L'offensiva di Kiev è visibile tra missili a lungo raggio e velivoli russi abbattuti
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV - Le piccole riconquiste di territorio nella martoriata Bakhmut da parte delle forze armate ucraine non sono il primo segno visibile della controffensiva. Il contingente di terra, i 60mila uomini formati e armati dai partner occidentali di Kiev, non è ancora entrato in azione. I segni sono altri, bisogna guardare più lontano: a Nord, in Russia, dove sono stati abbattuti due caccia bombardieri e due elicotteri da trasporto truppe. E bisogna guardare a Est, a Lugansk, nei territori occupati del Donbass, dove sono entrati in azione i nuovi missili a lungo raggio per colpire i depositi che i russi ritenevano al sicuro. Fino a pochi giorni fa erano fuori portata, ora non più. E bisogna guardare anche a Sud, a Mariupol, dove ci sono state esplosioni così forti, nella zona dell'Azovstal, da far tremare i vetri in mezza città.
Prima che parta la fase attiva della controffensiva, spiega a Repubblica l'analista Ruslan Bortnik, direttore dell&…
KIEV - Le piccole riconquiste di territorio nella martoriata Bakhmut da parte delle forze armate ucraine non sono il primo segno visibile della controffensiva. Il contingente di terra, i 60mila uomini formati e armati dai partner occidentali di Kiev, non è ancora entrato in azione. I segni sono altri, bisogna guardare più lontano: a Nord, in Russia, dove sono stati abbattuti due caccia bombardieri e due elicotteri da trasporto truppe. E bisogna guardare a Est, a Lugansk, nei territori occupati del Donbass, dove sono entrati in azione i nuovi missili a lungo raggio per colpire i depositi che i russi ritenevano al sicuro. Fino a pochi giorni fa erano fuori portata, ora non più. E bisogna guardare anche a Sud, a Mariupol, dove ci sono state esplosioni così forti, nella zona dell'Azovstal, da far tremare i vetri in mezza città.
Prima che parta la fase attiva della controffensiva, spiega a Repubblica l'analista Ruslan Bortnik, direttore dell'Istituto ucraino di Politica, Kiev aspetterà la fine della missione di pace cinese: "Se Zelensky la avviasse ora ne vanificherebbe l'obiettivo, la Cina è molto importante per l'Ucraina e vuole mantenerne l'amicizia". Ma la fase preliminare è in pieno esercizio sotto forma di lotta senza quartiere per colpire le retrovie, i depositi di armi e materiale, i centri logistici, le strutture militari e le caserme che ospitano le truppe. Per mesi è stata la specialità della casa dei russi, ora lo è di entrambi.
In questi giorni l'Ucraina è un fiorire di primule colorate e aspettative di rivincita, i giardini di Kiev sono uno spettacolo di tulipani, i bistrot colmi di fiducia e patriottismo. Nessuno teme il sangue che sarà presto versato. Già scorre quello dei soldati che continuano ad ammazzarsi per qualche centinaio di metri di campi e macerie a Bakhmut, mentre i siti d'intelligence riempiono di frecce le mappe indicando piccole avanzate e ritirate che valgono l'isolato di un paesino, e i commenti tifano come allo stadio riempendo i social di bandierine e teschi per i poveracci ripresi dai droni mentre muoiono.
La regola della propaganda di guerra, quando viene colpito un obiettivo, è citare solo i danni civili subiti. Secondo i russi, l'attacco ucraino a Lugansk avrebbe centrato la fabbrica di plastica Polypak e l'impianto di lavorazione della carne Milam. Probabilmente ospitavano obiettivi militari. Gli aerei che hanno lanciato i missili, un Su-24 e un Mig-29 ucraini, sarebbero stati abbattuti. Hanno centrato anche l'Accademia degli Interni e ferito lievemente il deputato della Duma Viktor Vodolatsky. Secondo i russi hanno ferito anche sei bambini: impossibile verificare, ma Mosca sottolinea l'uso dei nuovi missili britannici Storm Shadow per colpire "obiettivi civili".