BANGKOK - Jeep rosse fiammanti, camioncini, bus a due piani. Tutti i candidati a sfilare per le vie del centro di Bangkok per convincere gli ultimi indecisi in vista delle elezioni di oggi: un voto storico per la Thailandia, con i partiti dell'opposizione in netto vantaggio, che potrebbe mettere la parola fine a quasi un decennio di governi guidati o sostenuti dall'esercito dopo il golpe del 2014. Dalle 18 di oggi silenzio elettorale. Sempre dalla stessa ora e fino alle 18 di domani - come da tradizione - divieto di vendere alcolici. Alle urne si va da sobri. Qualcuno, tra i vicoli, trova comunque il modo di farsi una birra.
BANGKOK - Jeep rosse fiammanti, camioncini, bus a due piani. Tutti i candidati a sfilare per le vie del centro di Bangkok per convincere gli ultimi indecisi in vista delle elezioni di oggi: un voto storico per la Thailandia, con i partiti dell'opposizione in netto vantaggio, che potrebbe mettere la parola fine a quasi un decennio di governi guidati o sostenuti dall'esercito dopo il golpe del 2014. Dalle 18 di oggi silenzio elettorale. Sempre dalla stessa ora e fino alle 18 di domani - come da tradizione - divieto di vendere alcolici. Alle urne si va da sobri. Qualcuno, tra i vicoli, trova comunque il modo di farsi una birra.
I pericoli maggiori per il premier uscente, l'ex generale golpista Prayuth Chan-ocha, rieletto nel 2019 nonostante il partito degli Shinawatra avesse ottenuto più seggi, e ora in cerca di un terzo mandato, arrivano proprio dal Pheu Thai e dai riformisti di Move Forward del 42enne Pita Limjaroenrat, laureato ad Harvard, che sta conquistando i giovani e che ha promesso di porre fine alla coscrizione militare obbligatoria e di modificare il reato di lesa maestà. Una coalizione tra i due partiti è quello che spaventa di più l'attuale classe dirigente.
Gli Shinawatra sanno vincere, lo hanno fatto negli ultimi vent'anni. Ma non basta: serve stravincere ora. Dentro il palazzetto con l'aria condizionata sparata a mille, è un'unica grande marea rossa. Se non hai la maglietta del partito, vanno bene pure quelle dell'Arsenal o del Manchester United. "La nostra è la sfida tra la democrazia e la dittatura", scaldano la folla i due presentatori. Il momento più atteso è per Paetongtarn, rampolla della dinastia che anima e divide la vita politica thai da due decenni, tornata a fare campagna dopo aver partorito due settimane fa. Ha gli occhi lucidi mentre parla: "Sarà una giornata storica". Il suo programma populista promette generosi aiuti finanziari. Aumento del salario minimo. Nuovi posti di lavoro.
Chi vincerà il voto di oggi dovrà rimettere in sesto l'economia, frenata dal pesante debito delle famiglie e dall'invecchiamento della forza lavoro. Facendo ripartire anche il turismo dopo tre anni di pandemia. Il ritorno della democrazia in Thailandia potrebbe infine contribuire a riportare Bangkok all'ovile di Washington, proprio mentre gli Usa cercano di contrastare Pechino in Asia. L'ultimo decennio sotto la guida di Prayuth è stato infatti spesso spostato più verso la Cina.