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Huwara, la città della Cisgiordania crocevia tra odio e convivenza

Un meccanico palestinese aggiusta un taxi israeliano 

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Reportage dalla località palestinese data alle fiamme dall'ira dei coloni ebrei in febbraio. Circondata da quattro insediamenti e due checkpoint, è la città dei meccanici, dove moltissimi israeliani vengono per riparare l'auto a buon mercato. E dove, nelle officine, artigiani e clienti condividono tutta la loro insofferenza per la spirale di violenza
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HUWARA (CISGIORDANIA) - "Ho finito. Ma mi sa che oggi fai tardi", dice in ebraico il meccanico palestinese, guardando pensoso in fondo alla strada: dove i soldati si azzuffano con dei ragazzini che tirano pietre. Passa un caffè al suo cliente. Che gli passa una sigaretta. "Ancora. Ma questi non studiano mai?", gli dice in arabo. Sono dei vostri?, chiedo al meccanico. "Miei non sono". Mi giro verso il cliente, che è israeliano. "Miei neppure". E si sistemano su un muretto, davanti agli scontri come al cinema.

Di là dal checkpoint, israeliani e palestinesi si sparano. Di qui, stanno insieme.

Huwara è a ridosso di Nablus. Nella Cisgiordania. Ha 7mila abitanti, ma più che una città, è un po' di case sparse intorno alla Strada 60, che va da sud a nord, da Beersheba a Nazareth, lungo quella che un tempo era la Via dei Patriarchi, e ora, invece, è la Via del Sangue, perché è ac…

HUWARA (CISGIORDANIA) - "Ho finito. Ma mi sa che oggi fai tardi", dice in ebraico il meccanico palestinese, guardando pensoso in fondo alla strada: dove i soldati si azzuffano con dei ragazzini che tirano pietre. Passa un caffè al suo cliente. Che gli passa una sigaretta. "Ancora. Ma questi non studiano mai?", gli dice in arabo. Sono dei vostri?, chiedo al meccanico. "Miei non sono". Mi giro verso il cliente, che è israeliano. "Miei neppure". E si sistemano su un muretto, davanti agli scontri come al cinema.

Di là dal checkpoint, israeliani e palestinesi si sparano. Di qui, stanno insieme.

Huwara è a ridosso di Nablus. Nella Cisgiordania. Ha 7mila abitanti, ma più che una città, è un po' di case sparse intorno alla Strada 60, che va da sud a nord, da Beersheba a Nazareth, lungo quella che un tempo era la Via dei Patriarchi, e ora, invece, è la Via del Sangue, perché è accessibile sia agli israeliani con targa gialla, sia ai palestinesi con targa verde: e quindi è perfetta per un attentato. Huwara non ha i velox: ha i cecchini. E' qui che il 26 febbraio oltre 400 coloni si sono riversati giù dalle colline, incendiando tutto in rappresaglia all'assassinio di due israeliani, uccisi in rappresaglia a un raid in cui, in rappresaglia alla rappresaglia precedente, erano stati uccisi 11 palestinesi. Nel 2023 si sono già avuti più di 170 morti: più di uno al giorno.

In Israele molti, sdegnati, hanno definito il rogo un pogrom. E Bezalel Smotrich, il ministro delle Finanze dell'ultradestra con delega agli insediamenti, ha raccomandato ai coloni di non farsi mai più giustizia da sé. Cancellare Huwara dalle mappe, ha detto, tocca allo Stato.

La doppia insegna, in arabo e in ebraico 

"Hai da ridire?", reagisce brusco Daniel Dahan quando gli domando se è israeliano. Perché mi ha scambiato per un'israeliana: e gli israeliani, qui, temono di essere bollati come traditori. Lui vive a Tel Aviv. Ed è venuto a sostituire il compressore dell'auto. Le officine di Huwara sono tra le migliori: e soprattutto, tra le più convenienti. Il compressore gli costa mille shekel, 750 euro, invece di 3mila. "Costa tutto la metà. Anche meno. Una Pepsi che mi costa 8 shekel, qui ne costa 2. Un kebab, 12 invece di 45", dice. Tel Aviv è la città più cara al mondo. E il resto non conta. L'economia batte ogni ideologia. Parla un inglese impeccabile, ma quando gli chiedo del rogo, ha un'amnesia: e non mi capisce. Attacco, assalto, incidente. Evento. Tento ogni parola possibile. Solo a: "problema", capisce. "In effetti, i meccanici sono stati in ferie per tutto il Ramadan", dice. "E' stato proprio un problema".

In realtà, non è vero che il resto non gli importa. Non ha niente contro gli arabi: ma ha tutto contro i coloni. Perché campano a scrocco, dice. "Tirano fuori la Bibbia, e ti dicono: Questa è casa mia. E pretendono che gli paghiamo anche le bollette. Ma guarda lì", mi dice indicando le ruspe, che in parallelo alla 60 stanno spianando un'altra strada: per bypassare Huwara. "Costerà 70 milioni di dollari".

Israele è seconda al mondo per numero pro capite di miliardari: ma tra i paesi sviluppati, ha il secondo più alto tasso di povertà. Il 20 percento. E per un colono, lo stato spende tre volte che per un comune cittadino. "E' una follia. Israele ormai è ostaggio di questi fuori di testa", dice Eitan Amar, che è venuto da Ashdod per riparare un cilindro. "Ma senza i coloni, Netanyahu non ha la maggioranza. E senza la maggioranza, non ha l'immunità nei mille processi in cui è imputato", dice. "Per salvarsi, sarebbe pronto ad allearsi con i talebani".

Il rogo ha causato danni per quasi 5 milioni di dollari. Tre sono arrivati dagli Emirati, uno dal Qatar. E uno è arrivato dagli israeliani. Da un colletta.

Una delle auto bruciate nell'assalto dei coloni di febbraio 

Huwara sorge tra quattro insediamenti. Che in totale, hanno 8mila abitanti. E non sono insediamenti qualsiasi. Oltre a Har Brakha, quello dei due morti vendicati il 26 febbraio, uno è Yitzhar, che è nel mirino dello Shin Bet, l'intelligence interna, più che dei palestinesi: i suoi rabbini sono stati incriminati per incitamento all'odio non solo contro gli arabi, ma contro, diciamo così, i diversamente ebrei. Contro tutti quelli che hanno un'altra idea di Israele. Poi c'è Elon Moreh, a cui è legata invece una famosa sentenza della Corte Suprema, che nel 1979 affermò che la terra palestinese, non essendo registrata al catasto, era terra che era legittimo dichiarare statale. Consentendo così, via via, l'espropriazione del 16 percento della West Bank. E infine, c'è Itamar. In cui la famiglia Fogel fu sterminata nel sonno. Era il 2011. Padre, madre, e tre figli. Di cui uno decapitato.

Da allora, i dintorni di Nablus sono "zona di priorità nazionale". E hanno finanziamenti extra.

Il van di un gruppo messianico utraortodosso parcheggiato davanti all'officina 

"I coloni sono sempre venuti qui. Sempre gentili", dice Wael Amr, il cui emporio ha la doppia insegna in arabo ed ebraico. "Poi, onestamente, non so cosa sia successo. E né mi interessa. Gli israeliani sono i benvenuti: ma i coloni no. Mai più. Che spariscano", dice. Anche se in realtà, continuano a venire. E quindi l'esercito ha chiuso il rettilineo di Huwara tra due checkpoint, e piazzato barriere di cemento ogni cento metri, e tiratori scelti dietro i muri, alle finestre, sui cavalcavia: e ha proibito a tutti di parcheggiare, o anche solo fermarsi un minuto. "Dicono che sarà così fino a quando non si avrà la nuova strada. E cioè per due anni", dice. "Ma tra due anni saremo tutti già falliti e andati via".

Per Huwara, la quiete è pericolosa quanto il suo opposto.

Avrà un risarcimento solo chi ha perso casa. E comunque, dall'Autorità Palestinese non si è visto nessuno. La Strada 60 è fuori dalla sua giurisdizione, è Area C (quella che secondo gli accordi tra Israele e Anp resta sotto controllo israeliano, ndr): se anche volesse venire, Mahmoud Abbas avrebbe bisogno di un'autorizzazione.

E Hamas? "Ma figurati. Hamas cerca la reazione, mica la soluzione", dice, mentre intanto un uomo al checkpoint accoltella un soldato, un'ambulanza a sirene spiegate va a recuperare i feriti di un attacco dei coloni nei campi di grano alle nostre spalle, a Nablus è in corso un raid dell'esercito, e a Ramallah una retata della polizia, e dopo una notte di bombardamenti su Gaza, cominciano a piovere razzi su Tel Aviv.

Un giorno come tanti, di questi tempi.

"Hai da ridire?", reagisce brusco Moe Aref quando gli domando se è palestinese. Perché mi ha scambiato per una palestinese: e i palestinesi, qui, temono di essere bollati come traditori. Con la sua laurea in Ingegneria, fa l'idraulico. E come tanti, è stanco di Fatah e Hamas. Quanto gli israeliani di Netanyhau. "Pensano che Israele prima o poi imploderà. Diviso tra laici e religiosi . dice -. E quindi colpiscono qui e lì: ma non troppo. Perché militarmente, non c'è partita. E però, fondi una brigata: e subito hai armi e finanziamenti. La resistenza ormai è un mestiere", osserva. "E per Israele, è magnifico. Mahmoud Abbas ha 88 anni. Più i palestinesi si armano, e più, appena va via, tra Fatah e Hamas sarà battaglia strada per strada".

Una Bmw Cabrio con lo stereo al massimo passa sgommando. A Nablus le auto così sono sempre di più. A bordo, quattro ventenni. "Guarda", dice. "Guarda l'Intifada".