Assalto a Capitol Hill, quattro Proud Boys colpevoli di sedizione
dal nostro corrispondente Massimo BasileNEW YORK - Quattro membri dei Proud Boys, tra cui l’ex leader Enrique Tarrio, sono stati dichiarati colpevoli di cospirazione sediziosa per aver guidato l’insurrezione del 6 gennaio 2021, quando migliaia di sostenitori trumpiani assaltarono il Congresso, con l’obiettivo di mantenere al potere il presidente sconfitto, Donald Trump.
Il verdetto è arrivato dopo sette giorni di deliberazioni nell’aula della Corte federale distrettuale di Washington e rappresenta un colpo duro per una delle organizzazioni neonaziste e suprematiste bianche più popolari negli Stati Uniti. L’accusa di sedizione è usata raramente nei tempi moderni e rimanda all’epoca dei secessionisti nella Guerra civile, quasi due secoli fa.
Sempre per sedizione erano stati condannati sei dei nove membri di un altro gruppo di estrema destra, gli Oath Keepers. E anche in quel caso tra i condannati figura il leader, Stewart Rhodes, un fanatico suprematista che si vedeva…
NEW YORK - Quattro membri dei Proud Boys, tra cui l’ex leader Enrique Tarrio, sono stati dichiarati colpevoli di cospirazione sediziosa per aver guidato l’insurrezione del 6 gennaio 2021, quando migliaia di sostenitori trumpiani assaltarono il Congresso, con l’obiettivo di mantenere al potere il presidente sconfitto, Donald Trump.
Il verdetto è arrivato dopo sette giorni di deliberazioni nell’aula della Corte federale distrettuale di Washington e rappresenta un colpo duro per una delle organizzazioni neonaziste e suprematiste bianche più popolari negli Stati Uniti. L’accusa di sedizione è usata raramente nei tempi moderni e rimanda all’epoca dei secessionisti nella Guerra civile, quasi due secoli fa.
Sempre per sedizione erano stati condannati sei dei nove membri di un altro gruppo di estrema destra, gli Oath Keepers. E anche in quel caso tra i condannati figura il leader, Stewart Rhodes, un fanatico suprematista che si vedeva come il nuovo George Washington. Ma anche questi non scherzavano: Tarrio si era autoproclamato ministro dell’Auto Difesa, insieme a un gruppo di “uomini veri” a cui sarebbe spettato il compito di trasformare la protesta nelle strade in uno scontro armato e organizzato.
Solo per il reato di cospirazione, in quattro rischiano una condanna che può arrivare a cinquant’anni di carcere. A cui poi aggiungere quelle per gli altri reati. La milizia guidata da Tarrio era finita al centro delle indagini dell’Fbi nelle ore successive all’insurrezione. Alcuni militanti erano apparsi in video e fotografie rilanciate sui social. Ma già da mesi erano diventati l’”esercito di Trump", quello a cui lo stesso presidente, in un duello televisivo con Joe Biden, aveva lanciato in diretta, davanti a milioni di telespettatori, il controverso messaggio di “stand back and stand by”, l’appello a stare con un passo indietro e in attesa.
Poco più di due mesi dopo, e a elezioni concluse, i Proud Boys ne avevano fatti dieci in avanti e si erano organizzati, come emerso dall’inchiesta dell’Fbi, per mobilitare i militanti ad assaltare il Congresso e bloccare la proclamazione del vincitore delle elezioni, il candidato dei Democratici Biden. Nel dicembre 2020 Trump su Twitter aveva chiesto ai suoi sostenitori di dare vita a una “protesta selvaggia” e senza precedenti a Washington in vista del suo comizio del 6 gennaio. Quello era stato il segnale. Da quel momento nelle chat di gruppo della milizia erano partiti i messaggi per organizzare “la rivoluzione” e scatenare la “guerra”.
Non un gesto nato sul momento. L’insurrezione era stata pianificata. Rispetto agli Oath Keepers, la cui organizzazione è stata decapitata dalle inchieste, i Proud Boys continuano ad avere una rete di miliziani e che ha fatto un salto di livello: è entrata nella politica attiva. Una mezza dozzina di Proud Boys è entrata nel comitato esecutivo del Partito repubblicano nella contea di Miami-Dade, in Florida.