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"Se ci liberiamo di Erdogan finirà l’incubo di mio marito all’ergastolo senza prove": parla Ayse Bugra, moglie del filantropo Osman Kavala

Ayse Bugra 
"Ho speranza nel cambiamento, ma temo che non accada. Il Paese ha bisogno di pace", racconta la compagna dell'intellettuale diventato simbolo della Turchia che si oppone al presidente  
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ISTANBUL - Sono giorni difficili per Ayse Bugra. La Turchia si prepara a un voto storico, lei fa a pugni con i suoi sentimenti. "Ho speranza che ci sia il grande cambiamento e paura che non accada. In questi anni ho imparato a non pensare più al futuro".

Stimata scienziata sociale, la donna minuta e mite che ci accoglie nello studio di Taksim è la moglie di Osman Kavala, l'intellettuale e filantropo diventato simbolo della Turchia che si oppone al presidente Tayyp Erdogan.

Nel 2017 fu arrestato con l'accusa di aver finanziato le proteste di Gezi Park, il grande movimento di opposizione civile del 2013. Poi di aver partecipato al tentato colpo di Stato del 2016. E ancora di essere una spia al soldo di…

ISTANBUL - Sono giorni difficili per Ayse Bugra. La Turchia si prepara a un voto storico, lei fa a pugni con i suoi sentimenti. "Ho speranza che ci sia il grande cambiamento e paura che non accada. In questi anni ho imparato a non pensare più al futuro".

Stimata scienziata sociale, la donna minuta e mite che ci accoglie nello studio di Taksim è la moglie di Osman Kavala, l'intellettuale e filantropo diventato simbolo della Turchia che si oppone al presidente Tayyp Erdogan.

Nel 2017 fu arrestato con l'accusa di aver finanziato le proteste di Gezi Park, il grande movimento di opposizione civile del 2013. Poi di aver partecipato al tentato colpo di Stato del 2016. E ancora di essere una spia al soldo di potenze straniere. Ergastolo.

Un processo che nel 2019 la Corte europea dei diritti umani ha definito "privo di evidenze", "politicamente motivato", chiedendone la scarcerazione. La sentenza non è mai stata rispettata dalle autorità turche, e il caso ha aperto un fronte di scontro molto duro tra Erdogan e l'Europa.

Quando ha parlato con suo marito l'ultima volta?
"Martedì, è il giorno delle visite. C'è sempre un pannello di vetro tra noi e parliamo al telefono. È in cella da solo, ma ha un piccolo cortile che può usare".

Avete parlato delle elezioni?
"Si, ma soprattutto di cosa stiamo leggendo, dei nostri pensieri. Osman sta riflettendo molto sul concetto di empatia tornando ad Adam Smith e sull'idea di riconciliazione".

La Turchia ha bisogno di riconciliazione?
"Più di tutto, abbiamo bisogno di pace. Anni di divisioni hanno avvelenato l'atmosfera".

Se dovesse vincere, l'opposizione ha già annunciato che darà seguito alle sentenze della Corte europea dei diritti umani e libererà suo marito e il leader curdo Demirtas. È fiduciosa?
"Si, sono sicura che un nuovo governo farà ciò che è giusto fare".

Suo marito è stato accusato di aver finanziato le proteste di Gezi park, di essersi alleato con Gulen nel tentato di colpo di Stato del 2016, di essere una spia di potenze straniere. Cosa risponde?
"Non hanno portato nessuna prova in tribunale per dimostrare nessuna di queste accuse. Osman portò sedie di plastica e panini a Gezi Park: queste erano le prove. La Corte europea lo dice chiaramente: non ci sono ragioni per giustificare la sua detenzione".

Allora perché è successo tutto?
"Osman non è mai stato un politico, era un intellettuale critico con il governo ma senza essere ostile. Aveva un'organizzazione attiva in Turchia e nelle aree curde, a Dyarbakir, voleva contribuire alla coesistenza pacifica tra le persone attraverso l'arte. Era un membro della Open Society di Soros, una associazione legale in Turchia. Gezi fu uno spartiacque per il governo perché non si aspettavano una opposizione così diffusa nel Paese e Osman è diventato un simbolo di chi rivendica democrazia, inclusione sociale, diritti umani, Stato di diritto, pace".

Domenica si vota, cosa si aspetta?
"L'atmosfera è molto tesa, l'approccio del governo durante la campagna elettorale è stato molto polarizzante, ci sono stati attacchi contro l'opposizione. Va dato atto a Kilicdaroglu di aver compiuto un piccolo miracolo unendo le opposizioni intorno a un programma democratico".

Perché tensione? Crede che il governo potrebbe non accettare una eventuale sconfitta?
"Non so, potrebbe succedere e sarebbe molto triste. Ma se il margine di vittoria è ampio questo scenario sarà evitato, eviteremo l'instabilità. I turchi prendono le elezioni molto seriamente, è difficile non accettare i risultati. Quello che sta succedendo qui è importante anche per l'Europa. Un fronte democratico unito contro un governo populista. Se riesce, sarà un risultato senza precedenti".

Ha mai desiderato vendetta?
"No. La vendetta ti avvicina alle persone che non ti piacciono. Non potrò mai perdonare e non dimenticherò, ma non voglio vendetta, voglio solo poter prendere le distanze per sempre da chi ci ha inflitto tutto questo dolore".