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Negoziati per l'Ucraina, Usa in campo: nuovi contatti con i russi e disgelo con Pechino

Il consigliere alla Sicurezza nazionale Usa Jake Sullivan (reuters)
Washington rafforza i canali diplomatici per scongiurare un'ulteriore vietnamizzazione del conflitto. Mentre le fratture in Europa si fanno più marcate
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BERLINO — Gli Stati Uniti accelerano. Premono per una soluzione della guerra in Ucraina entro la fine dell’anno: qualcuno parla addirittura dell’autunno. E stanno rafforzando i canali diplomatici per scongiurare il rischio di un’ulteriore vietnamizzazione del conflitto.

Un obiettivo che potrebbe passare anche da un disgelo con Pechino, che si è vistosamente attivata sul fronte dei negoziati. Non a caso il consigliere alla Sicurezza Usa Jake Sullivan ha incontrato a Vienna il capo della diplomazia cinese Wang Yi, per rimuovere gli ostacoli di un eventuale vertice tra Joe Biden e Xi Jinping.

Ma la novità, racconta un’autorevole fonte dell’intelligence, è che Washington ha attivato un dialogo diretto tra il capo della Cia William Burns e il suo omologo russo del Fsb, Aleksandr Bortnikov. Un filo diretto che si aggiunge a quello, già attivo dall’inizio del conflitto, dei vertici delle forze armate americane e ru…

BERLINO — Gli Stati Uniti accelerano. Premono per una soluzione della guerra in Ucraina entro la fine dell’anno: qualcuno parla addirittura dell’autunno. E stanno rafforzando i canali diplomatici per scongiurare il rischio di un’ulteriore vietnamizzazione del conflitto.

Un obiettivo che potrebbe passare anche da un disgelo con Pechino, che si è vistosamente attivata sul fronte dei negoziati. Non a caso il consigliere alla Sicurezza Usa Jake Sullivan ha incontrato a Vienna il capo della diplomazia cinese Wang Yi, per rimuovere gli ostacoli di un eventuale vertice tra Joe Biden e Xi Jinping.

Ma la novità, racconta un’autorevole fonte dell’intelligence, è che Washington ha attivato un dialogo diretto tra il capo della Cia William Burns e il suo omologo russo del Fsb, Aleksandr Bortnikov. Un filo diretto che si aggiunge a quello, già attivo dall’inizio del conflitto, dei vertici delle forze armate americane e russe – un salvifico retaggio della Guerra fredda – e ai tavoli avviati nel frattempo su questioni specifiche come il grano.

Tuttavia, l’unica proposta che arriva per ora da Mosca è quella di un cessate il fuoco. E per gli ucraini continua ad essere irricevibile: il presidente Volodymyr Zelensky è convinto che serva solo a regalare tempo ai russi per una nuova offensiva.

D’altra parte il suo consigliere alla Sicurezza Oleksiy Danilov ha ammesso a chiare lettere che le pressioni per «per portarci al tavolo con la Russia il prima possibile» stanno aumentando e che gli sforzi per un negoziato si stanno moltiplicando. Anche se Danilov ha aggiunto che un negoziato per la pace «succederà soltanto nei nostri termini».

In questa nuova fase di slancio americano per una chiusura del conflitto in tempi ragionevoli, anche l’Europa si sta spaccando: la Francia e la Germania sono le più propense a chiudere, mentre l’arco Nord- ed Est europeo continua a puntare i piedi, capitanato dalla Polonia e dal Regno Unito, affiancato dai baltici e parzialmente dagli scandinavi.

Emmanuel Macron non fa mistero di star lavorando a un piano di pace. E Olaf Scholz potrebbe incontrare Zelensky prima del previsto: se il presidente ucraino accetterà di andare ad Aquisgrana per il Premio Carlo Magno, potrebbe arrivare già domenica a Berlino per un colloquio con il cancelliere. Peraltro la differenza di vedute tra il fronte delle “colombe” e dei “falchi” sta anche drammaticamente spaccando americani e inglesi, finora i due principali protagonisti del sostegno all’Ucraina, soprattutto sul fronte militare.

Sul versante dei falchi, Varsavia pensa da tempo di potersi giocare una partita importante, anche muovendo di sponda con Londra: punta a spostare gli equilibri in Europa e nella Nato, rafforzando l’arco Nord- ed Est europeo soprattutto in funzione anti-franco-tedesca.

E in molte capitali si sta guardando con grande interesse anche a quello che succederà in Turchia. Se l’opposizione riuscirà a battere Erdogan, alcuni puntano a riaprire addirittura il “Berlin Plus”, l’accordo del 1999 che aveva ridefinito i rapporti dell’Europa all’interno della Nato.

L’obiettivo è garantire all’Europa un’autonomia maggiore all’interno del Patto atlantico. Anche in vista delle prossime elezioni americane che potrebbero riservare un traumatico ritorno: quello di Donald Trump, l’uomo che aveva spinto la Nato sull’orlo del suicidio.