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Il Ppe diviso sull'alleanza con Meloni, netta chiusura a un accordo con la Lega

Da sinistra: Il presidente della Cdu Friedrich Merz, il leader del Ppe Manfred Weber, il leader Csu Markus Soeder (afp)
Il presidente della Cdu Merz possibilista, mentre il leader bavarese della Csu Soeder si oppone in modo chiaro al piano di Weber per l'apertura a Fratelli d'Italia dopo le elezioni europee del 2024. Contrasti anche sull'ipotesi di una ricandidatura di Von der Leyen alla guida della Commissione
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MONACO DI BAVIERA - Quando i primi flash del nuovo attacco della Francia a Giorgia Meloni sull'immigrazione baluginano sui cellulari, qualcuno comincia ad agitarsi. "Da che pulpito", mormora un navigato esponente della Cdu, "proprio lui che ha chiuso i porti e mandato l'esercito alla frontiera italiana. Ma quale europeista!". Al congresso del Ppe fa l'effetto di una bomba soprattutto tra chi sta tessendo la trama di un possibile accordo con la premier italiana post elezioni europee del 2024.

Anche se i Popolari europei "vantano ancora undici primi ministri", come ricorda orgoglioso in conferenza stampa il presidente, Manfred Weber, la consapevolezza c'è che a quell'appuntamento con le urne, il Ppe potrebbe perdere una decina di deputati e il podio del più numeroso gruppo parlamentare in Europa. E l'aggressività della Francia di Emmanuel Macron contro Meloni viene vista chiaramente come il tentativo di aff…

MONACO DI BAVIERA - Quando i primi flash del nuovo attacco della Francia a Giorgia Meloni sull'immigrazione baluginano sui cellulari, qualcuno comincia ad agitarsi. "Da che pulpito", mormora un navigato esponente della Cdu, "proprio lui che ha chiuso i porti e mandato l'esercito alla frontiera italiana. Ma quale europeista!". Al congresso del Ppe fa l'effetto di una bomba soprattutto tra chi sta tessendo la trama di un possibile accordo con la premier italiana post elezioni europee del 2024.

Anche se i Popolari europei "vantano ancora undici primi ministri", come ricorda orgoglioso in conferenza stampa il presidente, Manfred Weber, la consapevolezza c'è che a quell'appuntamento con le urne, il Ppe potrebbe perdere una decina di deputati e il podio del più numeroso gruppo parlamentare in Europa. E l'aggressività della Francia di Emmanuel Macron contro Meloni viene vista chiaramente come il tentativo di affossare un possibile allargamento del Ppe a destra. Un ampliamento che si sta rendendo ancora più inevitabile, nei ragionamenti dei pro-meloniani, alla luce del destino incerto dello storico membro italiano dei popolari, ossia Forza Italia. 

Macron, l'esponente più importante dei liberali europei, non è tuttavia l'unico ostacolo al piano esplicito di Weber di un'alleanza del Ppe con Fratelli d'Italia ma anche con i Conservatori cechi guidati da Marian Jurecka, ossia con due partiti del gruppo rivale dei Conservatori Ecr. La scommessa del Ppe è che quel gruppo avversario si scioglierà, dopo le elezioni europee, e che i popolari potranno assorbirne i partiti più moderati. Ma la guerra a bassa intensità di Macron contro Meloni è una spina nel fianco per chi ambisce a una coalizione tra Popolari, Liberali e pezzi di Ecr.

Il nemico, per Weber, è anche interno. Il leader Ppe deve convincere soprattutto "i colleghi dei partiti del Benelux, i portoghesi e il polacco Donald Tusk", mentre "il greco Mitsotakis, i croati e i bulgari" non sono contrari a una futura collaborazione con Fratelli d'Italia, argomentano due fonti vicine a Weber. Un continente spaccato, insomma, tra un nord contrario e un sud favorevole all'ampliamento di un eventuale coalizione del Ppe e dei liberali con Meloni e Jurecka. 

Quanto tuttavia il piano di una futura alleanza tra popolari e Meloni sia complicato si capisce quando i tre tenori dell'appuntamento di Monaco, i leader della Cdu, della Csu e del Ppe salgono sul podio giovedì pomeriggio, per la prima conferenza stampa della giornata. 

Il presidente della Cdu, Friedrich Merz, è il più conciso. "Il governo Meloni si sta comportando in maniera più ragionevole di quanto non avessimo temuto. Ma al momento non si parla di alleanze con Meloni nel Ppe". Per chi ci sta lavorando, quelle parole vengono interpretate come un'apertura. Poi è la volta, però, del leader dei bavaresi della Csu, Markus Soeder. "Trovo giusto che se ne parli, ma non riesco a immaginarmi che Meloni possa far parte del Ppe o che possa nascere una coalizione con l'estrema destra". Una chiusura esplicita. Un 'no' che va interpretato, però, alla luce di due fatti incontrovertibili. Il primo è la sua storica rivalità con Manfred Weber, principale regista dell'alleanza con Meloni. Il secondo, le elezioni di ottobre in Baviera, in vista delle quali Soeder ha bisogno di rinsaldare il muro invalicabile a destra. 

La Cdu/Csu è ancora l'azionista di maggioranza dei Popolari europei. E le rivalità tra i tre tenori tedeschi non riguardano soltanto l'alleanza con Meloni, ma anche la candidatura di Ursula von der Leyen per un secondo mandato. Una candidatura fragilissima, bollinata dalla Cdu/Csu nelle settimane scorse, ma lanciata da Soeder soprattutto per infastidire Merz e indebolirlo in vista dell'altra, grande sfida elettorale: quella nel 2025 per la cancelleria tedesca. Soeder sogna ancora di strappare quel podio al leader Cdu, e sa benissimo che l'attuale presidente della Commissione Ue è percepita da una parte dell'elettorato conservatore tedesco come troppo di sinistra, troppo verde. 

Non a caso il congresso di Monaco è dominato da due temi su cui i popolari sono estremamente critici con Bruxelles: Green Deal e agricoltura. E tra i parlamentari Cdu l'esecutivo di Bruxelles è già stato ribattezzato "Commissione Timmermans", ossia troppo dominato dalle ambizioni ambientaliste del socialista olandese e vicepresidente dell'esecutivo europeo. Su questo fronte, peraltro, Soeder è sulla stessa linea del suo arcinemico Weber. Anche il leader del Ppe è notoriamente contrario alla candidatura della sua connazionale per un secondo mandato. Weber non ha rinunciato all'attuale presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. E intanto, il leader dei Popolari lavora da mesi al patto con Meloni. 

I suoi fanno notare, a microfoni spenti, che al funerale di Benedetto XVI, Viktor Orbán ha tentato per tre giorni invano di incontrare Meloni. E la premier ha negato all'autocrate magiaro l'opportunità di rinfrescare il suo ricco carnet di foto con la premier italiana. Tra i weberiani, la cosa non è passata inosservata soprattutto perché durante il suo primo incontro con lei, Weber le aveva dato due consigli: "Evita di farti vedere con Orbán; l'Italia è un grande Paese è deve parlare con Scholz, Macron e Sanchez". Secondo, "al Consiglio europeo che voterà per il congelamento dei fondi per l'Ungheria per le violazioni dello stato di diritto, tu vota a favore". E Meloni non solo lo ha fatto, ma la scorsa settimana Fratelli d'Italia ha votato insieme al Ppe il mandato al Parlamento per negoziare con i capi di Stato e di governo sull'immigrazione. Segnali di convergenza che aiutano i piani di Weber. 

In conferenza stampa, Weber cita anche per l'ennesima volta le tre linee rosse per far parte dei conservatori europei: linea pro-europea, linea pro-ucraina, rispetto dello stato di diritto. E alla luce dei sostenitori di un'alleanza con Fratelli d'Italia, finora Meloni li rispetta tutti. Non a caso, Weber cita il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che avrebbe acconsentito in Italia ad allearsi con Meloni se quelle condizioni fossero state rispettate. Chi si può considerare fuori da qualsiasi futura alleanza con il Ppe, e questo lo sostengono trasversalmente tutti, è la Lega del filorusso Matteo Salvini. Un "assoluto no-go", sintetizza un vicepresidente a microfoni spenti.