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Niente visti e voli diretti, le mosse di Putin per fare rientrare la Georgia nella sua sfera di influenza

Tbilisi (ansa)
Il Cremlino segnala che Tbilisi non sta più con l'Europa. Il Paese candidato all'Ue irrita Bruxelles per la sua politica estera ambigua
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"Il Cremlino intende mostrare a tutti che la Georgia è tornata nella sfera d'influenza della Russia, e non sta più con l'Ue e con la Nato". Non usa mezzi termini Kornely Kakachia, direttore del Georgian Institute of Politics, per commentare la firma di due decreti da parte del presidente Vladimir Putin che mercoledì hanno sancito la ripresa dei voli diretti tra la capitale russa e Tbilisi, sospesi nel 2019 a seguito di manifestazioni proprio contro l'influenza di Mosca nel piccolo Paese del Caucaso, e l'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini georgiani che intendono soggiornare nella Federazione fino a novanta giorni.

Continua così il riavvicinamento tra la Russia…

"Il Cremlino intende mostrare a tutti che la Georgia è tornata nella sfera d'influenza della Russia, e non sta più con l'Ue e con la Nato". Non usa mezzi termini Kornely Kakachia, direttore del Georgian Institute of Politics, per commentare la firma di due decreti da parte del presidente Vladimir Putin che mercoledì hanno sancito la ripresa dei voli diretti tra la capitale russa e Tbilisi, sospesi nel 2019 a seguito di manifestazioni proprio contro l'influenza di Mosca nel piccolo Paese del Caucaso, e l'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini georgiani che intendono soggiornare nella Federazione fino a novanta giorni.

Continua così il riavvicinamento tra la Russia e la Georgia, che aspira a entrare nell'Unione europea ma le cui ambiguità in politica estera stanno generando enorme diffidenza a Bruxelles e rabbia tra i suoi cittadini, in larga parte ostili a Mosca. Il ministro degli Esteri georgiano Ilia Darchiashvili ha salutato con favore quella che ha definito una "decisione indipendente" della Russia. "Oltre un milione di nostri cittadini vivono nella Federazione Russa e hanno legami molto stretti con [...] i loro parenti che risiedono in Georgia. Proprio attraverso questo prisma umanitario, questa decisione deve essere accolta positivamente da qualsiasi governo responsabile", ha affermato.

Si tratta dell'ennesima "provocazione russa" secondo la presidente georgiana Salomè Zourabichvili, risolutamente filoccidentale e - come apparso evidente in occasione delle oceaniche proteste dello scorso marzo contro le proposte di legge sugli "agenti stranieri", che l'hanno vista schierarsi apertamente con i manifestanti - sempre più in contrasto con il partito di governo, Sogno Georgiano. Su Twitter, ha stigmatizzato la decisione del Cremlino definendola "inaccettabile fintanto che la Russia persegue la sua aggressione contro l'Ucraina e occupa il nostro territorio".

Ex repubblica sovietica, la Georgia ha iniziato vent'anni fa, con la Rivoluzione delle Rose guidata da Mikheil Saakashvili, un cammino di integrazione euroatlantica che ha inasprito i rapporti con Mosca ed è poi culminata in una guerra lampo nel 2008, risultata nello stazionamento di truppe russe nelle regioni separatiste georgiane dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, e nell'interruzione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Diversi analisti vedono in quel breve conflitto la prima manifestazione della rinnovata assertività russa nella sua tradizionale sfera di influenza. La fine dell'era Saakashvili, che oggi si trova in carcere in condizioni di salute precarie, e l'avvento al potere di Sogno Georgiano nel 2012, nell'immediato non avevano causato smottamenti nella politica estera di Tbilisi, che pur mostrandosi meno bellicosa e più pragmatica nei confronti di Mosca ha continuato a muoversi sul solco degli anni precedenti, firmando un accordo di associazione con Bruxelles e poi presentando domanda di adesione all'Ue.

Tuttavia, la strada europea di Tbilisi si è fatta progressivamente meno lineare, in particolare all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina. Tanto che, lo scorso giugno, Bruxelles le ha negato lo status di candidata all'adesione (concedendolo invece a Kyiv e a Chisinau), inviandole una lista di dodici raccomandazioni da attuare per vedere riconsiderata la propria domanda.

"La Georgia sta perseguendo una politica estera transazionale, per nulla in linea con la politica di sicurezza comune europea, e questo sta creando grossi problemi", osserva Kakachia. "Per il governo georgiano sarà molto difficile spiegare alla comunità internazionale perché ha ricevuto questo trattamento da parte di Putin. In molti potrebbero leggerlo come un riconoscimento per non essersi unito alle sanzioni occidentali contro la Russia e per non sostenere l'esecutivo ucraino".

(ansa)
Quel che è certo, è che la ripresa di collegamenti diretti con Mosca (sette alla settimana, fa sapere con una nota il ministero dei Trasporti russo) e il regime di esenzione dal visto stimoleranno l'economia georgiana e intensificheranno i rapporti economici tra i due Stati, sulla scia della forte spinta al Pil che Tbilisi ha ricevuto grazie all'arrivo di oltre centomila russi stabilitisi nel Paese a seguito dell'invasione dell'Ucraina.

"La Georgia è sempre più dipendente economicamente dalla Russia, e per Mosca è arrivato il momento di fare leva su questo soft power per riportare la politica georgiana sotto la propria influenza, mirando poi a condizionare anche l'opinione pubblica. L'obiettivo", conclude l'analista, "è di minare il fortissimo consenso della popolazione nei confronti dell'integrazione euroatlantica".