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Il capo delle sanzioni alla Russia per la Casa Bianca: "Così Mosca sta lucrando sul blocco del grano"

James O'Brien 
L'ambasciatore James O’Brien spiega a "Repubblica" che più il frumento di Kiev resta fermo, più le esportazioni di grano russo e fertilizzanti arricchiranno il Paese
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NEW YORK - "La Russia ci guadagna a tenere il grano ucraino fuori dal mercato. È una questione di soldi. La Russia non vende ai Paesi più bisognosi, ma solo ai mercati più ricchi. E come si giustifica? Con un paio di scuse". 

Da aprile 2022 l'ambasciatore James O'Brien guida l'Ufficio di coordinamento delle sanzioni, una divisione del dipartimento di Stato americano nata nel 2021, prima del conflitto tra Ucraina e Russia. In una conference call a cui ha partecipato Repubblica, O'Brien analizza cosa c'è dietro la minaccia del Cremlino di bloccare il piano per il trasferimento di grano ucraino attraverso il Mar Nero. Il 18 maggio è il giorno in cui il Black Sea Grain Initiative, l'accordo sancito l'anno scorso tra Russia e Ucraina e guidato da Turchia e Nazioni Unite, potrebbe fermarsi, aggravando l'emergenza alimentare mondiale. Secondo il Programma Alimentare Mondiale sono 345 milioni le persone che…

NEW YORK - "La Russia ci guadagna a tenere il grano ucraino fuori dal mercato. È una questione di soldi. La Russia non vende ai Paesi più bisognosi, ma solo ai mercati più ricchi. E come si giustifica? Con un paio di scuse". 

Da aprile 2022 l'ambasciatore James O'Brien guida l'Ufficio di coordinamento delle sanzioni, una divisione del dipartimento di Stato americano nata nel 2021, prima del conflitto tra Ucraina e Russia. In una conference call a cui ha partecipato Repubblica, O'Brien analizza cosa c'è dietro la minaccia del Cremlino di bloccare il piano per il trasferimento di grano ucraino attraverso il Mar Nero. Il 18 maggio è il giorno in cui il Black Sea Grain Initiative, l'accordo sancito l'anno scorso tra Russia e Ucraina e guidato da Turchia e Nazioni Unite, potrebbe fermarsi, aggravando l'emergenza alimentare mondiale. Secondo il Programma Alimentare Mondiale sono 345 milioni le persone che vivono nell'incertezza alimentare. Il doppio rispetto al 2020.

L'Ucraina esportava quasi 56 milioni di tonnellate di grano, prima della guerra. Le sue esportazioni sono crollate a quasi zero, per riprendere dopo l'accordo per il Mar Nero. Da allora sono state esportate 29 milioni di tonnellate, ma ora è di nuovo tutto a rischio. 

Le due scuse del Cremlino

"Al momento - spiega O'Brien - ci sono 26 navi bloccate in acque turche, caricate con più di 1,1 milioni di tonnellate di grano e altro cibo. Chiedono di essere ispezionate per poter riprendere la rotta". Ma i russi ritardano le ispezioni. L'ambasciatore parlava di "due scuse" evocate dal Cremlino. "La prima - spiega - è quando la Russia sostiene che il grano del Black Sea Green Initiative non va ai Paesi più bisognosi. Questo è sbagliato nei fatti. Vi invito a consultare la pagina web del Join Coordination Centre delle Nazioni Unite, se non volete sentire la versione degli Stati Uniti".

"Secondo quella fonte - continua l'ambasciatore - il 55 per cento del grano va a Paesi in via di sviluppo. Due terzi del grano finiscono ai Paesi in via di sviluppo e usati direttamente come alimento, mentre un'altra parte è usata come ingrediente".

"Seconda scusa - aggiunge - i russi dicono che hanno diritto a mettere fine all'esportazione di cibo ai Paesi in via di sviluppo perché la Russia non riceve denaro sufficiente per il proprio grano. Anche questo è sbagliato. I dati indicano che l'esportazione russa di cibo e fertilizzanti è almeno pari, se non più alta, rispetto a prima della guerra".

Le Nazioni Unite, spiega O'Brien, hanno aiutato a risolvere alcuni problemi a Mosca. "C'era del fertilizzante russo legato a persone colpite da sanzioni - spiega - era bloccato nei porti europei. Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea hanno lavorato con le banche per fare in modo che i pagamenti alla Russia venissero sbloccati. E alcuni dei primi pagamenti alle maggiori banche russe sono stati completati nelle ultime settimane". "La Russia - insiste - sta guadagnando, questa è la realtà".

Chi ne paga le conseguenze

Ma alla fine chi ne paga le conseguenze? "I Paesi in via di sviluppo - ribatte l'ambasciatore - Quando i russi ritardano l'accesso alle rotte, in media ogni nave paga almeno 20 mila dollari al giorno per coprire i costi dell'equipaggio. Ogni giorno di ritardo alza il prezzo, e alla fine è la gente che paga quel costo, non la Russia". "Per essere chiari - continua - la Russia ha invaso un esportatore di grano". 

Cosa può succedere

Mosca ha detto che se entro il 18 maggio non verrà riconosciuto un nuovo accordo, considererà decaduto il piano. Che cosa può succedere dopo? È importante - spiega O'Brien - che con i colleghi del G7 stiamo rendendo chiaro ai governi di tutto il mondo che la macchina da guerra russa non può essere rifornita. Con Unione Europea, Regno Unito, Giappone e altri partner della coalizione, come la Corea del Sud, stiamo lavorando a misure punitive, ma posso dire che l'Ue si sta preparando a dotarsi di strumenti per risolvere la questione con Paesi terzi. È chiaro che ci stiamo muovendo, ma credo che sia più saggio per i Paesi fare un passo indietro da qualsiasi coinvolgimento con le forze militari russe". Le sanzioni dove colpiranno? "La nostra posizione - risponde O'Brien - è di non sanzionare il cibo e il fertilizzante russo, e le transazioni. Lo abbiamo chiarito con le banche. Regno Unito e Unione Europea sono d'accordo con noi. Il punto è che la Russia non dovrebbe usare la fame come arma".