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New York, il Metropolitan Museum passa al setaccio la sua collezione a caccia di arte rubata

(afp)

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Un'apposita squadra creata dal direttore Hollein indagherà sulla provenienza di centinaia di manufatti in suo possesso di provenienza ambigua, acquistati o donati da personaggi coinvolti in traffici illeciti negli anni '70-'90: impegnandosi a riconsegnare quelle razziate. Il museo ha già affrontato decine di richieste di restituzione da parte dei governi, Italia compresa
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Troppi oggetti rubati nella sua collezione: e il Metropolitan Museum, il celebre museo che svetta sulla Fifth Avenue a New York, costituisce una squadra di quattro investigatori il cui compito sarà indagare sulla provenienza di centinaia di manufatti in suo possesso di provenienza ambigua. Acquistati o donati da personaggi risultati poi coinvolti in traffici illeciti: impegnandosi a restituire quelli che risulteranno razziati. E pazienza se quello che sarà più grande team specializzato d’America dovrà ravanare in un catalogo che comprende ben 1,5 milioni capolavori: opere d’arte, ma anche tessuti, armi, strumenti musicali e altro, provenienti da tutto il mondo abbracciando 5mila anni di Storia. Nuove e sempre più frequenti pressioni da parte di governi, studiosi e polizie che contano su innovativi metodi di ricerca online - sommate a una rinnovata sensibilità nei confronti di ogni forma di quella che gli americani definiscono &ldqu…

Troppi oggetti rubati nella sua collezione: e il Metropolitan Museum, il celebre museo che svetta sulla Fifth Avenue a New York, costituisce una squadra di quattro investigatori il cui compito sarà indagare sulla provenienza di centinaia di manufatti in suo possesso di provenienza ambigua. Acquistati o donati da personaggi risultati poi coinvolti in traffici illeciti: impegnandosi a restituire quelli che risulteranno razziati. E pazienza se quello che sarà più grande team specializzato d’America dovrà ravanare in un catalogo che comprende ben 1,5 milioni capolavori: opere d’arte, ma anche tessuti, armi, strumenti musicali e altro, provenienti da tutto il mondo abbracciando 5mila anni di Storia. Nuove e sempre più frequenti pressioni da parte di governi, studiosi e polizie che contano su innovativi metodi di ricerca online - sommate a una rinnovata sensibilità nei confronti di ogni forma di quella che gli americani definiscono “appropriazione culturale” - rendono ormai impossibile continuare a chiudere gli occhi davanti ad acquisti poco limpidi. Anche se fatti decine di anni fa.

Sono ormai tante, troppe, le richieste di restituzione fronteggiate dal museo: come quella avanzata dalla Cambogia che la scorsa estate ha identificato come rubate 45 statue esposte di era Khmer, cedute al museo negli anni 80 dal mercante d’arte Douglas A.J. Latchford dopo essersele quasi certamente accaparrate in maniera illegale (verifiche sono in corso). Mentre in tempi recenti è toccato alla procura distrettuale di Manhattan sequestrare decine di reperti antichi e restituirli ai paesi di provenienza. Nel solo 2022 sono stati ben 45 i capolavori resi dal Met a vari paesi: compresi 15 oggetti acquistati dal più famoso contrabbandiere d'arte del mondo, l’indiano Subhash Kapoor arrestato nel 2011 dopo aver smerciato capolavori per almeno 100 milioni di dollari. Altre 21 antichità per un valore complessivo di 19 milioni di dollari (compresa una testa di Atena e una tazza del V secolo a.C.) sono invece tornate in Italia. Proprio dal Metropolitan, d’altronde, nel 2008 il nostro paese aveva ottenuto la riconsegna del celebre “Vaso di Eufronio” sottratto da una tomba etrusca a Cervetri nel 1971 e acquistato quello stesso anno per un milione di dollari.

A convincere il direttore Max Hollein che era ormai tempo di agire, è stato però soprattutto un report dell'International Consortium of Investigative Journalists, secondo cui sono ancora almeno mille i capolavori di dubbia provenienza conservati al Met. Il 53enne storico dell’arte austriaco che dal 2018 guida l’istituzione nata nel 1872 (e che in pre-pandemia ospitava nelle sue sale circa 8 milioni di visitatori l’anno) ha annunciato la svolta con una lettera allo staff riportata domenica dal New York Times: “Siamo una delle più prominenti voci della comunità artistica globale, nuove informazioni e una rinnovata sensibilità c’impongono di dedicare nuove risorse al processo di riesame di alcune aree grigie della nostra collezione...”. Spiegando che gli investigatori si focalizzeranno soprattutto su acquisti fatti tra 1970 e 1990: “Era di rapida crescita del museo, quando circolavano poche informazioni e si facevano meno controlli sulla provenienza”. Gli stessi anni in cui molti paesi cominciavano a ratificare la “Convenzione sulla circolazione dei beni culturali”: voluta dall’Unesco proprio per impedire le importazioni illecite, sottoscritta a Parigi il 14 Novembre 1970 ratificata pure dall’Italia nel 1978.

Una stagione in cui “l’accaparramento prevaleva su tutte le altre preoccupazioni” come riconosciuto da Thomas Hoving che diresse il Met fra 1967 e 1977. Certo, nel tempo quell’attitudine è cambiata: oggi non si compra nulla che non abbia provenienza più che certificata. Ma si è indugiato anche in anni a noi vicini: quando, per dire, si trattava di manufatti provenienti da paesi politicamente instabili, ad esempio africani. Anche per questo Hollein ora ha deciso di affiancare al team di investigatori, pure un comitato di 18 direttori, curatori e consulenti legali che stabiliranno nuove regole sugli acquisti a venire. Determinati a cancellare ogni macchia dalla reputazione del più celebre museo del mondo.