La paura del Pentagono: e se l'intelligenza artificiale prendesse il controllo delle armi nucleari?
di Massimo BasileNEW YORK - Quando a ottobre il presidente degli Stati Uniti Joe Biden annunciò restrizioni alla vendita di microchip alla Cina, molti pensarono che in gioco ci fosse il futuro della produzione industriale di computer, auto elettriche e frigoriferi. In realtà c’era molto di più, ma venne tenuto sotto traccia: la competizione sull’uso dell’intelligenza artificiale negli armamenti nucleari. Robot dietro i missili nucleari, software per la gestione di tank, razzi con testate nucleari in grado di percorrere in autonomia migliaia di chilometri. Alla sfida tra le due grandi potenze della Terra si è aggiunto un terzo “elmento”: il robot. E il rischio che in futuro possa prendere il controllo delle armi.
NEW YORK - Quando a ottobre il presidente degli Stati Uniti Joe Biden annunciò restrizioni alla vendita di microchip alla Cina, molti pensarono che in gioco ci fosse il futuro della produzione industriale di computer, auto elettriche e frigoriferi. In realtà c’era molto di più, ma venne tenuto sotto traccia: la competizione sull’uso dell’intelligenza artificiale negli armamenti nucleari. Robot dietro i missili nucleari, software per la gestione di tank, razzi con testate nucleari in grado di percorrere in autonomia migliaia di chilometri. Alla sfida tra le due grandi potenze della Terra si è aggiunto un terzo “elmento”: il robot. E il rischio che in futuro possa prendere il controllo delle armi.
L'invasione dei robot killer
Al Pentagono, come spiega il New York Times in una lunga analisi, c’è una seconda agenda, riassumibile in due parole: "arms control", cioè il controllo degli armamenti. Se la Cina non accederà ai microchip americani di ultima generazione, dicono a Washington, la ricerca sull’intelligenza artificiale applicata alle armi subirà un rallentamento e gli Stati Uniti potranno approfittarne per guadagnare un vantaggio nella cyberguerra. Ma negli ultimi tempi ha preso forma uno scenario da incubo, di quelli su cui Hollywood ha fatto una fotuna: l’invasione di robot killer e di computer in grado di escludere dal controllo i loro stessi creatori. Al Pentagono e alla Casa Bianca, secondo il New York Times, si sono svolti briefing per analizzare il potenziale delle nuove tecnologie e i rischi che l’intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento nel controllo degli armamenti nucleari. Per questo i vertici militari hanno bocciato l’idea, lanciata a marzo da un forum di ricercatori e manager di big tech, tra cui Elon Musk, di mettere in pausa le ricerche sull’AI per ridurre il rischio di una “rivolta” futura dei robot.
Gli studiosi temono che l’intelligenza artificiale possa soppiantare gli umani. Il Pentagono, invece, è convinto che non ci sia tempo per fare filosofia: Cina e Russia, sostengono, non si fermeranno. Nessuno è in grado di indicare dove possa arrivare la nuova tecnologia applicata alle armi, ma tutti sono convinti che i ChatGpt, nome con cui si indicano i software progettati per instarurare conversazioni con gli umani, potrebbero sfuggire al controllo e prendere il sopravvento su generali e diplomazie. La domanda che a Washington si fanno è la stessa da cui sono partiti molti sceneggiatori a Hollywood: cosa può succedere se l’Intelligenza artificiale finisce nelle mani sbagliate? Alcuni armamenti già operano in autonomia. I missili Patriot prevedono l’"automatic mode”, un sistema che permette di entrare in azione con un tempo di reazione più veloce di quello umano. Ma si suppone che tocchi all’uomo avere l’ultima parola.
L’assassinio di Moshen Fakhrizadeh, uno dei più importanti scienziati nucleari dell’Iran, è stato condotto dai Servizi segreti israeliani del Mossad utilizzando un’arma guidata dall’intelligenza artificiale, seppure controllata in remoto. La Russia ha annunciato di recente la produzione di un missile a testata nucleare in grado di attraversare l’oceano e scansare tutti i sistemi difensivi nemici. I tempi di reazione stanno diventando talmente elevati che solo i robot sono in grado di rispettarli. Ma a quale costo? E chi può prevedere se risponderanno nel modo giusto? Paul Scharre, del Center for a New American Security, un think tank di Washington, in un libro del 2018 dal titolo Army of None, ha ricordato come “almeno tredici mancati incidenti nucleari” avvennero tra il 1962 e il 2002. Una statistica che “induce a credere come la perdita di controllo sia un fenomeno normale, seppure terribile, degli armamenti nucleari”.