Don Caprio (Pontificio Istituto Orientale): "Ecco perché il Papa può aiutare la pace"
di Iacopo Scaramuzzi“Il Vaticano oggi ha più probabilità di tanti altri di incidere sulla pace in Ucraina”. Ne è convinto don Stefano Caprio, professore al Pontificio Istituto Orientale, grande esperto di Russia, dove è stato missionario a cavallo degli anni tra Yeltsin e Putin. Secondo il sacerdote, le diplomazie hanno lavorato per fare in modo che gli ucraini, pur irritati da alcune prese di posizioni di Francesco, accettino oggi che il Papa rappresenta “un’istanza superiore” capace di mediare.
Quale può essere l’esito della visita di Zelensky dal Papa?
“Credo che la visita mostri un insieme di sforzi della diplomazia, sia italiana che vaticana, che spesso agiscono insieme ma credo che in questo periodo collaborino ancora di più, per cercare di raggiungere almeno un cessate-il- fuoco”.
L’obiettivo della pace è troppo ambizioso?
“Mi sembra poco realistico, perch&…
“Il Vaticano oggi ha più probabilità di tanti altri di incidere sulla pace in Ucraina”. Ne è convinto don Stefano Caprio, professore al Pontificio Istituto Orientale, grande esperto di Russia, dove è stato missionario a cavallo degli anni tra Yeltsin e Putin. Secondo il sacerdote, le diplomazie hanno lavorato per fare in modo che gli ucraini, pur irritati da alcune prese di posizioni di Francesco, accettino oggi che il Papa rappresenta “un’istanza superiore” capace di mediare.
Quale può essere l’esito della visita di Zelensky dal Papa?
“Credo che la visita mostri un insieme di sforzi della diplomazia, sia italiana che vaticana, che spesso agiscono insieme ma credo che in questo periodo collaborino ancora di più, per cercare di raggiungere almeno un cessate-il- fuoco”.
L’obiettivo della pace è troppo ambizioso?
“Mi sembra poco realistico, perché la pace sottintende un accordo su questioni territoriali, militari, politiche, religiose: tante questioni che sono in ballo non solo da un anno, o da otto anni, ma in fondo anche da secoli. E quindi credo che realisticamente si debba sperare in una situazione di tipo coreano, di nuova guerra fredda… d'altra parte la pace dagli ultimi 70 anni si basava sulla guerra fredda e l’equilibro delle forze”.
Perché Zelensky viene a incontrare il Papa dopo che nei mesi scorsi la posizione di Francesco ha più volte irritato l’Ucraina, e l’idea di un cessate il fuoco a Kiev non piace?
“Credo che non piaccia a nessuno perché chiunque si pronunci adesso a favore di un cessate-il-fuoco dimostra una debolezza politica e ideologica. Però la realtà – e la diplomazia si occupa della realtà – indica quella come unica soluzione reale. Il Papa irrita perché mantiene aperte le vie del dialogo con Mosca, ma d’altra parte gli ucraini non possono negare che ha sostenuto tantissimo la causa dell’Ucraina, non dal punto di vista militare ma dal punto di vista della solidarietà con la popolazione. Credo che ci sia stato un lavoro per fare in modo che gli ucraini accettino che il Papa rappresenti un po’ un’istanza superiore”.
Si parla spesso di una mediazione vaticana: due Paesi a stragrande maggioranza ortodossa dovrebbero affidarsi ad una entità cattolica?
“E’ abbastanza paradossale ma il Vaticano oggi ha più probabilità di tanti altri. Non ci sono paesi, né occidentali né orientali, che siano completamente al di sopra delle parti – la Cina sostiene la Russia, l’America e l’Europa sostengono l’Ucraina – e il Vaticano, dal punto di vista religioso, ha qualche vantaggio perché i russi sono in rotta con gli altri ortodossi e Roma cerca di mantenere un equilibrio. D’altra parte in Ucraina c’è anche forte componente cattolica, quindi il Vaticano ha tanti argomenti da spendere, oltre al fatto che la figura di Papa Francesco oggi è autorevole anche rispetto al resto dei leader mondiali”.
I recenti incontri del Papa con il metropolita Antonio a Roma e Hilarion a Budapest preludono a un’iniziativa congiunta di Santa Sede e patriarcato moscovita?
“Non credo che ci sia un piano particolarmente elaborato tra il Patriarcato e la Santa Sede. Il Papa e Kirill si sono visti sette anni fa a Cuba e da allora questi contatti sono continui. Hilarion, Antonio e tanti altri fanno parte del mantenimento di questi contatti che potrebbero in qualunque momento portare a un nuovo incontro tra il Papa e il Patriarca russo, come anche a contatti di livello diverso che possano influire sulla situazione: Kirill ha forzato le posizioni e adesso, per certi aspetti, non è probabilissimo che si ripeta tale incontro, mentre, prima di esso, ci potrebbero essere incontri tra il Papa ed altri rappresentanti del patriarcato, come è avvenuto in Ungheria, o tra il patriarca e altri rappresentanti della Santa Sede”.