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Brexit, così senza gli europei Londra è costretta a formare i suoi autisti di tir e camion

(reuters)
Le ditte di autotrasporti corrono ai ripari per ovviare alle carenze occupazionali, con costi superiori che alimentano l’inflazione e la spirale dei prezzi per i cittadini. Mentre l’immigrazione dal resto del mondo cresce senza sosta
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LONDRA - Successo o altro flop della Brexit, direbbero i suoi critici? L’uscita del Regno Unito dalla Ue pone sfide quotidiane per l’economia e l’imprenditoria britanniche, che spesso, a causa del maggiore isolamento, impongono l’autarchia delle risorse. È di pochi giorni fa la notizia di migliaia di detenuti che saranno presto liberati di giorno per provare ad alleviare gli 1,2 milioni di posti di lavoro vacanti nel Paese e che non si riescono a colmare. Colpa di Covid, crisi economica e inflazionaria, riluttanza degli inglesi verso i lavori più sfiancanti, ma anche per la Brexit, per la mancanza di lavoratori facili dalla Ue e un severo sistema di immigrazione a punti sul modello australiano.

LONDRA - Successo o altro flop della Brexit, direbbero i suoi critici? L’uscita del Regno Unito dalla Ue pone sfide quotidiane per l’economia e l’imprenditoria britanniche, che spesso, a causa del maggiore isolamento, impongono l’autarchia delle risorse. È di pochi giorni fa la notizia di migliaia di detenuti che saranno presto liberati di giorno per provare ad alleviare gli 1,2 milioni di posti di lavoro vacanti nel Paese e che non si riescono a colmare. Colpa di Covid, crisi economica e inflazionaria, riluttanza degli inglesi verso i lavori più sfiancanti, ma anche per la Brexit, per la mancanza di lavoratori facili dalla Ue e un severo sistema di immigrazione a punti sul modello australiano.

Ora, come racconta il Financial Times, le società di tir e autotrasportatori di alimenti e altri beni nel Regno Unito sono costrette sempre di più a formare ed assumere britannici, visto che far arrivare i lavoratori stranieri è troppo complicato e costoso. Questa necessità ha un lato positivo. Per esempio, il quotidiano finanziario della City racconta la storia di Lewis Judd, 25 anni, che sino ad ora lavorava con i precari e ultra-flessibili contratti “zero hours”, mentre ora è stato formato e guadagnerà fino a 45mila euro all’anno. L’occupazione autoctona potrebbe riprendere leggermente a crescere.

L’altro lato della medaglia è che la formazione forzata di autisti di tir e camion, spesso autonoma e sostenuta con un sussidio complessivo di ben 40 milioni di euro dal governo britannico, comporta ulteriori costi per le aziende già afflitte dalla crisi economica in corso, come spiega Lee Juniper, a capo della ditta di autotrasporti FreshLin: “Ciò ha evidentemente anche una ripercussione sui costi dei cittadini”, e non solo perché gli inglesi per fare questo mestiere chiedono una paga più alta di una buona parte di autisti europei che un tempo veniva qui a cottimo e a seconda delle necessità. 

La formazione forzata di guidatori di tir e camion non ne è ovviamente l’unica causa, ma di certo, nel passaggio da produzione a grande distribuzione, non aiuterà a far scendere l’inflazione dei beni alimentari nel Regno Unito che ad aprile si è attestata ancora su un mostruoso 17,8% rispetto all’anno precedente. Senza contare che, come ha detto il capoeconomista della Banca di Inghilterra Huw Pill in alcune controverse dichiarazioni, l’innalzamento continuo dei salari in questa congiuntura economica negativa alimenta la spirale dei prezzi: “I britannici devono rassegnarsi a essere più poveri”, ha detto Pill qualche settimana fa, scatenando polemiche. L’inflazione generale nel Regno Unito è ora al 10,1%, a causa della guerra lanciata dalla Russia di Vladimir Putin in Ucraina.

Ma c’è un altro dato poco convincente sulla Brexit. Il Telegraph - tra i giornali più conservatori ed euroscettici del Regno - ha scritto in un'analisi come l’uscita dall’Ue non sembra affatto limitare l’immigrazione nel Paese, come si sperava. O meglio: i migranti europei sono in netto calo mentre crescono quelli dal resto del mondo. In totale, quest’anno l’immigrazione netta in UK (ossia la differenza tra coloro che arrivano e quelli che lasciano il Paese) potrebbe essere secondo il Telegraph di 675mila persone contro i 331mila di otto anni fa, prima del referendum Brexit. Una tendenza che già si è vista l’anno scorso (con il record di 504mila arrivi) e sempre più spinta dall’afflusso di incessanti sbarchi dalla Manica, di rifugiati, dei loro familiari e di studenti extra Ue.