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La sfida più grave dei caccia russi agli aerei Nato

Venerdì davanti alla Romania un Sukhoi di Mosca ha messo in pericolo un bimotore polacco con cinque persone a bordo. “L’equipaggio ha perso il controllo”. Nella zona poi sono intervenuti i velivoli italiani
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L’incidente avvenuto nel Mar Nero non è il solito confronto tra i velivoli russi e quelli dell’Alleanza Atlantica, come avvengono quotidianamente dal febbraio 2022. Il comunicato ufficiale del comando della Guardia Costiera di Varsavia descrive il tentativo di far precipitare un bimotore con cinque persone a bordo impegnato in una missione europea davanti alle coste della Romania: “Il caccia Sukhoi 35 ha compiuto manovre aggressive e pericolose con il risultato di fare perdere il controllo dell’aereo che ha perso quota”.

Lo "schiaffo" sulle ali

Cosa significa? Venerdì scorso il piccolo Turbolet 410, un ricognitore navale con capacità limitate rispetto agli aerei spia normalmente usati dalla Nato per sorvegliare le forze di Mosca, è decollato sul Mar Nero per un’attività di Frontex, il dispositivo Ue per la vigilanza dell’immigrazione. Non si è allontanato molto dal litorale romeno &nd…

L’incidente avvenuto nel Mar Nero non è il solito confronto tra i velivoli russi e quelli dell’Alleanza Atlantica, come avvengono quotidianamente dal febbraio 2022. Il comunicato ufficiale del comando della Guardia Costiera di Varsavia descrive il tentativo di far precipitare un bimotore con cinque persone a bordo impegnato in una missione europea davanti alle coste della Romania: “Il caccia Sukhoi 35 ha compiuto manovre aggressive e pericolose con il risultato di fare perdere il controllo dell’aereo che ha perso quota”.

Lo "schiaffo" sulle ali

Cosa significa? Venerdì scorso il piccolo Turbolet 410, un ricognitore navale con capacità limitate rispetto agli aerei spia normalmente usati dalla Nato per sorvegliare le forze di Mosca, è decollato sul Mar Nero per un’attività di Frontex, il dispositivo Ue per la vigilanza dell’immigrazione. Non si è allontanato molto dal litorale romeno – era a circa sessanta chilometri – quando è arrivato un Su35, il più potente intercettore russo. Per tre volte – stando al comunicato ufficiale – il caccia si è spinto ad alta velocità fino a una distanza ridottissima dal velivolo polacco, con una tecnica che provoca un’onda di turbolenza: uno “schiaffo” micidiale sulle ali del piccolo bimotore a elica. “L’equipaggio di cinque persone non è riuscito più a controllare l’aereo e ha perso quota”. I piloti di Varsavia hanno dichiarato che il Sukhoi gli ha sbarrato la rotta, presentandosi proprio sul loro muso, a meno di cinque metri: una distanza pericolosissima. “Solo la professionalità del personale ha permesso di proseguire il volo e atterrare con sicurezza”.

Tutto – come ha verificato Repubblica dall’esame dei tracciati di FlightRadar24 – è avvenuto mentre un radar volante E-3A Sentry della Nato proveniente dalla Turchia aveva appena iniziato a pattugliare la stessa zona: la manovra è stata deliberatamente compiuta sotto gli occhi elettronici dell’Alleanza.

Finora gli stormi russi non avevano mai compiuto azioni così aggressive e così lontane dalla Crimea. L’episodio più grave si era registrato davanti alla penisola occupata dai russi a metà marzo, quando due intercettori Sukhoi 27 avevano danneggiato l’elica di un drone americano Reaper, che era poi precipitato in mare. In quel caso, però, non era stata messa a rischio la vita di persone perché si trattava di un aereo telecomandato. E da allora i ricognitori con equipaggio Poisedon dell’Us Navy hanno sostanzialmente interrotto i sorvoli nella parte settentrionale del Mar Nero mentre le missioni dei grandi droni Global Hawk, che prima avvenivano quasi ogni giorno, si sono diradate limitandosi a restare in prossimità delle coste turche. I quadrireattori Boeing RC135 britannici invece hanno compiuto le loro perlustrazioni con la scorta di una coppia di Eurofighter, pronti ad “ingaggiare” eventuali presenze ostili: una procedura che la Royal Air Force adotta dallo scorso ottobre, quando i russi hanno lanciato “per errore” un missile contro uno dei loro velivoli.

Ostacolare lo spionaggio della Nato

L’obiettivo di Mosca è molto chiaro: ostacolare in tutti i modi lo spionaggio della Nato, che permette all’Ucraina di ricevere informazioni dettagliatissime sui movimenti delle forze russe a ridosso del fronte. Ma il raid di venerdì mostra un pericoloso salto di qualità, che ha preso di mira un piccolo aereo della Guardia di frontiera polacca partito dalla Romania. E allo stesso tempo ha messo in atto una provocazione all’Alleanza atlantica, di cui la Romania fa parte. Nella base di Costanza sono schierate una squadriglia di Eurofighter italiani e uno di F18 spagnoli per contribuire alla protezione dello spazio aereo. Venerdì, circa due ore dopo l’incidente, un tweet dello Stato maggiore della Difesa ha sottolineato che “prosegue l’intensa attività” della nostra task force. E immediatamente dopo la sfida russa un Gulfstream Caew – il più moderno radar volante della Nato – della nostra Aeronautica è decollato da Costanza tenendo sotto controllo l’area dell’”incontro ravvicinato”.

Adesso i comandi atlantici devono decidere come comportarsi: se seguire l’esempio inglese e far scortare i voli dell’intelligence oppure se tenersi fuori dal Mar Nero, riducendo il contributo dei velivoli spia alla controffensiva ucraina. Questa mattina due aerei dell’Us Navy – un Poseidon e un Aries – hanno pattugliato la frontiera tra Ucraina e Romania, ma sono rimasti a dieci chilometri dalla costa.