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Il gioco pericoloso di Prigozhin: ora irrita anche il Cremlino

(afp)
A furia di lanciare anatemi quotidiani, il capo di Wagner ne ha detta una di troppo alludendo a Putin "nonno". Tutti i suoi "padrini" lo stanno scaricando
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MOSCA - C'è già chi scommette su quanto possa ancora durare il gioco pericoloso dell'ex "cuoco di Vladimir Putin". A furia di lanciare continui anatemi, il capo della compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin ha superato tutte le "linee rosse".

Nei giorni scorsi, prima ha minacciato di ritirare i suoi mercenari da Bakhmut se il ministero della Difesa non gli avesse inviato munizioni, poi ha fatto marcia indietro, per infine tornare a lanciare ultimatum. Un andirivieni continuo apparentemente figlio del nervosismo.

Stando a fonti vicine all'amministrazione presidenziale, Prigozhin avrebbe "promesso personalmente" a Vladimir Putin l'imminente cattura della città ucraina, teatro da oramai dieci mesi di sanguinose battaglie, ma avrebbe "mancato la scadenza" e ora sarebbe in cerca di capri espiatori.

Il 9 maggio, mentre erano in corso le celebrazioni della Giornata della Vittoria, però, n…

MOSCA - C'è già chi scommette su quanto possa ancora durare il gioco pericoloso dell'ex "cuoco di Vladimir Putin". A furia di lanciare continui anatemi, il capo della compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin ha superato tutte le "linee rosse".

Nei giorni scorsi, prima ha minacciato di ritirare i suoi mercenari da Bakhmut se il ministero della Difesa non gli avesse inviato munizioni, poi ha fatto marcia indietro, per infine tornare a lanciare ultimatum. Un andirivieni continuo apparentemente figlio del nervosismo.

Stando a fonti vicine all'amministrazione presidenziale, Prigozhin avrebbe "promesso personalmente" a Vladimir Putin l'imminente cattura della città ucraina, teatro da oramai dieci mesi di sanguinose battaglie, ma avrebbe "mancato la scadenza" e ora sarebbe in cerca di capri espiatori.

Il 9 maggio, mentre erano in corso le celebrazioni della Giornata della Vittoria, però, ne ha detta una di troppo. In un video di ben 27 minuti, Prigozhin non solo ha accusato un'unità regolare dell'esercito russo di essere "fuggita" da Bakhmut, ma se l'è presa anche con un imprecisato "nonno felice" che "crede che tutto stia andando bene" in Ucraina. Che cosa succederebbe, ha chiesto, "se per caso venisse fuori che il nonno è un coglione completo?".

L'ennesima spacconata che potrebbe costargli cara o addirittura finire con l'essergli fatale a dispetto della sua ambiguità. Quasi tutti, infatti, ci hanno letto un riferimento a Vladimir Putin, battezzato dall'oppositore in carcere Aleksej Navalnyj come il "nonno nel bunker", non tanto per i suoi settant'anni quanto per la sua ossessione per l'isolamento in tempi di pandemia e per il suo distacco dalla realtà.

Prigozhin deve essersi reso conto del passo falso e ha provato a smentire al suo solito modo: cercando di confondere le acque. "Chi può essere il nonno? Ipotesi numero uno: Mikhail Mizintsev, che è stato silurato perché ci dava proiettili e per questo motivo ora non ce li può dare più", ha detto riferendosi all'ex viceministro della Difesa con delega per la supervisione della logistica.

Ipotesi numero due: il capo dello Stato Maggiore, nonché comandante dell'intera operazione militare speciale in Ucraina, Valerij Gerasimov "che ci deve dare proiettili, ma noi non ce li fa arrivare in quantità sufficienti, ne riceviamo soltanto il 10 per cento".

Infine, l'attivista filogovernativa Natalia Khim, che da anni combatte a fianco delle forze dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk ed "è comparsa sui social offrendoci scatole di proiettili".

"Scegliete una di queste varianti", ha concluso, suggerendo di riferirsi, per esclusione, a Gerasimov che ha già preso di mira più volte in passato con epiteti poco lusinghieri.

La spiegazione però non convince neppure il Cremlino. "Potrebbe pure dire che si tratta del ministro della Difesa Sergej Shojgu o di un altro nome astratto, ma la gente trae conclusioni chiare", ha detto una fonte dell'amministrazione presidenziale citata da Meduza, media in lingua russa con base a Riga.

I commenti di Prigozhin avrebbero cominciato a "preoccupare seriamente i vertici del Paese" e a essere percepiti come "una seria minaccia".

I suoi "padrini", il capo della Guardia nazionale Viktor Zolotov e il governatore di Tula ed ex guardia del corpo di Putin Aleksej Djumin, non sarebbero più in grado di intercedere per lui. Mentre il miliardario Jurij Kovalchuk, uno dei più stretti confidenti di Putin, fino a poco tempo fa considerato il suo più potente "mecenate", ne avrebbe già "preso le distanze".

La vendetta fredda di Putin

L'ultima parola resta a Putin. Finora, fedele come tutti i dittatori al motto latino divide et impera, aveva lasciato correre sui pubblici litigi tra Prigozhin e Difesa. Non rispondere all'ultima intemerata sembrerebbe però un segno di debolezza.

C'è chi, come l'ex oligarca oggi in esilio Mikhail Khodorkovskij, già commenta: "Il "nonno felice" del bunker non ha risposto all'attacco di Prigozhin perché ha semplicemente paura di lui e della sua banda di criminali".

Interpellato sulla vicenda, il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, si è limitato a dire che al Cremlino "nessuno ha visto" il video di Prigozhin del 9 maggio: "Sapete che cosa stavamo facendo. C'erano tanti ospiti. Tanti eventi".

Ma l'imbarazzo delle autorità è palese tanto che alla Duma è esploso un vero e proprio caso. A fine aprile il vicepresidente della Camera bassa del Parlamento, Sergej Neverov, del partito al potere Russia Unita, aveva proposto di invitare Prigozhin a parlare in Parlamento.

I partiti d’opposizione “sistemica” si sono divisi: Russia Giusta si è detta favorevole a un intervento di Prigozhin in aula, i comunisti no.

Con tempismo a orologeria, all'indomani del commento infelice sul "nonno felice", fonti di Russia Unita e della Duma si sono però affrettate a spiegare al quotidiano Kommersant che non si trattava di una "proposta istituzionalizzata" e che nel frattempo "sono successe tante cose".

Per il blogger nazionalista Anatolij Nesmijan, noto come El Murid, non ci sono dubbi: "È illogico invitare una persona che non è chiaro se sia il salvatore della patria o un Bin Laden russo".

Intanto i media di Stato hanno ricevuto istruzioni chiare dal Cremlino: se Prigozhin continuerà a "staccarsi", a criticare la Difesa o a parlare di "fallimenti al fronte", dovrà essere "bollato come un traditore".

Il politologo Andrej Kolesnikov avverte: "Putin è vendicativo, ma serve la sua vendetta come un piatto freddo. Sa resistere alle pause:  teatrali e pragmatiche. E se ora ha bisogno di Prigozhin, lascerà che parli, ma allo stesso tempo che continui a fornire carne da cannone. Quando sarà necessario liberarsene, lo farà". Il conto alla rovescia, tuttavia, sembra essere iniziato.