LONDRA. Con la regina Elisabetta queste cose non accadevano mai. Oggi però c’è re Carlo III a Buckingham Palace e gli antimonarchici vedono uno spiraglio per poter imporre finalmente la Repubblica a questo Paese che da un millennio celebra incoronazioni di sovrani proprio come quella del 74enne Carlo oggi. Ecco dunque che fra la folla in attesa sono spuntati cartelli come “Abolish Monarchy”: e ci sono già le prime proteste e polemiche.
Stamattina è stato arrestato l’anti-monarchico Graham Smith, leader del movimento Republic, in base a una controversa nuova legge, il Public Order Act, approvata dal governo di Rishi Sunak e firmata proprio da Carlo mercoledì scorso. Smith è stato fermato perché aveva un megafono, che secondo la polizia “avrebbe recato disturbo ai presenti” in attesa del passaggio di Carlo e Camilla in carrozza, oltre ad avere cartelli con su scritto “not my King”, “non è il mio re”.
Le nuove norme, appositamente vaghe e che si applicano “in occasione di grandi eventi sportivi o culturali”, prevedono fino a un anno di carcere per chi blocca strade, aeroporti e ferrovie, mentre coloro che si incatenano o incollano a persone, oggetti o edifici rischiano fino a sei mesi di carcere e una multa potenzialmente senza limiti. Inoltre, la polizia avrà potere di perquisire preventivamente potenziali manifestanti “molesti”, per cercare di bloccarli prima che entrino in azione, come è successo a Smith. Ma non possono strappare cartelli o scritti contro il re, almeno in teoria.
Ma altri oppositori di Carlo e della Royal Family crescono non solo in strada ma anche tra i leader del Commonwealth. Nelle scorse ore, diversi Paesi come Belize e Giamaica che anche loro hanno il monarca britannico come capo di Stato, hanno invocato la repubblica a incoronazione neanche iniziata. Uno studio sul Daily Mail racconta come 6 nazioni su 14 del Commonwealth - nato dopo il disfacimento dell’impero coloniale di Londra - con Carlo come capo di Stato oggi voterebbero l’addio alla monarchia, incluse Canada e Australia.