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Greggi di capre per fermare gli incendi in Cile. La tecnica che potrebbe funzionare anche in Italia

Il progetto “Buena Cabra” ha ripreso una tecnica antica che prevede di far pascolare gli animali per realizzare delle barriere tagliafuoco. L'esperta italiana: "Il pascolo prescritto ha il potenziale per essere uno strumento di gestione ecologicamente ed economicamente sostenibile”
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Il Cile ha trovato un valido alleato per gestire gli incendi che devastano il Paese nei mesi più caldi: le capre. Nella cittadina meridionale di Santa Juana, duramente colpita dagli incendi all’inizio dell’anno, è un gregge di capre a preoccuparsi dell’emergenza, causata dalle ondate di calore e dalla diffusa siccità. Gli animali, semplicemente pascolando, realizzano delle barriere tagliafuoco che impediscono alle fiamme di propagarsi.  

La tecnica, che veniva utilizzata già nell’antichità e che viene praticata anche in Portogallo e Spagna, si basa sul pascolo delle capre, che schiacciando la vegetazione e brucando contribuiscono a mantenere basso il volume dei cespugli e delle erbacce, facilmente infiammabili. Anche gli escrementi di questi animali sembrerebbero avere un ruolo nella partita contro gli incendi, in quanto renderebbero il terreno meno soggetto al rischio di incendiarsi.

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Il Cile ha trovato un valido alleato per gestire gli incendi che devastano il Paese nei mesi più caldi: le capre. Nella cittadina meridionale di Santa Juana, duramente colpita dagli incendi all’inizio dell’anno, è un gregge di capre a preoccuparsi dell’emergenza, causata dalle ondate di calore e dalla diffusa siccità. Gli animali, semplicemente pascolando, realizzano delle barriere tagliafuoco che impediscono alle fiamme di propagarsi.  

La tecnica, che veniva utilizzata già nell’antichità e che viene praticata anche in Portogallo e Spagna, si basa sul pascolo delle capre, che schiacciando la vegetazione e brucando contribuiscono a mantenere basso il volume dei cespugli e delle erbacce, facilmente infiammabili. Anche gli escrementi di questi animali sembrerebbero avere un ruolo nella partita contro gli incendi, in quanto renderebbero il terreno meno soggetto al rischio di incendiarsi.

A febbraio il progetto “Buena Cabra”, che vede 150 esemplari camminare per i boschi della zona, ha messo in salvo il Bosques de Chacay, un parco di 16 ettari che le fiamme hanno colpito soltanto per il 10%. Un successo, considerando che nello stesso periodo quasi 440 mila ettari sono stati distrutti dal fuoco nel Cile centro-meridionale. 

La co-fondatrice dell’iniziativa, Rocío Cruces Neira, racconta a Repubblica che “l’idea è frutto della ricerca che abbiamo condotto dopo esserci visti minacciati da un incendio boschivo nel 2017”. All’epoca il gregge era composto solo da sedici capre, ma l’obiettivo era già chiaro: “creare e manutenere delle barriere tagliafuoco con questa metodologia”.

Neira racconta con orgoglio i risultati ottenuti: “Il nostro parco non è stato colpito dal mega incendio del 3 febbraio 2023, dimostrando l'efficacia del pascolo strategico con le capre. Inoltre il terreno si è rigenerato e abbiamo evitato l'uso di erbicidi tossici”. D’altra parte questa tecnica non è priva di svantaggi, tra cui la “diminuzione di alcune specie vegetali autoctone”. Ma con un'adeguata “supervisione specializzata” il problema sarebbe contenibile.

Questa pratica potrebbe essere utilizzata anche in Italia, che nei mesi estivi si trova spesso alle prese con l’emergenza incendi. Secondo Raffaella Lovreglio, docente di Silvicoltura all’Università di Sassari, “il pascolo prescritto, in particolare delle capre, che si alimentano di parti legnose o alte delle piante, ha il potenziale per essere uno strumento di gestione ecologicamente ed economicamente sostenibile per la riduzione locale dei carichi di combustibili ed è certamente un metodo efficace a quasi zero emissioni e senza alcun impatto negativo di tipo visuale”.

Per la professoressa questa tecnica sarebbe efficace in realtà agro silvo pastorali come quella della Sardegna o regioni simili. II limite di una tale iniziativa sarebbe la “difficile collaborazione con il mondo pastorale”, essenziale per una buona gestione del pascolo nelle foreste e nelle aree abbandonate. 

Al fine di rendere attuabile e sostenibile questa pratica anche in Italia “bisognerebbe prevedere delle forme di incentivi finanziari per il reale coinvolgimento dei pastori”, che andrebbero formati su questa peculiare tecnica e sui suoi benefici. Innegabili per Neira, che ambisce a espandere il suo progetto, e “implementare questo servizio di creazione di barriere tagliafuoco nei territori vulnerabili agli incendi boschivi del nostro Paese, proteggendo così le foreste autoctone, le città e prevenendo la diffusione degli incendi nelle piantagioni”.