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Verso il cessate il fuoco tra Israele e Jihad ma nel Paese resta l'allerta

L'Iron Dome israeliano intercetta razzi lanciati da Gaza
  (afp)
Dopo giorni di combattimenti, si va verso l'accordo con la mediazione egiziana per una tregua che dovrebbe entrare in vigore a partire dalle dieci di sera
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GERUSALEMME – Prove di tregua in Medio Oriente. Dopo giorni di combattimenti, Israele e la Jihad Islamica si accordano per un cessate il fuoco con la mediazione egiziana. Secondo fonti egiziane, palestinesi e israeliane citate dalla stampa, la tregua deve entrare in vigore a partire dalle dieci di sera. Sono momenti tesi. Con la consapevolezza che proprio nelle ore precedenti e immediatamente successive all’entrata in vigore del cessate il fuoco, un episodio può mettere tutto in discussione e riaprire il conflitto. Proprio in quei minuti gli allarmi antiaerei suonano di nuovo nella cittadina di Sderot e nelle altre zone al confine con Gaza, e poi ancora nei sobborghi a sud di Tel Aviv, in quello che secondo gli analisti rappresenta un copione già visto, in cui i gruppi armati palestinesi tentano di dire l’ultima parola prima della fine delle ostilità aperte. Con l’aviazione israeliana che immediatamente reagisce colpendo postazioni del lanc…

GERUSALEMME – Prove di tregua in Medio Oriente. Dopo giorni di combattimenti, Israele e la Jihad Islamica si accordano per un cessate il fuoco con la mediazione egiziana. Secondo fonti egiziane, palestinesi e israeliane citate dalla stampa, la tregua deve entrare in vigore a partire dalle dieci di sera. Sono momenti tesi. Con la consapevolezza che proprio nelle ore precedenti e immediatamente successive all’entrata in vigore del cessate il fuoco, un episodio può mettere tutto in discussione e riaprire il conflitto. Proprio in quei minuti gli allarmi antiaerei suonano di nuovo nella cittadina di Sderot e nelle altre zone al confine con Gaza, e poi ancora nei sobborghi a sud di Tel Aviv, in quello che secondo gli analisti rappresenta un copione già visto, in cui i gruppi armati palestinesi tentano di dire l’ultima parola prima della fine delle ostilità aperte. Con l’aviazione israeliana che immediatamente reagisce colpendo postazioni del lancio di razzi. “Testeremo questa tregua con i fatti", ripetono fonti governative israeliane citate in condizioni di anonimato dalle testate locali. “Risponderemo alla distensione con la distensione".

Sabato pomeriggio intanto il fuoco dalla Striscia aveva causato un’altra vittima in Israele: un muratore proveniente proprio da Gaza, nel Paese con un permesso di lavoro e bloccato da martedì dopo la chiusura dei valichi di confine con la Striscia. Nell’attacco è rimasto gravemente ferito anche un altro lavoratore di Gaza, insieme a un cittadino israeliano beduino. Giovedì invece a rimanere uccisa da un razzo che ha colpito un condominio a Rehovot era stata un’ottantenne israeliana che stava aiutando il marito invalido a raggiungere il rifugio. Un’altra decina di israeliani sono rimasti feriti nell’impatto dei missili lanciati dalla Striscia negli ultimi giorni, oltre 1200. Secondo l’esercito israeliano, di questi circa 200 caduti all’interno di Gaza – uccidendo, almeno in un caso alcuni civili palestinesi - mentre il 91% di quelli diretti verso aree abitate, pari a quasi 400 razzi, sono stati intercettati dai sistemi anti-aerei.

Sono state invece oltre 370 le operazioni condotte dall’aviazione israeliana a Gaza contro obiettivi della Jihad Islamica – organizzazione finanziata dall’Iran e classificata come terrorista anche da Stati Uniti e Unione Europea. L’operazione denominata da Israele “Scudo e Freccia” era iniziata nella notte tra lunedì e martedì quando tre importanti leader del gruppo armato nella Striscia erano stati eliminati dai jet di Gerusalemme in un’azione in cui rimaste uccise almeno altre dodici persone, tra cui diverse donne e quattro bambini sotto gli undici anni. Nei giorni successivi, Israele ha ucciso altre tre figure centrali della Jihad, tra cui i capi della sua divisione missilistica responsabili per il lancio di razzi. In totale, sarebbero 33 le vittime dei raid a Gaza, di cui, per ammissione dei vertici militari israeliani, 18 miliziani e dieci civili.

La domanda comunque rimane se e come la situazione si evolverà nei prossimi giorni, anche in virtù di alcuni appuntamenti carichi di tensione. Lunedì i palestinesi ricordano la Giornata della Nakba (catastrofe) con cui commemorano quello che fu l’esodo della popolazione araba dal territorio del neonato Stato ebraico nel 1948, mentre venerdì gli israeliani festeggiano il Giorno di Gerusalemme, l’anniversario in cui la città tornò sotto completo controllo israeliano durante la Guerra dei Sei Giorni. Ogni anno la ricorrenza è celebrata con la cosiddetta Marcia delle Bandiere, con migliaia di persone che sfilano attraverso la Città Vecchia, compreso il quartiere arabo, in un evento che si è spesso trasformato in occasione di violenza verbale e fisica verso i suoi abitanti. Momenti che potrebbero rappresentare occasioni per riaprire le ostilità.