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Ex ingegnere di TikTok fa causa al colosso che lo ha licenziato: “È uno strumento di propaganda cinese”

Yintao Yu, a sinistra, negli uffici di Pechino di ByteDance nel 2015 
Yu, già capo degli ingegneri, deposita al tribunale di San Francisco una denuncia. Rubati account e video
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Grosso guaio a casa TikTok. Yintao Yu, 36 anni, fra 2017 e 2018 capo del reparto ingegneristico americano di ByteDance - la società cinese che controlla appunto il social di condivisione video amatissimo dalla Generazione Z - accusa il gigante tecnologico di aver promosso nei suoi primi anni una vera "cultura dell'illegalità" nella quale persevera. Non solo creando un esercito di "bot" - account falsi animati da software - per aumentare le interazioni e con queste i numeri del proprio successo. Ma anche rubando video e post pubblicati da società concorrenti copiandoli da quella Snapchat, dove in teoria messaggi e immagini scompaiono dopo poco, e Instagram per alimentare il suo database. Furto di contenuti di sicuro avvenuto per alimentare una app su cui lui stesso stava lavorando e chiamata Flipagram, poi sospesa. 

Grosso guaio a casa TikTok. Yintao Yu, 36 anni, fra 2017 e 2018 capo del reparto ingegneristico americano di ByteDance - la società cinese che controlla appunto il social di condivisione video amatissimo dalla Generazione Z - accusa il gigante tecnologico di aver promosso nei suoi primi anni una vera "cultura dell'illegalità" nella quale persevera. Non solo creando un esercito di "bot" - account falsi animati da software - per aumentare le interazioni e con queste i numeri del proprio successo. Ma anche rubando video e post pubblicati da società concorrenti copiandoli da quella Snapchat, dove in teoria messaggi e immagini scompaiono dopo poco, e Instagram per alimentare il suo database. Furto di contenuti di sicuro avvenuto per alimentare una app su cui lui stesso stava lavorando e chiamata Flipagram, poi sospesa. 

Non basta. Come riportato dal New York Times che ne da notizia, la denuncia appena depositato al tribunale di San Francisco parla di "licenziamento illegittimo": l'ingegnere afferma che l'azienda è "strumento di propaganda del Partito Comunista Cinese". Sostenendo che negli uffici di ByteDance a Pechino c'era un'unità speciale composta da soli membri del Pcc (e internamente definita dagli impiegati "il comitato") che aveva il compito di monitorare le app aziendali e dare la linea su come "portare avanti i valori fondamentali del comunismo". Dotata addirittura di un "pulsante-killer" per disattivare in qualsiasi momento le app controllate: a partire dal maggior aggregatore di notizie cinese, Toutiao, che le rende fruibili in base a profilazione degli interessi specifici dell'utente, considerato la sua miniera d'oro di Big Data in Cina.

Yu, secondo le sue stesse affermazioni durante un viaggio nella sede centrale avrebbe visto con i suoi occhi come gli ingegneri di Douyin, versione cinese di TikTok, modificavano l'algoritmo per dare spazio a contenuti anti Giappone e ridurre la visibilità delle proteste di Hong Kong. E sarebbe stato licenziato in tronco proprio per aver espresso ai superiori il timore di un "piano mondiale" per rubare proprietà intellettuale altrui per trarne profitto e per spiare gli utenti. Ovvero, proprio il timore che ha già spinto gli Stati Uniti a vietare l'uso di TikTok su computer e cellulari di dipendenti federali, mentre, dopo che pure il capo dell'Fbi Christopher Wray ha affermato che quel social "è un rischio alla sicurezza nazionale", 32 stati su 50 lo hanno bandito pure dai device degli impiegati pubblici. Azione di cui si discute anche in Europa e già intrapresa da altri Paesi.

"Il Comitato ha accesso a tutti i dati aziendali, anche a quelli archiviati negli Stati Uniti" afferma ora Yu, riferendosi a quelli dei 150 milioni di utenti registrati in America, dove nonostante la guerra dichiarata alla app da Donald Trump - che da presidente tentò di costringere la casa madre cinese a cedere il braccio americano - è estremamente popolare fra i giovanissimi grazie alla possibilità di creare meme e conquistare coi propri video visibilità globale. E pazienza se è attualmente in corso una trattativa con Pechino fortemente voluta dalla Casa Bianca di Joe Biden per realizzare quel "Project Texas" che di fatto darebbe spazio a controlli per appurare che nulla venga condiviso col Dragone, costringendo la piattaforma a rimodellare il suo algoritmo, condividendo con l'americana Oracle la sua tecnologia: per Yu sono sforzi inutili perché "è irrilevante dove si archiviano le informazioni, l'accesso di backdoor è consentito ovunque". Quelle accuse, ora dovrà dimostrarle in tribunale dove le sue richieste sono molto prosaiche: vuole il risarcimento per aver perso il lavoro e l'equivalente economico delle 220mila azioni ByteDance in suo possesso non ancora maturate al momento del licenziamento. 

La risposta dell'azienda non si è fatta attendere: “Sebbene generalmente non commentiamo le controversie in corso, intendiamo opporci con forza a quelle che riteniamo essere affermazioni e accuse prive di fondamento» ha dichiarato un portavoce di ByteDance. «Il signor Yu ha lavorato per noi meno di un anno e la sua collaborazione è terminata nel luglio 2018. Durante il suo breve periodo di lavoro presso l'azienda, ha lavorato su un'applicazione chiamata Flipagram, che è stata sospesa per motivi commerciali. ByteDance rispetta pienamente la proprietà intellettuale delle altre aziende, acquisiamo i dati in conformità con le partiche del settore e le nostre policy globali".