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Israele-Gaza, guerra senza tregua: l’Egitto media, ma si spara ancora

(reuters)
Centinaia di razzi verso le città, pesanti bombardamenti in risposta. Violato subito il cessate il fuoco annunciato dal Cairo
2 minuti di lettura

TEL AVIV - Le sirene suonano a Tel Aviv alle due del pomeriggio nel pieno della giornata lavorativa e a scuole aperte e in città tutti corrono nei rifugi giusto in tempo per sentire le ripetute esplosioni, forse un segno che il sistema di difesa Iron Dome ha colpito l'obiettivo. Nel giro di poche ore, circa quattrocento razzi vengono sparati da Gaza contro il territorio israeliano, soprattutto il Sud del Paese. È la vendetta della Jihad islamica per l'operazione "Scudo e Freccia", che nella notte tra lunedì e martedì ha eliminato attraverso raid aerei tre leader del gruppo nella Striscia. Già nel tardo pomeriggio però cominciano anche a rincorrersi le notizie di una tregua con la mediazione di vari attori internazionali - l'Onu, il Qatar, ma soprattutto l'Egitto, con i media del Cairo che in serata annunciano come un accordo sia stato raggiunto.

TEL AVIV - Le sirene suonano a Tel Aviv alle due del pomeriggio nel pieno della giornata lavorativa e a scuole aperte e in città tutti corrono nei rifugi giusto in tempo per sentire le ripetute esplosioni, forse un segno che il sistema di difesa Iron Dome ha colpito l'obiettivo. Nel giro di poche ore, circa quattrocento razzi vengono sparati da Gaza contro il territorio israeliano, soprattutto il Sud del Paese. È la vendetta della Jihad islamica per l'operazione "Scudo e Freccia", che nella notte tra lunedì e martedì ha eliminato attraverso raid aerei tre leader del gruppo nella Striscia. Già nel tardo pomeriggio però cominciano anche a rincorrersi le notizie di una tregua con la mediazione di vari attori internazionali - l'Onu, il Qatar, ma soprattutto l'Egitto, con i media del Cairo che in serata annunciano come un accordo sia stato raggiunto.

Un annuncio che si rivela prematuro visto che proprio in quei minuti si rinnova il fuoco contro lo Stato ebraico, che ancora una volta va a minacciare anche Tel Aviv e i suoi sobborghi, oltre che decine di località nel sud del Paese. Dal canto suo l'aviazione israeliana continua a colpire obiettivi della Jihad a Gaza. Con gli analisti che però paiono concordi nell'affermare che effettivamente la tregua sia vicina: troppo grave il colpo inferto all'organizzazione - finanziata dall'Iran e classificata come terrorista anche da Usa e Unione Europea - e troppo tiepido l'appoggio di Hamas, il gruppo armato che controlla Gaza, agli attacchi della Jihad per consentirle di allargare la portata del conflitto.

A sera il bilancio della giornata per Israele è di diversi edifici colpiti e altri danni materiali, nonché alcuni feriti per correre a ripararsi nei bunker, ma nessuna conseguenza più seria. Dei razzi sparati da Gaza, un quarto sono caduti nel territorio della Striscia, mentre la gran maggioranza di quelli diretti verso aree popolate sono stati intercettati dai sistemi di difesa antiaerei israeliani: non soltanto Iron Dome, ma anche una nuova tecnologia, la "Fionda di Davide", progettata per intercettare missili a medio e lungo raggio (lanciati da distanze di 40-300 chilometri), che per la prima volta riesce ad abbattere un razzo diretto contro Tel Aviv.

Il nuovo capitolo del conflitto tra Israele e Gaza si era aperto la settimana scorsa, quando in seguito alla morte del leader della Jihad islamica Khader Adnan, deceduto in una prigione israeliana dopo 86 giorni di sciopero della fame, il gruppo aveva lanciato oltre cento razzi verso il territorio israeliano. Se Gerusalemme aveva inizialmente risposto con raid aerei contro obiettivi militari a Gaza, i vertici politici e militari hanno iniziato a preparare un'azione di scala molto più ampia. Il piano si è concretizzato nella notte di lunedì, quando Khalil Bahitini, Jahed Ahnam e Tarek Az Aldin sono stati eliminati nel sonno mentre si trovavano nelle proprie case, in un'operazione elogiata dalle autorità israeliane come "di precisione" ma che ha comunque causato la morte di almeno dodici civili, tra cui diversi bambini. Dopo i combattimenti di ieri le fonti palestinesi parlavano di un bilancio complessivo di 20 morti.

Gli analisti indicano le intenzioni di Hamas come chiave per capire come si evolverà la situazione. Ieri, se da un lato la rivendicazione per il lancio dei razzi è arrivata dalla "camera delle operazioni congiunte" di cui fa parte anche Hamas, le autorità israeliane hanno continuato a far passare il messaggio che a essere ritenuta responsabile è la Jihad, in un tentativo di tenere il gruppo e il suo arsenale fuori dal conflitto per chiuderlo il più rapidamente possibile.

A sera, mentre le sirene continuavano a suonare e i media israeliani cominciavano a riportare notizie di difficoltà nelle trattative per il cessate il fuoco, il premier Benjamin Netanyahu si è rivolto alla nazione, avvertendola che le ostilità non erano cessate. "Siamo ancora nel mezzo di una campagna militare", le parole del primo ministro. "Ma stiamo mandando un messaggio ai terroristi e ai loro mandanti: vi vediamo ovunque, non potete nascondervi e saremo noi a scegliere come e quando colpirvi".