Prigozhin respinge le accuse di "tradimento". E il Cremlino concorda: "Bufale"
di Rosalba CastellettiPersino i suoi acerrimi nemici o analisti indipendenti sospettano si tratti di una "polpetta avvelenata", ma alla fine quello che conterà sarà, come sempre, soltanto quello che pensa Vladimir Putin. Secondo il quotidiano statunitense Washington Post, che cita una nuova presunta fuga di documenti dell'intelligence statunitense, nonché anonimi funzionari ucraini e statunitensi, il capo della compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin avrebbe offerto all'intelligence ucraina informazioni sulle posizioni delle truppe russe in cambio del ritiro delle forze di Kiev da Bakhmut, dove i suoi uomini sono impegnati in una sanguinosa battaglia da più di dieci mesi. Lo scambio non sarebbe andato in porto, ma lo stesso tentativo costituirebbe "tradimento".
La smentita non si è fatta attendere. "Sembra che io stia combattendo per la Russia, ma che allo stesso tempo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky stia seguen…
Persino i suoi acerrimi nemici o analisti indipendenti sospettano si tratti di una "polpetta avvelenata", ma alla fine quello che conterà sarà, come sempre, soltanto quello che pensa Vladimir Putin. Secondo il quotidiano statunitense Washington Post, che cita una nuova presunta fuga di documenti dell'intelligence statunitense, nonché anonimi funzionari ucraini e statunitensi, il capo della compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin avrebbe offerto all'intelligence ucraina informazioni sulle posizioni delle truppe russe in cambio del ritiro delle forze di Kiev da Bakhmut, dove i suoi uomini sono impegnati in una sanguinosa battaglia da più di dieci mesi. Lo scambio non sarebbe andato in porto, ma lo stesso tentativo costituirebbe "tradimento".
La smentita non si è fatta attendere. "Sembra che io stia combattendo per la Russia, ma che allo stesso tempo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky stia seguendo le mie istruzioni. Quindi la mano sinistra è in guerra con la mano destra", ha commentato ironicamente lo stesso Prigozhin definendo "ridicole" le accuse in un messaggio audio pubblicato sul canale Telegram del suo servizio stampa.
In particolare, Prigozhin ha sottolineato di "non essere mai stato in Africa dall'inizio" della cosiddetta "operazione militare speciale" in Ucraina, mentre secondo il Washington Post avrebbe incontrato membri dei servizi segreti ucraini e discusso i termini dello scambio in un Paese africano.
Prigozhin non ha perso poi occasione per scagliarsi ancora una volta contro "i compagni della Rubliovka", il sobborgo a Ovest di Mosca dove risiede l'élite politico-militare. "Stanno cercando di scaricarmi addosso quanta più merda possibile", ha detto nel suo solito linguaggio colorito. "Pensano che questo li aiuterà. Ma non riusciranno a aiutare se stessi perché in ogni caso il popolo pretenderà che siano impiccati sulla Piazza Rossa".
Per una volta sono in tanti a dargli ragione e a credere che il grande manipolatore, fondatore della famigerata "fabbrica dei troll", sia finito vittima di una manipolazione. L'ipotesi condivisa è che i presunti documenti siano stati messi in giro per aizzare il crescente conflitto tra Prigozhin e i vertici militari russi, in particolare il ministro della Difesa Sergej Shojgu e il capo di Stato maggiore, nonché comandante dell'intera offensiva in Ucraina, Valerij Gerasimov.
Dietro alla presunta fuga d'intelligence, ci potrebbero essere proprio i generali desiderosi di liberarsi di Prigozhin, diventato oramai una spina nel fianco, oppure i servizi ucraini che cercano di seminare zizzanie per far traballare la macchina del potere di Putin.
La fondatrice del think tank R. Politik Tatiana Stanovaja non ha dubbi: gli unici che potrebbero trarre vantaggio da un "tradimento" di Prigozhin sarebbero i "suoi nemici all'interno e fuori dalla Russia".
Se mai ci fosse stato un tentato scambio, arriva a ipotizzare Stanovaja, potrebbe essersi semmai trattato di "una missione speciale" affidata a Prigozhin con lo scopo di "portare la controffensiva ucraina in una trappola".
A sorpresa, in difesa di Prigozhin, è intervenuto - a suo modo - persino Igor "Strelkov" Girkin, l'ex colonnello dei servizi di sicurezza russi Fsb ed ex "ministro della Difesa" dell'autoproclamata Repubblica secessionista di Donetsk: "Non importa quanto mi stia antipatico Prigozhin (e mi è estremamente antipatico), ma non credo che abbia cercato di "scambiare" Bakhmut con informazioni militari segrete. Molto probabilmente si tratta di una "bufala mediatica" per provocare un ulteriore sviluppo del conflitto tra i due miserabili: Prigozhin e Shojgu (e compagni). Tuttavia, nonostante Prigozhin sia un evidente psicopatico, non è un cretino completo tale da entrare in contatto diretto con la parte nemica, cosa passibile di accuse di tradimento". Toni decisamente diversi da Stanovaja, ma stessa sostanza.
Anche il politologo Abbas Galljamov, ex speechwriter di Putin, oggi in esilio, non esclude che le voci su un ipotetico scambio siano in realtà un "tentativo dei servizi segreti ucraini di screditare il capo di Wagner seminando discordia nel campo del nemico". Ma il punto, aggiunge, è un altro.
"Anche se si trattasse di un semplice falso, non è detto che non funzionerà. Putin è sospettoso e adesso è anche nervoso. In una situazione simile, i dittatori non fanno cerimonie con i "traditori". Pensate a quanti ha fucilato Stalin".
Al momento il Cremlino sembrerebbe non essere caduto nel tranello, se di tranello si è trattato. Il portavoce di Putin Dmitrij Peskov ha definito l'articolo del Washington Post "una bufala". Ma la partita non è finita qui.
Come avverte Galljamov, i servizi militari russi Gru potrebbero fabbricare un pacchetto di "prove" a sostegno delle informazioni dell'intelligence americana diffuse dal Washington Post. "E se anche l'Fsb e l'Svr venissero coinvolti nell'operazione, allora sarebbero cavoli amari".