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Pakistan, arrestato Imran Khan: scontri in strada, bloccato l’accesso al web

Tensione in aula e fuori, a Islamabad, quando il leader dell'opposizione è stato fermato dai paramilitari mentre compariva in un processo. Le autorità hanno ordinato alle forze dell'ordine di disperdere con lacrimogeni e gas chi protesta in strada
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CHENNAI — Il clamoroso e rocambolesco arresto dell’ex premier pakistano Imran Khan presso l’Alta Corte di Islamabad, avvenuto ieri, ha causato un’impennata delle tensioni politiche in un Paese già colpito da molte difficoltà. La situazione a Islamabad è precaria, con i sostenitori di Khan che hanno subito affollato le strade di molte città, comprese Lahore e Karachi.

Le autorità hanno ordinato alle forze dell’ordine di caricare i manifestanti con idranti e gas lacrimogeni, minacciando di arrestare chiunque scenda in strada a protestare. Il governo ha sospeso Internet e i social media su tutto il territorio nazionale. La tensione ieri sera era ancora altissima, con il partito di Khan — Pakistan Tehreek-e-Insaf Party (Pti) — che ha chiesto ai suoi sostenitori di «bloccare tutto» per protestare contro l’arresto. Negli scontri si contano già un morto e diversi feriti.

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CHENNAI — Il clamoroso e rocambolesco arresto dell’ex premier pakistano Imran Khan presso l’Alta Corte di Islamabad, avvenuto ieri, ha causato un’impennata delle tensioni politiche in un Paese già colpito da molte difficoltà. La situazione a Islamabad è precaria, con i sostenitori di Khan che hanno subito affollato le strade di molte città, comprese Lahore e Karachi.

Le autorità hanno ordinato alle forze dell’ordine di caricare i manifestanti con idranti e gas lacrimogeni, minacciando di arrestare chiunque scenda in strada a protestare. Il governo ha sospeso Internet e i social media su tutto il territorio nazionale. La tensione ieri sera era ancora altissima, con il partito di Khan — Pakistan Tehreek-e-Insaf Party (Pti) — che ha chiesto ai suoi sostenitori di «bloccare tutto» per protestare contro l’arresto. Negli scontri si contano già un morto e diversi feriti.

Sostenitori di Imran Khan durante una manifestazione a Lahore, Pakistan,il 6 maggio (ansa)
Nel primo pomeriggio, un plotone di Rangers paramilitari con giubbotti antiproiettile, caschi e tute mimetiche ha fatto irruzione negli uffici dell’Alta Corte di Islamabad, dove stava per essere processato l’ex premier ed ex stella del cricket pakistano, il settantenne Imran Khan. I Rangers hanno spaccato le finestre e sfondato la porta a calci, strappandolo dalla sedia a rotelle dove si trovava essendo sopravvissuto a una gambizzazione lo scorso novembre.

Lo hanno colpito alla testa, preso a calci e gli hanno spruzzato spray urticante negli occhi per inibirne le reazioni. Poi lo hanno trascinato fuori dal tribunale, mentre gli agenti del National Accountability Bureau lo informavano che si trovava in stato di arresto: non per le accuse di corruzione nel processo per cui era stato convocato (tra i più di 100 capi di imputazione che dal 2022 si sono accumulati su di lui), ma per altre accuse riguardanti doni di nazioni straniere che l’ex premier avrebbe rivenduto senza denunciare i proventi alla commissione elettorale.

Poco prima di entrare in tribunale, l’abile e carismatico leader del Pti aveva trasmesso in un video la pre-cronaca di un arresto annunciato. «Sono pronto ad andare in prigione, non occorre che mandino i paramilitari, basta che mi facciano leggere il mandato di arresto e mi consegnerò», aveva dichiarato. Poi è uscito dal blindato, scortato dalle sue guardie del corpo che tenevano alzati scudi antiproiettile per evitare un altro attentato. Ma da lì a poco i Rangers avrebbero preso il sopravvento.

«I Rangers che lo hanno arrestato», ha dichiarato il portavoce di Khan, Raoof Hasan, «non sono controllati direttamente dal governo in carica, sono controllati da altre forze che considerano sé stesse al di sopra delle leggi». Chiaramente, il portavoce fa riferimento alle forze militari che da decenni hanno una forte influenza sulla leadership politica del Paese, anche se in realtà i Rangers rispondono al ministero degli Interni.

Khan è stato estromesso dal potere un anno fa con una serie di accuse e cause legali. Per tutta reazione, il leader del Pti ha accusato l’Occidente di un complotto per esautorarlo e installare Shehbaz Sharif a capo del governo. Khan chiede da mesi di poter andare a elezioni anticipate e mantiene alta la tensione politica. Finora era sempre riuscito a eludere, con discreta abilità, i molti mandati di arresto a suo carico.

Un anno fa la sua popolarità aveva subito un tracollo a causa dell’inflazione galoppante, un deficit alle stelle e la corruzione endemica che l’ex campione di cricket aveva promesso di debellare, con risultati deludenti. Ora, tuttavia, questo colpo di mano delle autorità per riuscire a imprigionarlo potrebbe anche avere ripercussioni opposte a quelle desiderate, e coalizzare attorno all’ex premier un sostegno maggiore.