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Zelensky, il lungo viaggio all'estero alla vigilia della controffensiva

Il presidente ucraino ha lasciato Kiev mentre cresce la tensione sul terreno. È probabile che non rientrerà prima del 16 maggio
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ODESSA - Alla vigilia della molto annunciata controffensiva ucraina, mentre la tensione sul campo è alle stelle, Volodymyr Zelensky - il leader che ha preso per mano il Paese convincendolo a resistere ai russi - se n'è andato e non si sa quando tornerà. "Non prima del 16 maggio", speculano i commenti più gettonati sui social, e cioè solo all'indomani dell'appuntamento a Berlino fissato il 13 e il 14 maggio. Una "fuga" per evitare una violenta reazione russa allo smacco dell'attacco con i droni al Cremlino? "Non potrebbe sfuggire per sempre a una vendetta, se fosse questa la vera ragione. Io ne dubito", dice il direttore del think tank Prism, Gennady Maksak: "E' un'agenda certamente già fissata in vista del vertice della Nato e del rapporto sullo stato di preparazione dell'Ucraina per i negoziati sull'adesione alla Ue".

L'agenda del presidente di uno stato sotto…

ODESSA - Alla vigilia della molto annunciata controffensiva ucraina, mentre la tensione sul campo è alle stelle, Volodymyr Zelensky - il leader che ha preso per mano il Paese convincendolo a resistere ai russi - se n'è andato e non si sa quando tornerà. "Non prima del 16 maggio", speculano i commenti più gettonati sui social, e cioè solo all'indomani dell'appuntamento a Berlino fissato il 13 e il 14 maggio. Una "fuga" per evitare una violenta reazione russa allo smacco dell'attacco con i droni al Cremlino? "Non potrebbe sfuggire per sempre a una vendetta, se fosse questa la vera ragione. Io ne dubito", dice il direttore del think tank Prism, Gennady Maksak: "E' un'agenda certamente già fissata in vista del vertice della Nato e del rapporto sullo stato di preparazione dell'Ucraina per i negoziati sull'adesione alla Ue".

L'agenda del presidente di uno stato sotto occupazione militare, braccato dal primo giorno per essere deposto o ucciso, è un evidente segreto militare. Ma è certo che la visita non annunciata di Volodymyr Zelensky in Occidente iniziata il 3 maggio in Finlandia mentre i russi accusavano Kiev di avere ordito il clamoroso attacco con due droni al Cremlino è una coincidenza sorprendente. Il governo ucraino ha preso fermamente le distanze dall'attacco, ma non sono passati inosservati i post su Telegram e su Twitter con cui il vice capo dell'ufficio presidenziale, Andry Yermak, sembrava rivendicarlo anticipatamente con emoticon di missili.

In ogni caso, il presidente Zelensky ha lasciato il suo Paese in un momento particolarmente delicato, mentre uno sciame di attacchi con droni colpiva obiettivi in Russia e in Crimea e mentre i russi facevano strage a Kherson, uccidendo 23 civili in un solo giorno. Non è certo la prima volta che Zelensky lascia temporaneamente l'Ucraina per raccogliere consensi e aiuti, per rafforzare l'immagine della sua Ucraina e perorare le cause ritenute più importanti: la fornitura di armi e munizioni sempre più incisive - ora è il turno degli F-16 - l'ingresso nella Ue e l'adesione alla Nato. Ma è la prima volta dal 24 febbraio 2022, inizio dell'invasione russa ufficiale dell'Ucraina, che lo fa nei giorni neri, in quelli in cui la pressione russa è più forte e l'incertezza è più diffusa, in cui si ricomincia a ritrovarsi a notte fonda nei rifugi mentre i bagliori e i botti della contraerea danno la caccia ai droni e ai missili nemici.

E' quello che è successo quasi ogni notte, negli ultimi giorni. Ci si ritrova nel cuore della notte, con il pigiama e un giaccone addosso, nei garage e nei sotterranei attrezzati in questi mesi con luce e prese di corrente, acqua e sedie. A Odessa, ieri, dalle finestre dell'albergo si vedevano i traccianti a poche centinaia di metri, nella zona blindata del porto. Ma è un segno di forza anche questo: in altri momenti il Paese aveva bisogno di essere continuamente rassicurato e Zelensky, in maglietta miliare e voce roca, lo faceva ogni sera dal quartiere generale di Kiev in via Bankova, con quei messaggi su internet che hanno rivoluzionato il modo di fare comunicazione politica e che lo hanno trasformato in un mese da leader screditato con consensi precipitati a protagonista assoluto sulla scena nazionale e internazionale. 

E oggi gli ucraini gli credono anche se non c'è. Hanno fiducia in lui che incita e promette la controffensiva imminente, hanno fiducia nella vittoria ed è questo che senti nelle strade al sole primaverile di Odessa, anche oggi che Zelensky è in giro per le capitali europee mentre i russi alzano in volo minacciosamente i bombardieri ipersonici con cui potrebbero scatenare la fine del mondo.

In Finlandia, dove è apparso ieri all'improvviso, ai giornalisti che gli hanno ripetutamente domandato quale fosse il motivo di un viaggio inatteso in un Paese relativamente secondario, per lui che fino a ora aveva sempre limitato le visite dirette alle capitali maggiori, Zelensky ha risposto sempre evasivamente. "Il nostro obiettivo è avere la piena adesione alla Nato. E questo è uno dei motivi per cui sono qui. E il secondo è rafforzare il nostro esercito, non entrerò nei dettagli se non vi dispiace". Argomenti ben noti, nessuna novità che spiegasse una partenza alla vigilia di quella che lui stesso aveva preannunciato come la grande controffensiva imminente.

Ieri sera, mentre mezzo mondo si domandava quando sarebbe rientrato a Kiev, erano state diffuse notizie secondo cui sarebbe rimasto in Finlandia per un numero imprecisato di giorni. "Non mi stupirei se stanotte i russi distruggessero la Bankova", diceva Sergej in un bistrot. Brindava alla resistenza della sua Ucraina, ma temendo il peggio. L'assenza di Zelensky dalla cittadella ha sicuramente tolto un alibi ai falchi russi per pretendere che venisse tentato un simile crimine, la distruzione degli uffici civili che ospitano la presidenza con tutti i suoi dipendenti. L'ex presidente russo Medvedev, uno che ormai non misura mai le parole, ieri ha detto che ormai "non resta che eliminarlo fisicamente", visto che gli ucraini avrebbero attaccato il Cremlino mirando - tesi assurda, visto il genere di attentato - alla vita del presidente Putin. "Noi non attacchiamo Putin o Mosca", ha replicato Zelensky dal suo esilio temporaneo: lo "lasceremo" alla giustizia internazionale. E prima che si levassero le sirene dell'allarme aereo, ieri notte si è saputo che oggi il presidente sarebbe arrivato proprio a L'Aia, dove c'è la sede della Corte penale internazionale che ha chiesto l'arresto del presidente russo per crimini di guerra.

Di fronte al Parlamento olandese, con il premier Mark Rutte e nella sede della Corte penale internazionale il presidente Ucraino ha giocato in casa, facendo esattamente quello che sa fare meglio: "Questa guerra che non volevamo deve essere l'ultima", ha detto con il suo sguardo profondo e la voce roca, la solita mimica che ha spinto mezzo mondo a concedergli aiuti di ogni natura, anche quelli più controversi come le armi, ribadendo la richiesta di istruire un tribunale speciale che persegua il crimine di aggressione, la madre di tutti i crimini commessi in una guerra. Chi aggredisce, chi invade, deve essere perseguito per questo e non salvarsi dietro la lunga catena di comando che finisce per scaricare molto più in basso la responsabilità dei "seimila crimini di guerra commessi dai russi solo ad aprile, che hanno portato alla morte di 207 civili ucraini, tra cui 11 bambini".

Nulla di nuovo sotto il sole. Finora, in Finlandia e in Olanda, Zelensky non ha fatto nulla di così inatteso da spiegare senza dubbi la sua decisione di lasciare l'Ucraina in un simile crocevia della sua storia. Il presidente ringrazia per le armi ricevute ma preme per nuove rapide forniture, "la controffensiva ci sarà" ma "anche se vinci perdi comunque vite umane" e l'unico modo per ridurne il conto è avere a disposizione abbastanza mezzi blindati e sicuri con cui combattere e avanzare, sostiene. I russi proveranno a ucciderlo, quando rimetterà piede in Ucraina? "Non è un argomento interessante", taglia corto.

E intanto a Berlino la polizia sta indagando sulla fuga di notizie che ha indispettito il governo ucraino, perché è dalla Germania stessa che è arrivata la notizia della prossima visita di Zelensky in agenda il 13, tra nove giorni. Una fuga di notizie che gli ucraini hanno giudicato pericolosa per la sicurezza, dicendo che potrebbero essere costretti ad annullarla o a cambiare programma. Ma non è chiaro se, nel frattempo, Zelensky tornerà a casa.