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Emergenza migranti in Messico: decade il Titolo 42, in migliaia attendono di entrare negli Stati Uniti

Alla mezzanotte dell'11 maggio scade la misura introdotta nel 2020 da Donald Trump per respingere i richiedenti asilo in virtù della pandemia. Per il governo Usa in 150mila pronti a varcare la frontiera Sud dove sono stati inviati 1500 soldati. Ma Biden avverte, non sarà un via libera agli accessi
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Resistono i più forti. E i più ostinati. Giovani soprattutto. Gente abituata a lavorare nei campi, a trainare carretti tutto il giorno come ambulanti. Sotto cascate di pioggia e freddo intenso, seguiti dal sole infuocato, 250 mila persone attendono da mesi il D-day dei migranti. Alle 23.59 di giovedì 11 maggio decade il Titolo 42, quello varato da Donald Trump nel 2020 e poi confermato da Joe Biden. Vietava finora l’ingresso negli Usa, anche per motivi umanitari o ricongiungimento familiare. Il governo Usa parla di oltre 150 mila migranti che attendono al confine col Messico la scadenza: l'amministrazione Biden ha già inviato 1500 soldati e il governatore del Texas Greg Abbott centinaia di uomini della Guardia nazionale. "La situazione sarà caotica per un po'", ha commentato Biden.

Resistono i più forti. E i più ostinati. Giovani soprattutto. Gente abituata a lavorare nei campi, a trainare carretti tutto il giorno come ambulanti. Sotto cascate di pioggia e freddo intenso, seguiti dal sole infuocato, 250 mila persone attendono da mesi il D-day dei migranti. Alle 23.59 di giovedì 11 maggio decade il Titolo 42, quello varato da Donald Trump nel 2020 e poi confermato da Joe Biden. Vietava finora l’ingresso negli Usa, anche per motivi umanitari o ricongiungimento familiare. Il governo Usa parla di oltre 150 mila migranti che attendono al confine col Messico la scadenza: l'amministrazione Biden ha già inviato 1500 soldati e il governatore del Texas Greg Abbott centinaia di uomini della Guardia nazionale. "La situazione sarà caotica per un po'", ha commentato Biden.

Due anni di blocco per il Covid

La scusa per il Titolo 42 era sanitaria. Il mondo era colpito dal Covid, la gente era confinata in casa. Non si viaggiava, non si camminava neanche per strada. Poi il virus ha mollato la presa, l’emergenza si è attenuata, l’umanità ha ripreso il suo corso tra affanni e speranze. Ma il blocco di due anni ha fatto da tappo per quel flusso ininterrotto di uomini, donne, bambini anche piccolissimi, che dall’emisfero meridionale si sposta verso quello settentrionale. Per sfuggire alla violenza, alla povertà, ai cambiamenti climatici, all’arroganza della criminalità grande e piccola che ha aumentato il suo potere durante la pausa infettiva. Molti sono rimasti ai confini nord del Messico, lungo i valichi che punteggiano i 3.500 chilometri di frontiere con gli Usa. Accampandosi alla meglio o rifugiandosi in tuguri di fortuna. Vessati dalle gang che estorcevano e minacciavano, oppure svolgendo lavori di fortuna che consentissero di tirare avanti. 

L’inferno di Tapachula

La maggioranza è stata costretta a restare 3 mila chilometri più a sud, subito dopo il confine tra Guatemala e Messico. Qui sorge Tapachula, una città di 220 mila abitanti che nel giro di tre anni sono diventati 510 mila. Più del doppio. È stata letteralmente invasa da ondate di immigrati provenienti da 103 paesi del mondo. Ma soprattutto da Venezuela, Haiti, Colombia e Honduras. Questo centro del Chiapas è diventato l’hub degli immigrati: un punto di raccolta e identificazione dove la gente decisa ad andare negli Stati Uniti fa domanda e attende una risposta dalle autorità americane. Una enorme tendopoli che ha stravolto l’assetto sociale e anche economico della città. 

Il Muro mai realizzato

Il Messico, con gli anni, si è così trasformato nel Muro che Trump ha iniziato a costruire lasciando l’opera a metà con gli appaltatori infuriati che adesso chiedono anche i danni. In cambio gli Usa hanno fornito assistenza e soprattutto denaro. Questo equilibrio precario è andato avanti per un anno, tra crisi ricorrenti, scambi di accuse e pressioni. A pagare il prezzo più alto sono stati gli immigrati che si sono ritrovati incastrati in una grande prigione a cielo aperto. Le immagini che ci hanno trasmesso le cronache con le carovane che rompevano il blocco, gli scontri e gli assalti alle frontiere, i blitz delle Guardie di confine a cavallo munite di fruste che sferzavano chi usciva delle acque del Rio Grande, hanno fatto la storia di questo esodo inarrestabile e senza ancora una soluzione.

La trappola che tutti ignorano

Adesso, alla vigilia del D Day, è tornata la speranza. Ma è una trappola. Anzi, una vera bugia. Joe Biden ha avvertito che non si tratta del via libera agli accessi. Anzi. Le “porte”, ha detto in modo chiaro, “restano chiuse”. Ma il presidente non spegne le illusioni. Deve mantenere, almeno in apparenza, gli impegni assunti quando è stato eletto alla Casa Bianca. Ha preso tempo e ha lasciato la porta socchiusa. Ha dovuto fare i conti con la rivolta dei governatori degli Stati del Sud, tutti repubblicani, che hanno fatto ricorso alla Corte Suprema chiedendo la conferma del Titolo 42. Il ricorso è stato accolto da una delle Corti locali ma alla fine la stessa Corte Suprema ha votato per la revoca definitiva. 

Il nuovo corso

Lo scopo del nuovo corso è dare delle regole al flusso migratorio. Tre i principi su cui si fonderà: “applicazione della legge, deterrenza, diplomazia”, è stato comunicato ai giornalisti. La legge sarà applicata con rigore. Per sostenere il lavoro immane che attende il servizio del Custom and Border Protection sono stati spediti 1.500 soldati della Guardia Nazionale alle frontiere sud. Avranno un compito di supporto, logistico, amministrativo. La sicurezza spetta alla Guardia di frontiera. Ma questo ha già fatto gridare alla “militarizzazione” dei confini da parte di tutte le ong e organizzazioni internazionali dei Diritti Umani che denunciano anche le obiettive difficoltà ad usare l’applicazione CBP One creata proprio per chiedere asilo. La parte diplomatica prevede l’apertura di centri di elaborazione delle domande in Guatemala e Colombia, con la collaborazione di Spagna e Canada. 

Ingresso vietato per otto anni

Ma quello che ignorano i tanti che premono su valichi di Ciudad Juárez (35 mila), Tijuana (15 mila), Matamoros (18 mila) è che pochi, pochissimi riusciranno a entrare. Il Titolo 42 è sostituito dal Titolo 8 in vigore dal 1940. Con una differenza. Mentre finora potevi tentare e ritentare decine di volte il salto negli Usa adesso se vieni intercettato sei deportato subito a casa e denunciato. Non potrai più rientrare negli Usa nei prossimi tre, cinque e otto anni. Ci sono almeno 250 mila richieste di visto. Ogni giorno 6 mila illegali vengono intercettati e rispediti indietro; si stima che da domani saliranno a 8 mila. Dal 2020 sono stati espulsi in Messico 2,6 milioni di immigrati. Solo nel dicembre scorso sono state arrestate 251.487 persone. Cinquantamila sono state rispedite in Messico in base al Titolo 42, altre 202.00 deportate nei paesi di origine applicando il Titolo 8. 

Subdola campagna

C’è una campagna subdola e crudele che incita a riversarsi sotto la barriera tra Usa e Messico. Gruppi di uomini distribuiscono volantini a Tapachula con false indicazioni e fanno girare la voce di fare in fretta. Lavorano per i trafficanti umani. “Chi arriva prima”, si legge nei manifesti attaccati ai muri della città, “ha più possibilità di entrare”. Tra i 40-50 mila migranti ammassati nel Parco Ecologico e attorno alla cattedrale è scattato l’allarme. Tutti si sono riversati nel Centro Immigrazione del governo per fare le pratiche di ingresso negli Usa. Una folla eccitata e ansiosa ha premuto sui cancelli che erano stati chiusi perché i locali erano già stracolmi. Molti hanno capito che era una truffa. La tensione è sfociata in risse e spintoni. Solo l’intervento degli agenti che invitavano alla calma ha evitato il peggio. La realtà è apparsa evidente a metà giornata. Assieme alla bugia dei confini aperti. Le gang locali e i Cartelli si leccano i baffi. Il flusso continuerà. Ma clandestino, lungo le rotte della paura.