Ue, nove Paesi propongono la maggioranza qualificata in politica estera. Prodi, Monti e Bonino: "È una rivoluzione"
di Daniele Castellani PerelliÈ passata quasi inosservata. Ma un’iniziativa lanciata qualche giorno fa da nove Paesi europei potrebbe essere “rivoluzionaria” per il futuro dell’Ue. Ne sono convinti Romano Prodi, Mario Monti, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini e Benedetto Della Vedova, che ne hanno discusso oggi pomeriggio, in occasione della Festa dell'Europa, in un dibattito online organizzato da Più Europa.
Il documento dei nove
I nove Paesi hanno lanciato un “Gruppo di amici” per promuovere il voto a maggioranza qualificata, e non più all'unanimità, nella Politica estera e di sicurezza comune europea. Il documento è stato promosso dalla Germania e vede tra i firmatari le altre tre maggiori economie dell’Ue, ovvero Francia, Italia e Spagna, e poi tre altri membri fondatori come Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, e infine un Paese nordico come la Finlandia e uno dell’ex Jugoslavia come la Slovenia. La maggioranza q…
È passata quasi inosservata. Ma un’iniziativa lanciata qualche giorno fa da nove Paesi europei potrebbe essere “rivoluzionaria” per il futuro dell’Ue. Ne sono convinti Romano Prodi, Mario Monti, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini e Benedetto Della Vedova, che ne hanno discusso oggi pomeriggio, in occasione della Festa dell'Europa, in un dibattito online organizzato da Più Europa.
Il documento dei nove
I nove Paesi hanno lanciato un “Gruppo di amici” per promuovere il voto a maggioranza qualificata, e non più all'unanimità, nella Politica estera e di sicurezza comune europea. Il documento è stato promosso dalla Germania e vede tra i firmatari le altre tre maggiori economie dell’Ue, ovvero Francia, Italia e Spagna, e poi tre altri membri fondatori come Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, e infine un Paese nordico come la Finlandia e uno dell’ex Jugoslavia come la Slovenia. La maggioranza qualificata richiederebbe l’accordo di 15 dei 27 Stati membri, purché rappresentino più del 65% degli abitanti dell’Ue, e di solito è osteggiata in questo campo da Paesi più piccoli, come i baltici o l’Austria, che temono di perdere peso a livello decisionale. "L'obiettivo è migliorare l’efficacia e la velocità del nostro processo decisionale di politica estera” alla luce della “guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e delle crescenti sfide internazionali che l’Ue sta affrontando”, è scritto nella dichiarazione congiunta.
Il peso dei nove e il ruolo della Germania
Una iniziativa molto ambiziosa, che l’ex presidente della Commissione europea (ed ex premier italiano) Romano Prodi definisce “rivoluzionaria”: “È importante che sia venuta dalla Germania, che temevo stesse perdendo interesse nel progetto europeo. Nove Paesi, di questo peso, sono tanti. Altri tre o quattro possono aggiungersi facilmente, e così sarebbe praticamente fatta, si può andare avanti alla grande. L’Italia ne ha bisogno più di tutti, soprattutto per innovare la politica mediterranea. Partiamo subito, ad esempio dalla Tunisia, una questione angosciante, un Paese che aveva meglio di tutti assorbito la grande Primavera araba e che ora è nel caos, rischiamo centinaia di migliaia di profughi”.
Un'anima per la politica estera
Anche Mario Monti, ex presidente del Consiglio ed ex Commissario europeo, plaude all’iniziativa, “potenzialmente storica”: “Che venga dalla Germania è importante ma neanche così sorprendente dal punto di vista logico, visto che il tema è nel contratto di coalizione del governo Scholz. Ci sono tutti i Paesi che vorremmo avere, manca purtroppo la Polonia, e mi chiedo inoltre cosa ne penseranno le repubbliche baltiche”, dice intervenendo nel dibattito, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Valentino.
Monti pone poi due problemi. Uno è lo scoglio, la forca caudina, delle eventuali ratifiche. Le modifiche dei trattati richiedono infatti la conferma di tutti gli Stati dell’Ue, che spesso, ulteriore complicazione, utilizzano referendum popolari facilmente strumentalizzati. Monti si chiede se si possa arrivare un giorno a evitare questi passaggi. Poi c’è il tema del coinvolgimento delle singole opinioni pubbliche. A tal proposito l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, oggi senatore del Pd e membro della Commissione Affari Esteri e Difesa, assicura il suo sostegno per portare la questione in Parlamento e incalzare il governo: “C’è un grande spazio, perché è ormai diffusa la convinzione che non bastano una moneta e una politica economica per fare l’Europa, serve un’anima e una maggioranza qualificata aiuta a crearne una in politica estera, è una grande occasione”. L’ex Commissaria europea ed ex ministra degli Esteri Emma Bonino invita invece a cercare il consenso nel Consiglio europeo, oltre a coinvolgere l’europarlamento e i singoli parlamenti nazionali, stando bene attenti a non andare verso “un’Europa à la carte”.
La fine del potere di veto
Infine Benedetto Della Vedova, deputato di Più Europa e già sottosegretario agli Esteri, ricorda come questa riforma sia stata apprezzatissima dal pubblico della CoFoE, la Conferenza per il Futuro dell’Europa, e sia oggi di grandissima attualità: “La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto sarebbe fondamentale passare alla maggioranza qualificata. L’unanimità consente alle potenze straniere di interferire con le politiche dell’Ue, basta strappare il consenso di un solo Paese e il gioco è fatto, come ha fatto la Russia con l’Ungheria di Viktor Orbán, che per conto di Mosca ha indebolito le sanzioni”.