Bulgaria, la porta dell’Europa inferno dei profughi
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Appena varcata la frontiera dell'Europa, dopo tre giorni di fuga a piedi attraverso la Turchia, Barsat è stato sbattuto in una cella di pochi metri quadri con altre 24 persone, in condizioni igieniche talmente orribili che dopo pochi giorni gli è venuta la scabbia. Non ha mai visto un medico, e per la sua famiglia in Afghanistan era sparito: prima di chiuderlo nella lurida cella infestata di cimici, la polizia bulgara gli aveva sequestrato il cellulare. C'era un solo bagno, attaccato alla cella, senza possibilità di chiudere la porta. La doccia era consentita una volta ogni due settimane. E se aveva sete, il ventiduenne poteva bere solo dal rubinetto del bagno. Ogni giorno un poliziotto entrava nella cella e picchiava tutti con un bastone, insultando, urlando "sei illegale, perché sei venuto qui".
BERLINO - Appena varcata la frontiera dell'Europa, dopo tre giorni di fuga a piedi attraverso la Turchia, Barsat è stato sbattuto in una cella di pochi metri quadri con altre 24 persone, in condizioni igieniche talmente orribili che dopo pochi giorni gli è venuta la scabbia. Non ha mai visto un medico, e per la sua famiglia in Afghanistan era sparito: prima di chiuderlo nella lurida cella infestata di cimici, la polizia bulgara gli aveva sequestrato il cellulare. C'era un solo bagno, attaccato alla cella, senza possibilità di chiudere la porta. La doccia era consentita una volta ogni due settimane. E se aveva sete, il ventiduenne poteva bere solo dal rubinetto del bagno. Ogni giorno un poliziotto entrava nella cella e picchiava tutti con un bastone, insultando, urlando "sei illegale, perché sei venuto qui".
Testimonianze come queste, di sistematici maltrattamenti dei rifugiati siriani, afghani, iracheni in Bulgaria si stanno rapidamente accumulando negli archivi delle Ong. L'associazione cristiana tedesca "Matteo" ne ha raccolte 75, il loro dossier verrà pubblicato oggi in Germania e noi siamo in grado di anticiparne i contenuti. Fanno accapponare la pelle: sono storie simili a quelle di Barsat. Storie di profughi in fuga dai talebani afghani o dalla tirannide siriana, che "avrebbero diritto all'esame della richiesta di asilo in Europa" come ricorda "Matteo", e che vengono interrogati e picchiati selvaggiamente, stipati in letti infestati di insetti, costretti a dividersi in decine di celle lerce e minuscole.