Il mistero della pistola di Pinochet rispuntata in mano a un bandito-ragazzino di una gang di spacciatori
di Daniele MastrogiacomoGiallo sulla pistola personale di Augusto Pinochet. E’ una Beretta calibro 380. Sul calcio è inciso il nome e il cognome del dittatore cileno morto nel 2006 seguito dalla lettera U. U come Ugarte (il cognome della madre) a scanso di equivoci. Faceva parte della collezione di 17 armi, tra le quali un fucile e altre rivoltelle, che il golpista conservava nella sua casa al numero 2796 di Los Flamencos, nel comune di Lo Barnechea, una delle zone più ricche della capitale cilena. Era scomparsa poco dopo il decesso del generale. Il quarto dei cinque figli, Antonio, si recò nell’ultima residenza del padre e decise di fare l'inventario degli oggetti che aveva lasciato. Si accorse subito che mancava l'intera Santabarbara che Pinochet aveva messo insieme nella sua lunga carriera militare. Erano tutte denunciate regolarmente e inserite nel Registro nazionale della polizia. Nel verbale della denuncia presentata al commissariato di zona citato da …
Giallo sulla pistola personale di Augusto Pinochet. E’ una Beretta calibro 380. Sul calcio è inciso il nome e il cognome del dittatore cileno morto nel 2006 seguito dalla lettera U. U come Ugarte (il cognome della madre) a scanso di equivoci. Faceva parte della collezione di 17 armi, tra le quali un fucile e altre rivoltelle, che il golpista conservava nella sua casa al numero 2796 di Los Flamencos, nel comune di Lo Barnechea, una delle zone più ricche della capitale cilena. Era scomparsa poco dopo il decesso del generale. Il quarto dei cinque figli, Antonio, si recò nell’ultima residenza del padre e decise di fare l'inventario degli oggetti che aveva lasciato. Si accorse subito che mancava l'intera Santabarbara che Pinochet aveva messo insieme nella sua lunga carriera militare. Erano tutte denunciate regolarmente e inserite nel Registro nazionale della polizia. Nel verbale della denuncia presentata al commissariato di zona citato da La Tercera e ripreso da El País, si legge che “mancano all’appello diverse marche e calibri, tutte regolarmente registrate con la descrizione tipica di un collezionista. Una di queste era un’arma per la difesa personale”. Chi denunciava la scomparsa sottolineava che si trattava “sicuramente di un’appropriazione indebita”. Un furto.
La denuncia ha seguito il suo corso. Ma visto che in Cile su 700 mila armi in circolazione il 60 per cento viene rubato o smarrito, chi indagava non ha molto insistito nelle ricerche. La cosa ha preso una piega completamente diversa il 9 aprile scorso. Quel giorno, in piena notte, un gruppo di narcotrafficanti è arrivato armato fino ai denti a Los Jazmines, un sobborgo della città di Valdivia che si trova 850 chilometri a Sud di Santiago. Hanno cominciato a sparare contro le finestre del capo di una gang rivale esplodendo 29 proiettili. Alcuni dei colpi hanno raggiunto la porta di un vicino dove erano presenti anche dei bambini. Per fortuna non ci sono stati dei feriti. Solo tanta paura.
Il gruppo di assalitori si è dato alla fuga. Ma un ragazzino di 15 anni, inseguito e arrestato, ha gettato la pistola che impugnava in un cortile vicino. Un abitante del posto l’ha trovata il giorno dopo. L’ha raccolta e quando ha visto il nome di Pinochet inciso sul calcio è corso alla polizia e l’ha consegnata.
Il caso è stato trasmesso alla sezione investigativa della Pdi che ha ripreso in mano il vecchio dossier e avviato indagini più approfondite. Tutti si sono chiesti: ma come è possibile che la pistola di Pinochet, quella per difesa personale, con tanto di nome e cognome, sia finita nella mani di un banditello con aspirazioni da sicario dei narcos? Il filo del mistero è stato seguito a ritroso fino all’aprile del 2014. Il dittatore era morto da sei anni e la vedova, Lucía Hiriat, decise di vendere la casa dove il marito, malato di tumore, era andato a vivere dopo il suo arresto a Londra. Arresto seguito da richiesta di estradizione cui si oppose Margaret Thatcher decisa a proteggere il suo amico dittatore.
Pinochet finì i suoi giorni nella quiete di questa immensa e lussuosa villa di 1.500 metri quadrati da cui la Hiriat ci ricavò 1,6 milioni di dollari. Tre mesi di indagini non hanno portato a nessuna conclusione e il fascicolo è stato chiuso per mancanza di prove. I nuovi proprietari hanno abbattuto la magione per costruire un condominio di lusso. Impossibile trovare qualsiasi traccia dei ladri. Ma la scoperta della pistola ha riattivato l’inchiesta.
Si sa con certezza, grazie al numero di matricola e ai segni lasciati sui proiettili, che è stata usata per compiere altri reati. La Procura regionale di Los Rios, guidata da Agustín Meléndez, ha scelto di dividere in due le indagini: la prima sulla sparatoria contro la casa del capo gang di Los Jazsmines e lo scontro tra i due gruppi di narcotrafficanti in cui sono già stati arrestate 10 persone; la seconda riguarda il furto delle 17 armi di Pinochet.
Il quindicenne che aveva la pistola personale del dittatore ha ammesso di averla gettata nel cortile. Era un po’ spaventato tradito da un certo orgoglio per il fatto che fosse appartenuta a Pinochet. E’ stato vago su come ne fosse entrato in possesso. Sa bene che se parla, muore. Meglio finire al correzionale. Lo hanno accusato di possesso illegale di arma e di detenzione e traffico di droga. Nel borsone che aveva la sera della sparatoria c’erano 102 bustine di coca, 150 grammi e tre cartucce da fucile.