Cile, immigrati e violenze: l'estrema destra nostalgica di Pinochet stravince le elezioni per la Costituente
di Daniele MastrogiacomoUno tsunami. Un cambiamento temuto e previsto ma che le urne, nel primo voto obbligatorio dal ritorno alla democrazia nel 1990, confermano in modo schiacciante. Il Cile vira a destra, destra estrema, e travolge i partiti moderati e tradizionali. Chiamati a eleggere 50 consiglieri sui 100 che formeranno l’Assemblea costituente per scrivere una nuova Costituzione, oltre 10 milioni di cileni hanno premiato il Partito repubblicano di José Antonio Kast che incassa il 35,48 per cento dei suffragi. Questo gli attribuisce 22 dei 50 seggi; quindi anche la guida nella elaborazione di una Carta che lui stesso non vuole cambiare ma che la stragrande maggioranza della popolazione aveva decretato con un referendum per poi bocciare con un 62 per cento dei voti la versione proposta dalla sinistra al governo nel settembre del 2022. Se si sommano ai voti raccolti da Chile Seguro (21 per cento), il Blocco della destra estrema raggiunge il 56,5 per cento del totale. La sinistra arriva al 37,…
Uno tsunami. Un cambiamento temuto e previsto ma che le urne, nel primo voto obbligatorio dal ritorno alla democrazia nel 1990, confermano in modo schiacciante. Il Cile vira a destra, destra estrema, e travolge i partiti moderati e tradizionali. Chiamati a eleggere 50 consiglieri sui 100 che formeranno l’Assemblea costituente per scrivere una nuova Costituzione, oltre 10 milioni di cileni hanno premiato il Partito repubblicano di José Antonio Kast che incassa il 35,48 per cento dei suffragi. Questo gli attribuisce 22 dei 50 seggi; quindi anche la guida nella elaborazione di una Carta che lui stesso non vuole cambiare ma che la stragrande maggioranza della popolazione aveva decretato con un referendum per poi bocciare con un 62 per cento dei voti la versione proposta dalla sinistra al governo nel settembre del 2022. Se si sommano ai voti raccolti da Chile Seguro (21 per cento), il Blocco della destra estrema raggiunge il 56,5 per cento del totale. La sinistra arriva al 37,5: la somma del 28,5 di Unidad para Chile di Boric e del 9 di Todos por el Chile. Il Partito repubblicano avrà dunque 22 seggi nella Costituente, Chile Seguro 11 e la sinistra di Todos por El Chile 17.
Tanti voti non validi
L’altra sorpresa sono i voti non validi: il 16,9 per cento. Sommati a quelli vuoti o nulli raggiungono uno storico 21,49: circa 2,5 milioni di aventi diritto al voto. Una cifra davvero inedita per il Cile. Significa che quasi un elettore su 3 ha espresso il suo rifiuto per un cambiamento che tutti vogliono ma che piace solo a pochi per come verrà proposto. Era la secondo volta che il Paese andino si recava alle urne per definire chi e come modificherà la Costituzione imposta da Pinochet nel 1980. Una Costituzione riformata con ben 16 correzioni ma sostanzialmente rimasta immutata nei suoi capitoli fondanti.
Sicurezza e violenza
Il trionfo della destra estrema di Kast esprime bene il disagio che vive il Cile da un anno. Il governo del giovane Gabriel Boric è inciampato in diversi errori dovuti all’inesperienza e a una posizione fin troppo rigida su temi molto sensibili. Ma sono stati il senso di insicurezza, la violenza crescente della criminalità e la presenza di milioni di immigrati, soprattutto venezuelani e haitiani, a creare le condizioni di una sterzata così evidente. In due mesi sono stati uccisi tre poliziotti, migliaia di immigrati premono alla frontiera nord perché vogliono risalire il Continente per rientrare a Caracas o tentare di arrivare al confine con gli Usa in vista della revoca del Titolo 42, istituito ai tempi del Covid, il prossimo 11 maggio. Ci sono state fortissime tensioni con il Perú che ha blindato con l’esercito le sue frontiere e varato un provvedimento che espelle tutti gli stranieri sprovvisti di permessi di soggiorno. L’omicidio dell’ennesimo poliziotto ha scosso tutto il Cile e dato fiato alle richieste di ordine e maggiore sicurezza.
Figlio di un nazista della Wehrmacht
Un clima perfetto per il leader del Partito repubblicano, apparso sulla scena appena quattro anni fa, ma già emerso alle ultime elezioni presidenziali. Solo al ballottaggio Gabriel Boric, con il suo fronte che andava dal Partito comunista all’appoggio esterno della Democrazia Cristiana, era riuscito a capovolgere il risultato conquistando per la prima volta La Moneda. Per settimane non si è parlato di Costituzione ma di come frenare l’ondata di violenza, la piccola e grande criminalità che ha allargato il suo traffico di droga e di estorsioni. I migranti sono diventati quasi un’ossessione. Più volte si era assistito ad assalti nei campi allestiti nel nord del Paese e a reazioni chiaramente xenofobe. Nel Sud, le rivendicazioni dei Mapuche sono diventate sempre più pressanti e l’ala dura della popolazione indigena spinge per iniziative armate. Ma ci sono stati altri due fattori che hanno favorito Kast, figlio di immigrati tedeschi, un padre membro del Partito nazista e ufficiale della Wehrmacht nella Seconda guerra mondiale, un fratello ministro dell’Economia nella dittatura militare. Il suo successo è stato agevolato dal passaggio al proporzionale nel 2017 e la scelta moderata della destra tradizionale che aveva bisogno di scrollarsi di dosso la pesante eredità di Pinochet.
Le ferite della sinistra
La sinistra si lecca le ferite di un percorso accidentato. Uscita sconfitta dal referendum costituzionale del settembre scorso, ha pensato che il suo 38 per cento conquistato fosse comunque una buona base di partenza. È crollata invece al 28,5; solo se si aggiunge l’8,96 di Todo por el Chile, centrosinistra, si raggiunge il 37,46. Boric si può consolare vedendo confermata la sua base elettorale ma sa bene che sarà difficile, in queste condizioni, mandare avanti il suo progetto politico di consolidamento dello stato sociale e di riaffermazione dei diritti come l’istruzione e la salute pubbliche in mano ai privati.
La sconfitta di Franco Parisi
Sulla sconfitta pesano le divisioni nella stessa sinistra. La lista governativa Todo por el Chile, che un tempo formava la Concertatión, esce dalla contesa senza consiglieri. Al governo sono quindi rimasti solo 17 seggi, ben lontani dal 21 necessari per porre un veto nell’Assemblea costituente. Sconfitta sonora anche per l’economista Franco Parisi, dato per vincitore da molte analisi e previsioni. Il suo Partito Popolare ha ottenuto solo il 5,4 per cento dei voti, zero consiglieri, ed è fuori dalla mappa della politica. Parisi non ha voluto neanche attendere i risultati. È tornato negli Usa dove risiede da sempre.