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Nella Thailandia alle urne, la missione impossibile del movimento democratico: mandare a casa i militari

Pita Limjaroenrat (afp)
Si vota il 14 maggio. Il partito Move Forward, nato dalle proteste democratiche e anti-monarchiche del 2020-21 e appoggiato dai giovani, punta a scombinare gli equilibri di potere. Ma l'opposizione dovrà vedersela con gli ex capi dell'esercito coinvolti in colpi di Stato
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BANGKOK - "Se vinceremo noi, vi daremo quello che i passati governi non vi hanno mai dato. Una nuova Costituzione, scritta dal popolo e per il popolo. Una nuova democrazia. Basta con gli 'zii' al potere", dice riferendosi ai generali. Gli applausi sono tutti per lui, il 42enne Pita Limjaroenrat, leader di Move Forward, il partito che rischia di sparigliare le carte alle elezioni, qui nella terrazza del Siam Paragon, uno dei tanti centri commerciali del centro di Bangkok, trasformata nel ring per uno degli ultimi dibattiti prima del voto di domenica. 

Una sfida tra autocrazia e democrazia, come la stanno presentando in molti qui: l'opposizione che cerca di strappare il "Paese del sorriso" ai filo-militari dopo quasi un decennio di governo guidato - o sostenuto - dall'esercito reale dopo il colpo di Stato del 2014. Ma non sarà facile.

"I ragazzi di Move Forward hanno nuove idee, spero possano vincere", ci racconta Suttipong, st…

BANGKOK - "Se vinceremo noi, vi daremo quello che i passati governi non vi hanno mai dato. Una nuova Costituzione, scritta dal popolo e per il popolo. Una nuova democrazia. Basta con gli 'zii' al potere", dice riferendosi ai generali. Gli applausi sono tutti per lui, il 42enne Pita Limjaroenrat, leader di Move Forward, il partito che rischia di sparigliare le carte alle elezioni, qui nella terrazza del Siam Paragon, uno dei tanti centri commerciali del centro di Bangkok, trasformata nel ring per uno degli ultimi dibattiti prima del voto di domenica. 

Una sfida tra autocrazia e democrazia, come la stanno presentando in molti qui: l'opposizione che cerca di strappare il "Paese del sorriso" ai filo-militari dopo quasi un decennio di governo guidato - o sostenuto - dall'esercito reale dopo il colpo di Stato del 2014. Ma non sarà facile.

"I ragazzi di Move Forward hanno nuove idee, spero possano vincere", ci racconta Suttipong, studente 21enne. "Basta che i vecchi partiti non si mettano a fare cose, diciamo così, sospette". Ieri uno dei candidati del Palang Pracharat, la formazione al governo, ha chiesto infatti che Pita venga squalificato per non aver dichiarato di essere proprietario di alcune azioni di un'emittente tv. E pure i timori di brogli elettorali si sono intensificati negli ultimi giorni. "Noi nuove generazioni vogliamo facce nuove in politica. Non sono mai stati al governo: voglio dargli una chance", ci dice Thanaphon, che qui all'università studia gestione del turismo.

È il partito che piace ai più giovani: fanno campagna in bicicletta per le città, tra i propri candidati ed elettori ci sono molti di coloro che hanno partecipato alle proteste democratiche e anti-monarchiche del 2020-21, sono decisi a cambiare la legge sulla lesa maestà, una delle più severe al mondo: si rischiano fino a 15 anni di carcere. 

Difficile che Move Forward governi però da solo. Dal 2001 il copione in Thailandia è quasi sempre lo stesso: tutti i partiti legati al miliardario Thaksin Shinawatra hanno vinto le elezioni. Poi sono arrivati altri a governare, grazie a due colpi di Stato (contro lo stesso Thaksin nel 2006 e contro sua sorella nel 2014). Quelle di domenica potrebbero seguire lo stesso schema. A guidare quello che oggi si chiama Pheu Thai, il principale partito all'opposizione, c'è la figlia di Shinawatra, Paetongtarn, che, nonostante abbia appena partorito, è già tornata in campo per diventare il nuovo primo ministro e provare a raccogliere una maggioranza tale, oltre i 300 seggi, che potrebbe costringere - il condizionale è d'obbligo - l'establishment legato all'esercito del re a mollare la presa. Una coalizione proprio assieme ai giovani progressisti di Move Forward è quello che spaventa di più l'attuale classe dirigente thailandese. 

"Probabile che si verifichino dei disordini perché, se i numeri si riveleranno veri come suggeriscono i sondaggi, la forte affermazione di Move Forward sarà molto difficile da tollerare per l'establishment", ha sostenuto nei giorni scorsi Thitinan Pongsudhirak, tra i più quotati analisti politici thailandesi. La Thailandia ha una lunga storia di oscillazioni tra periodi di vivace democrazia elettorale e dittatura militare: ha assistito a 12 colpi di Stato dell'esercito da quando, nel 1932, la monarchia assoluta è stata sostituita da una monarchia teoricamente costituzionale.

Gli ultimi sondaggi danno in testa il partito della figlia di Shinawatra, 38%, che fa leva sulla nostalgia dei tempi in cui governava il padre, che conserva ancora una base di sostegno fedele nel Nord e nel Nord-Est. Segue proprio Mf col 33%, trascinato dal suo leader, laureato ad Harvard, che ha promesso di porre fine alla coscrizione militare obbligatoria e affrontare i monopoli che dominano l'economia thai.

I due se la dovranno vedere con gli ex capi dell'esercito coinvolti in colpi di Stato: il primo ministro in carica Prayuth Chan-ocha, del neonato partito Utn, e il suo mentore, Prawit Wongsuwan, del partito di governo Palang Pracharat. I sondaggi per loro non sono per niente buoni (12 e 1%), ma poco importa. La Costituzione è stata riscritta dai militari nel 2017 proprio per ridurre il potere dei partiti che vincono le elezioni. La Carta dà al Senato, non eletto, composto da 250 membri e pieno di fedelissimi dell'esercito, una enorme voce in capitolo nella scelta del prossimo primo ministro. A peggiorare la situazione, la Corte costituzionale, la Commissione elettorale e quella anticorruzione sono piene di sostenitori dei militari.

I primi risultati ci saranno già domenica sera, ma quelli definitivi potrebbero metterci anche settimane o mesi ad arrivare. E non è detto che vincere, per l'opposizione, sia sufficiente per mandare a casa i generali.