Darmanin, il "falco" della destra macronista che sogna la scalata all'Eliseo
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "Mi dispiace per questo malinteso". Non furono proprio delle scuse, ma nel 2018 Gérald Darmanin fu costretto a fare mea culpa con l'Italia dopo l'intervento di agenti della dogana francese nella stazione di Bardonecchia. Questa volta è improbabile che ci siano delle pubbliche scuse da Darmanin per aver detto che il governo Meloni è “incapace di gestire l'emergenza immigrazione”. Nell'entourage di Macron questa eventualità viene esclusa a priori. “Ha detto una cosa giusta ma nel modo sbagliato” commenta un macronista secondo cui c'è stato un eccesso di “gallismo” nei toni. Nel merito, però, diversi ministri condividono il senso di quanto detto, a partire da Clément Beaune, già sherpa di Macron e ora ai Trasporti. “Sul piano politico Darmanin ha ragione di ricordare cos'è l'estrema destra - commenta Beaune - e che dapperttutto, in Italia…
PARIGI - "Mi dispiace per questo malinteso". Non furono proprio delle scuse, ma nel 2018 Gérald Darmanin fu costretto a fare mea culpa con l'Italia dopo l'intervento di agenti della dogana francese nella stazione di Bardonecchia. Questa volta è improbabile che ci siano delle pubbliche scuse da Darmanin per aver detto che il governo Meloni è “incapace di gestire l'emergenza immigrazione”. Nell'entourage di Macron questa eventualità viene esclusa a priori. “Ha detto una cosa giusta ma nel modo sbagliato” commenta un macronista secondo cui c'è stato un eccesso di “gallismo” nei toni. Nel merito, però, diversi ministri condividono il senso di quanto detto, a partire da Clément Beaune, già sherpa di Macron e ora ai Trasporti. “Sul piano politico Darmanin ha ragione di ricordare cos'è l'estrema destra - commenta Beaune - e che dapperttutto, in Italia come altrove, fa molte promesse e in generale risolve pochi problemi".
Da ieri il telefono rosso tra Quai d'Orsay e Farnesina ribolle, con i diplomatici al lavoro per tentare di disinnescare l'ennesima crisi. "Non c'era alcuna volontà di ostracizzare l'Italia”, tenta di rassicurare Olivier Véran, portavoce del governo. Dietro le quinte, la cancellazione della visita di Antonio Tajani a stretto giro, pochi minuti dopo le dichiarazioni di Darmanin, è vista da alcuni come una mossa troppo affrettata. Una fonte diplomatica francese alza gli occhi al cielo: “In questi ultimi anni ci siamo abituati a questo tipo di sovra-reazioni da parte di Roma, con convocazioni di ambasciatore o cancellazione di vertici a ogni minimo intoppo”.
Ora comunque la priorità è evitare un’escalation, contenere la crisi e i danni collaterali. Non è escluso che ci sia un nuovo comunicato del ministero degli Esteri francese con Catherine Colonna che conosce bene la suscettibilità italiana da quando è stata ambasciatrice a Roma. A Palazzo Farnese c'è Christian Masset, che ha vissuto in prima persona tutte le ultime crisi diplomatiche, ed è molto ascoltato dal Presidente. Proprio in queste ore si decide tra Roma e Parigi quali potrebbe essere il miglior modo per avviare una distensione. Niente scuse, quindi, ma Emmanuel Macron potrebbe dare un segnale. In ottobre, dopo la vittoria di Giorgia Meloni, il leader francese aveva deciso di adottare un atteggiamento “pragmatico” con il nuovo governo italiano. Era lui che aveva “forzato” per incontrarla a Roma non appena nominata. Un approccio non condiviso da alcuni suoi consiglieri o ministri, convinti che bisognasse rimarcare la distanza politica e ideologica con Meloni e Salvini per non fare una favore a Marine Le Pen.
Uno dei “falchi” in disaccordo rispetto a questa linea morbida e dialogante è stato sicuramente Darmanin che si è affrettato a rivendicare di avere avuto ragione, quando a novembre la Francia è stata costretta ad accogliere l'Ocean Viking. Quarant'anni, da tre capo di place Beauveau, sede del ministero dell'Interno a due passi dall'Eliseo, Darmanin ha avuto come mentore Nicolas Sarkozy. Per la sinistra ha ereditato dall'ex presidente i modi un po' bulli di fare politica. Ricorda spesso di essere cresciuto in una famiglia di umili origini: suo padre era gestore di un bar e la madre addetta alle pulizie della Banca di Francia. Il nonno materno, di origine algerina, aveva partecipato alla guerra d'Algeria nell'esercito francese. È stato il nonno, sopravvissuto alla battaglia di Monte Cassino nel 1944, a trasmettere al nipote la fibra gollista, mentre il nonno paterno era un ebreo maltese. La sua carriera politica è stata fulminante, dopo essere cresciuto nel partito dei Républicains è diventato un fedelissimo di Macron. Il presidente lo ha sempre difeso, anche quando è stato coinvolto in accuse di violenza sessuale e abuso di potere, poi archiviate. Incarna la destra pura e dura della maggioranza, con un'ambizione non nascosta. È uno dei “presidenziabili” del governo per la successione di Macron, che per limiti costituzionali non potrà ripresentarsi nel 2027.