Zelensky cambia la data del Giorno della Vittoria: il 9 maggio si celebrerà l'Europa
dal nostro inviato Paolo BreraODESSA - Ci sarà anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, domani a Kiev per festeggiare questa nuova celebrazione che allontana di un altro passo l'Ucraina dalla Russia, tagliando una delle radici comuni più profonde.
Se c'è un simbolo dell'errore strategico commesso da Vladimir Putin invadendo l'Ucraina è proprio questo: il 9 maggio non sarà più dedicato alla vittoria sul nazismo nella Grande guerra patriottica, quella che noi chiamiamo la Seconda Guerra Mondiale, celebrata in tutta l'ex Unione Sovietica; ma all'Europa, come avviene in tutti i paesi UE. Lo ha detto stamattina il presidente Volodymyr Zelensky annunciando di avere firmato il decreto numero 266 di quest'anno dedicandolo appunto al varo della "festa dell'Europa". "Consapevole dell'identità europea del popolo ucraino - scrive il presidente - con l'obiettivo di rafforzare l…
ODESSA - Ci sarà anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, domani a Kiev per festeggiare questa nuova celebrazione che allontana di un altro passo l'Ucraina dalla Russia, tagliando una delle radici comuni più profonde.
Se c'è un simbolo dell'errore strategico commesso da Vladimir Putin invadendo l'Ucraina è proprio questo: il 9 maggio non sarà più dedicato alla vittoria sul nazismo nella Grande guerra patriottica, quella che noi chiamiamo la Seconda Guerra Mondiale, celebrata in tutta l'ex Unione Sovietica; ma all'Europa, come avviene in tutti i paesi UE. Lo ha detto stamattina il presidente Volodymyr Zelensky annunciando di avere firmato il decreto numero 266 di quest'anno dedicandolo appunto al varo della "festa dell'Europa". "Consapevole dell'identità europea del popolo ucraino - scrive il presidente - con l'obiettivo di rafforzare l'unità dei popoli d'Europa, garantire la pace, la sicurezza e la stabilità nel continente europeo, testimoniare l'impegno per gli ideali e i valori della democrazia" il governo istituisce "la giornata dell'Europa in Ucraina, da celebrare ogni anno il 9 maggio insieme agli Stati dell'Unione Europea". Il decreto ha effetto immediato, "entra in vigore dal giorno della sua pubblicazione". Cioè oggi, alla vigilia della grande festa dell'orgoglio russo in cui si omaggiavano i reduci e si portano fiori agli altari e ai monumenti ai caduti. A Kiev lo si fa in piazza della Gloria, al monumento della Gloria Eterna, e fino l'anno scorso è stata una processione rispettata ma in sordina, quasi tollerata. Chi ci andava, con i fiori in mano e qualche lacrima in volto, era un sospetto filorusso o un figlio, una nipote?
Dal 2015, dopo la rivoluzione del Maidan, nel tentativo di sottrarre uno dei simboli più difficili da eradicare in un Paese ancora così diviso è combattuto, si decise di anticipare di un giorno la celebrazione festeggiando l'8 maggio, considerato in Occidente il giorno del crollo della Germania nazista, la Giornata del ricordo e della riconciliazione. La radice storica è che la resa nazista fu firmata la notte tra l'8 e il 9 maggio del '45, quando in Occidente era ancora l'8 e a Mosca per il fuso era già il 9. Sottigliezze simboliche servite a mantenere le distanze, ma anche ad alimentare ulteriori tensioni tra le due anime di quest'Ucraina. Ma ora si fa un deciso passo in più.
Domani sulla Piazza Rossa andrà in scena la riedizione della storica parata bellica che a Kiev si è fatta in grande fino al 2010, e poi in tono sempre minore. Sfileranno quelle stesse armi che stanno uccidendo migliaia di ucraini, i militari al fronte e i civili in casa propria. Intanto la presidente della Commissione europea e il presidente dell'Ucraina brinderanno insieme a nuove radici comuni di una storia che si sta scrivendo con una rapidità del tutto inedita per le istituzioni europee, verso un prossimo ingresso di questo ex Paese sovietico nella casa comune europea.
Mosca continua a bombardare l'Ucraina nel tentativo di rallentare, contrastare e possibilmente annullare la necessariamente misteriosa controffensiva Ucraina, mirando alla logistica militare e alle nuove armi occidentali con il consueto fardello di innocenti vittime civili che ogni bomba più o meno intelligente finisce per provocare. Ma domani sulla Piazza Rossa vorrebbe far sventolare anche una qualche vittoria che provi a dare un senso a questa carneficina, e l'anno scorso questo qualcosa furono le macerie di Mariupol e oggi stanno provandoci con Bakhmut, una piccola fortezza tra i campi di grano del Donbass che in dieci mesi di assalto non sono riusciti a conquistare. Con il corollario dell'ignobile bluff del capo dei mercenari della Wagner, Prigozhin, e dei suoi giochetti di potere con quella che una volta era la austera Armata rossa e con il suo più brutale rivale, il leader ceceno Kadyrov.
Ma questa giostra delle cerimonie commemorative attorno a queste date così simboliche è l'ultima di una lunga serie di sforbiciate da parte del governo di Kiev a tutte quelle radici comuni che restano un inestricabile groviglio in un Paese in cui non c'è praticamente nessuno che non abbia almeno un parente russo, e in cui la cultura comune va molto al di là delle lancinanti crisi geopolitiche di questi anni.
Due settimane fa il presidente Zelensky varò la legge "sui nomi geografici", prevedeva la cosiddetta "decolonizzazione dei toponimi". In base a questa legge è vietato dare ai luoghi geografici nomi che glorifichino la Russia, compresi quelli associati a luoghi o date o eventi memorabili della storia russa, che per tanti anni è stata storia comune. "I nomi di città, villaggi, strade, fiumi e laghi russi nella mappa dell'Ucraina sono la quinta colonna nella nostra vita pubblica, sono un coltello affilato che si annida sulla nostra esistenza e quotidianamente colpisce la nostra coscienza cercando di offuscare la percezione della civiltà, per rallentare lo sviluppo della visione del mondo ucraino e dell'identità Ucraina", è scritto nella nota esplicativa della legge.
La retorica da queste parti è roboante, ma è un effetto collaterale della legge marziale e dello stato di guerra. Il processo è iniziato dopo la rivoluzione di piazza Maidan nel 2014. Nel 2016, due anni dopo che i russi si presero la Crimea e gli omini verdi - soldati russi senza mostrine - catturarono metà delle due province del Donbass, Kiev varò una legge chiamata della "decomunistizzazione" in base alla quale sono stati rinominati mille tra città e villaggi e più di 1.300 monumenti sono stati smantellati. Gli ucraini hanno rinominato più di 50.000 strade e rimosso 1.320 monumenti dedicati a Lenin e centinaia di altri monumenti riconducibili alla Russia o all'Unione Sovietica. La storia non torna indietro, e domani farà un altro passo decisivo.