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Al via a Roma il vertice Onu per far fronte alla minaccia terroristica del Sahel

Sfollati in Fuga dal conflitto armato in Sudan si imbarcano verso Renk in Sud Sudan (ansa)
L'Italia, in collaborazione con il Counter Terrorism Centre dell’Onu, ospita in questi giorni un vertice con i leader delle forze dell’ordine dell’intera area, per definire strategie comuni 
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New York - La minaccia terroristica cresce nel Sahel, regione di transito delle migrazione verso l’Italia, creando rischi molto diretti e concreti per il nostro paese. Perciò Roma, in collaborazione con il Counter Terrorism Centre dell’Onu, ospita in questi giorni un vertice con i leader delle forze dell’ordine dell’intera area, per definire le strategie comuni necessarie a contrastare questo pericolo.

Dal Mali al Burkina Faso, nuovi gruppi emergenti

È noto che dopo la cacciata di al Qaeda dall’Afghanistan, e la sconfitta dell’Isis in Siria e Iraq, i terroristi in fuga dal Medio Oriente hanno cercato rifugio e nuove basi nell’Africa settentrionale. La guerra in Libia ha fornito le armi e il caos politico indispensabile a questi gruppi per prosperare, e forze esterne alla regione come i mercenari russi di Wagner ne hanno approfittato per fomentare l’instabilità che minaccia i rivali europei di Mosca. La situazione p…

New York - La minaccia terroristica cresce nel Sahel, regione di transito delle migrazione verso l’Italia, creando rischi molto diretti e concreti per il nostro paese. Perciò Roma, in collaborazione con il Counter Terrorism Centre dell’Onu, ospita in questi giorni un vertice con i leader delle forze dell’ordine dell’intera area, per definire le strategie comuni necessarie a contrastare questo pericolo.

Dal Mali al Burkina Faso, nuovi gruppi emergenti

È noto che dopo la cacciata di al Qaeda dall’Afghanistan, e la sconfitta dell’Isis in Siria e Iraq, i terroristi in fuga dal Medio Oriente hanno cercato rifugio e nuove basi nell’Africa settentrionale. La guerra in Libia ha fornito le armi e il caos politico indispensabile a questi gruppi per prosperare, e forze esterne alla regione come i mercenari russi di Wagner ne hanno approfittato per fomentare l’instabilità che minaccia i rivali europei di Mosca. La situazione però è peggiorata negli ultimi tempi, prima ancora che scoppiasse la crisi del Sudan, con l’emergere di altre formazioni meno note, ma altrettanto pericolose. Gli operativi Onu dell’anti terrorismo ad esempio puntano il dito contro Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), che si sta affermando come l’autorità dominante nel Mali centrale, e nelle zone nord orientali del Burkina Faso, mentre i suoi affiliati di Katiba Macina sono attivi soprattutto nel Mali meridionale. Sono formazioni che sfruttano il risentimento delle comunità più penalizzate, come i Tuareg e i Fulani, per reclutare e alimentare la violenza.

L’Islamic State in the Greater Sahara (ISGS) aveva rallentato le operazioni nel 2021, ma dopo la nomina del nuovo capo Abba al Saharawi ha rilanciato le aggressioni, allargando i suoi attacchi nel Gao, la riva occidentale del fiume Niger, e le regioni settentrionali del Burkina Faso. Ora JNIM sta puntando anche verso il sud, prendendo di mira Togo, Benin e Ghana. Per finanziarsi impogono tasse alle popolazioni locali, reclutano tra le comunità più frustrate, e approfittano dei confini porosi della regione per armarsi. Ovviamente sfruttano o gestiscono direttamente il traffico degli esseri umani, che attraversano queste regioni per poi arrivare in Libia, Tunisia o Algeria, da dove si imbarcano per l’Italia, con evidenti rischi di infiltrazioni.

Per affrontare questa emergenza le autorità italiane, in collaborazione con quelle dell’Onu, hanno riunito a Nettuno i rappresentanti delle forze dell’ordine di Burkina Faso, Cameroun, Gambia, Ghana, Costa d’Avorio, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal e Togo, in sostanza tutti i paesi dell’Economic Community of West Africa States (Ecowas) con cui è ancora possibile cooperare. Il vertice di cinque giorni si concluderà venerdì con una tavola rotonda ospitata dalla Scuola superiore di polizia, a cui parteciperanno tutti i capi delle polizie dei paesi invitati.

Instabilità regionale e minaccia terroristica

Lo scopo del workshop è fare il punto sull’aumento dell’instabilità regionale e la minaccia terroristica, e condividere le migliori strategie comuni per contrastarla. Si va dalla gestione dei confini via terra per il traffico degli esseri umani e delle formazioni terroristiche, a quella dei porti, su cui questi gruppi puntano per infiltare in particolare i paesi europei. Si discute di come rafforzare i controlli contro il crimine transnazionale e condividere le informazioni di intelligence.

L’obiettivo è potenziare le capacità delle forze locali per intercettare i movimenti dei terroristi attraverso le frontiere meno custodite, rafforzare la collaborazione tra le varie agenzie di sicurezza, scambiare le pratiche migliori, comprendere meglio il nesso fra terrorismo, criminalità organizzata e altre attività illegali che prosperano nelle zone di confine. Ma farlo tenendo sempre presente il rispetto dei diritti umani. Quindi accrescere la conoscenza e la capacità di usare le tecnologie più moderne e innovative, che consentono oggi operazioni di polizia impensabili fino a poco empo fa. Il motivo di questa mobilitazione è la presa di coscienza che il terrorismo nella regione del Sahel sta diventando una minaccia sempre più pericolosa, per le popolazioni locali ma anche quelle europee, e attivare insieme le contromisure per fermarlo e sconfiggerlo.