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Corte suprema e oligarchi, le riforme di Kiev convincono l’Europa: verso il primo sì all'adesione a ottobre

(ansa)
Previsto l’ok ai negoziati di adesione, che sono anche preludio alla trattativa di pace. Ma l’ingresso nella Ue resta incerto
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"Nessuna capitale ha mai risposto a 5mila pagine di questionario sul diritto comunitario rapidamente come ha fatto Kiev, e sono pure sotto le bombe russe...". Una fonte europea impegnata sul dossier adesione ucraina racconta che "Zelensky sta prendendo seriamente il lavoro per entrare in Europa: di questo passo potrebbero farcela già nella prossima legislatura Ue, tra il 2024 e il 2029". E proprio in questi giorni il governo ucraino sta lavorando con la Commissione di Venezia - organo indipendente del Consiglio d'Europa, istituzione extra-Ue che vigilia sullo stato di diritto nel continente - per scrivere le riforme chieste da Bruxelles per avviare i negoziati di adesione. Ecco perché le principali cancellerie sono certe che a ottobre la Commissione europea darà il via libera ai negoziati di adesione alla Ue. Ma il percorso di Kiev verso l'Unione resta tutt'altro che scontato.

L'adesione e la pace

La Commissione Ue di Ur…

"Nessuna capitale ha mai risposto a 5mila pagine di questionario sul diritto comunitario rapidamente come ha fatto Kiev, e sono pure sotto le bombe russe...". Una fonte europea impegnata sul dossier adesione ucraina racconta che "Zelensky sta prendendo seriamente il lavoro per entrare in Europa: di questo passo potrebbero farcela già nella prossima legislatura Ue, tra il 2024 e il 2029". E proprio in questi giorni il governo ucraino sta lavorando con la Commissione di Venezia - organo indipendente del Consiglio d'Europa, istituzione extra-Ue che vigilia sullo stato di diritto nel continente - per scrivere le riforme chieste da Bruxelles per avviare i negoziati di adesione. Ecco perché le principali cancellerie sono certe che a ottobre la Commissione europea darà il via libera ai negoziati di adesione alla Ue. Ma il percorso di Kiev verso l'Unione resta tutt'altro che scontato.

L'adesione e la pace

La Commissione Ue di Ursula von der Leyen lo scorso giugno ha concesso all'Ucraina lo status di candidato. Il prossimo mese emetterà un primo rapporto non scritto sull'avanzamento delle riforme e a ottobre si pronuncerà formalmente sull'effettivo avvio dei negoziati di adesione. Ieri da Berlino in occasione della visita di Zelensky sono arrivati segnali positivi, così come sabato da Roma con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e con la premier Giorgia Meloni. Anche gli Stati Uniti spingono affinché la Ue apra le porte all'Ucraina. Non a caso, visto che nel marzo 2022, un mese dopo l'invasione di Putin, nei negoziati di Istanbul - gli unici finora che hanno discusso una soluzione politica, poi naufragati - l'ipotesi di pace in 15 punti prevedeva che Zelensky avrebbe rinunciato alla Nato - tabù russo - in cambio dell'adesione alla Ue: comunque una clausola di salvaguardia politica e militare nei confronti di Mosca. E se la controffensiva ucraina avrà successo, proprio in autunno sarà possibile rilanciare il tavolo della pace. Per questa ragione si dà per certo il via libera a ottobre ai negoziati di adesione. 

Il nodo della Corte costituzionale

Qui entra in gioco la Commissione di Venezia - organismo indipendente fondato dopo la caduta del muro di Berlino per democraticizzare i paesi ex Urss - che su mandato di von der Leyen sta assistendo Kiev nelle riforme chieste da Bruxelles in vista della decisione di ottobre. Quella fondamentale riguarda la Corte costituzionale, dossier al centro dei colloqui riservati del 9 maggio a Kiev tra von der Leyen e Zelensky: un'Alta corte indipendente è precondizione e garanzia di un Paese realmente democratico anche nei prossimi decenni, a guerra finita. Kiev, spiegano autorevoli fonti in prima fila sul dossier, sta cooperando seriamente sul tema, che sarà affrontato tra una settimana a Strasburgo dal ministro degli Esteri Kuleba e la Ue. I lavori sono avanzati e la soluzione individuata prevede la creazione di un meccanismo per scegliere i giudici monitorato da un comitato internazionale che ne garantista professionalità, indipendenza e moralità. Delicate anche la riforma per delimitare il peso degli oligarchi, nei paesi ex sovietici capaci di inquinare la vita democratica delle istituzioni, e le norme per la tutela delle minoranze - quella russofona, ma anche quella ungherese a Ovest del Paese e i rom - che garantendo i diritti di tutte le componenti della popolazione rappresenterebbe un altro tassello di un futuro accordo di pace con Mosca.

Il summit di Reykjavik 

Un punto sulle riforme sarà fatto al summit del Consiglio d'Europa di Reykjavik del 16-17 maggio, la cui importanza è testimoniata dal fatto che è appena il quarto vertice dei capi di Stato e di governo dalla fondazione dell'istituzione (1949). Quindi a ottobre arriverà la decisione della Commissione Ue: si attende appunto un via libera, ma i problemi verranno dopo. 

I negoziati di adesione normalmente richiedono almeno una decina di anni ma Kiev chiede una sorta di "fast track". Le capitali Ue però non sembrano intenzionate ad accelerare. Su tutte Parigi e Berlino, che pur favorevoli al matrimonio con Zelensky temono che un Paese di 40 milioni di persone devastato dalla guerra di Putin e con una democrazia incompleta possa paralizzare l'Unione.

Accettare Kiev e riformare l'Europa

Per questa ragione Macron e Scholz ritengono che prima di accogliere Kiev nella Ue l'Europa debba essere radicalmente riformata. Dal punto di vista istituzionale, con l'eliminazione delle decisioni all'unanimità, con una vera difesa comune e una politica energetica completa. E poi c'è la questione bilancio: i paesi dell'Est, come la Polonia, e i baltici sono i maggiori sponsor dell'Ucraina in Europa, ma per ricostruire un Paese distrutto dalla guerra dovrebbero rinunciare interamente ai loro fondi Ue in favore di Kiev. Difficile che accettino, a meno che prima il bilancio Ue (e il contributo dei partner più ricchi) non venga riformato. Problematico anche l'arrivo dei prodotti agricoli ucraini nel mercato europeo, che danneggerebbe i contadini dell'Europa centro-orientale: anche la politica agricola dovrebbe esser riscritta. Infine insieme all'Ucraina dovranno entrare in Europa i paesi dei Balcani, Albania in testa, che attendono l'adesione da anni. Processi che chiedono molto tempo. Insomma, pur con le migliori intenzioni, il cammino di Kiev verso l'Europa resta lungo e incerto ma rappresenterebbe un'ancora di pace e l'occasione di ammodernare, finalmente, l'Unione.