Un summit con i Paesi dell'Asia Centrale: così la Cina punta a rafforzarsi nel "cortile di casa" di Mosca
dal nostro inviato Gianluca ModoloSEUL - Un summit di due giorni, quasi in contemporanea con il G7, tra Cina e Asia Centrale. Cinque i leader degli “stan” ex sovietici che il 18 e il 19 maggio voleranno a Xian, punto di partenza dell’antica Via della Seta, per ascoltare Xi Jinping. Una prima volta assoluta, che dimostra la volontà di Pechino di rafforzarsi in un’area storicamente cortile di casa di Mosca, presentandosi sempre più come partner economico e di sicurezza della regione.
Un vertice annunciato già mesi fa, ora ci sono le date. Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan: questi i partecipanti. "Il presidente Xi terrà un importante discorso e i leader si scambieranno opinioni sulle principali questioni internazionali e regionali", oltre a firmare "importanti documenti politici”, annuncia il portavoce del Ministero degli Esteri cinese. Vertici preparatori al summit ci sono stati nelle scorse settimane. Lo scorso 27 ap…
SEUL - Un summit di due giorni, quasi in contemporanea con il G7, tra Cina e Asia Centrale. Cinque i leader degli “stan” ex sovietici che il 18 e il 19 maggio voleranno a Xian, punto di partenza dell’antica Via della Seta, per ascoltare Xi Jinping. Una prima volta assoluta, che dimostra la volontà di Pechino di rafforzarsi in un’area storicamente cortile di casa di Mosca, presentandosi sempre più come partner economico e di sicurezza della regione.
Un vertice annunciato già mesi fa, ora ci sono le date. Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan: questi i partecipanti. "Il presidente Xi terrà un importante discorso e i leader si scambieranno opinioni sulle principali questioni internazionali e regionali", oltre a firmare "importanti documenti politici”, annuncia il portavoce del Ministero degli Esteri cinese. Vertici preparatori al summit ci sono stati nelle scorse settimane. Lo scorso 27 aprile il ministro degli Esteri Qin Gang aveva incontrato proprio a Xian i suoi cinque omologhi, affermando che Pechino "continuerà a sostenere la salvaguardia della vostra sovranità e integrità territoriale, aderendo alla politica di buon vicinato e amicizia”: quasi rassicurando le ex repubbliche sovietiche dopo l'aggressione di Mosca all’Ucraina.
L’Asia Centrale è snodo fondamentale per la Cina proprio per la sua Via della Seta: attraverso la regione passano i collegamenti ferroviari tra il Dragone e l’Europa. E secondo i dati del governo cinese, l'anno scorso gli scambi commerciali tra la Cina e i cinque Paesi ex sovietici hanno raggiunto la cifra record di 70,2 miliardi di dollari: un aumento di circa il 40% rispetto al 2021 e 100 volte il livello degli scambi successivi alla caduta dell'Unione Sovietica.
Un Paese più di tutti è cruciale per Xi: il Kazakhstan. Fu proprio dalla capitale kazaka - oggi Nur-Sultan, allora Astana - che il presidente cinese svelava al mondo dieci anni fa quella “yidai yilu”, “una cintura, una via”, che si trasformerà poi nella Bri, la Belt and Road Initiative: la Nuova via della seta. E lo scorso settembre, dopo quasi mille giorni di reclusione all’interno della Grande Muraglia causa Covid, Xi scelse proprio il Kazakhstan come meta del suo primo viaggio all’estero. Per Pechino il Kazakhstan è uno dei principali fornitori di minerali, metalli ed energia e soprattutto snodo cruciale della Bri per il transito delle merci cinesi verso il Vecchio Continente.
L’Asia centrale è sempre stata un laboratorio per la politica estera cinese, in parallelo con quello che faceva Mosca. Ma è una zona in cui i due Paesi sono stati comunque bene attenti finora a non pestarsi troppo i piedi. Le sanzioni occidentali alla Russia e il nuovo contesto geopolitico globale hanno creato però un vuoto economico nella regione che Pechino sta cercando di colmare. La Cina può ora offrire all'Asia centrale ciò che la Russia non può, ossia un enorme potenziale di investimenti.
Sul fronte Via della Seta, Pechino sta guardando sempre più attentamente anche all’Afghanistan. Sabato scorso il ministro Qin Gang ha incontrato a Islamabad il suo omologo afgano: già lo scorso gennaio Kabul aveva firmato un contratto della durata di 25 anni per l’esplorazione e l’estrazione di petrolio nelle regioni settentrionali con un’azienda cinese.