comunque non riesce a produrre ancora - o più - da sola"

Le sanzioni contro la Russia non funzionano, sostengono alcuni. Il Fmi aveva predetto un crollo del Pil del 10% per il 2022, alla fine la recessione è stata del 3%.
"Pensiamo che la Russia stia truccando i conti. Le stime più indipendenti parlano di un crollo di almeno il 6% del Pil. E lo stesso Vladimir Putin ha ammesso che gli effetti delle sanzioni sono molto pesanti. In più gli introiti incassati in virtù dei picchi dei prezzi energetici compensano molti crolli in altri settori. E tuttora il prezzo gonfiato a cui vendono il petrolio all'India gli regala almeno un miliardo di dollari di introiti all'anno".